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Germania, Francia e Belgio: la corsa finale dei partiti Verdi verso il voto europeo

maggio 12, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

A due settimane dal voto europeo i sondaggi pre-elettorali tacciono, ma la campagna prosegue. E i partiti Verdi europei – quelli che confluiranno nel gruppo European Green Party, il quarto più grande del Parlamento UE – non mollano la presa.

In Italia Green Italia – Verdi Europei, che si presenta per la prima volta alle europee 2014, tenta di costruire una nuova visione della green economy e della sostenibilità ambientale per superare l’esperienza dei Verdi Italiani degli ultimi anni. Nella quasi totale indifferenza dei grandi media – completamente avvitati intorno ai tre non-candidati: Renzi, Berlusconi, Grillo. Ma cosa succede, contemporaneamente, in Germania, Francia e Belgio, gli altri tre “big” del panorama europeo, fondatori dell’Unione Europea, insieme a Paesi Bassi e Lussemburgo?

Il Partito Verde tedesco Grünen non gode di ottima salute dopo che nelle ultime elezioni politiche – quelle del 2013 che hanno visto l’ennesimo trionfo di Angela Merkel – dal 10,7 è sceso a poco più dell’8%. Si dice che il graduale addio all’energia nucleare da parte del colosso teutonico - che dovrebbe diventare definitivo nel 2022 – abbia, paradossalmente, privato i Verdi di un argomento politico di grande presa. Come dire: missione compiuta, messaggio esaurito. Tuttavia, i temi dei Grünen non sono di certo incentrati esclusivamente sull’energia. Come dimostra anche il programma, in cui si accusa la Cancelliera – e la sua propensione all’austerity – di avere contribuito in maniera determinante all’inasprimento della crisi economica. I Grünen colpiscono duro, di conseguenza, anche sulle strategie adottate a livello UE, contestando il “deficit democratico nella gestione della crisi”. E propongono di inaugurare un nuovo corso in cui il modello di sviluppo sia, ça va sans dire, “sostenibile”. I Verdi tedeschi dovrebbero, in ogni caso, confermarsi terzo partito, portando a casa almeno 10 seggi, 4 in meno rispetto al 2009.

Per quanto riguarda la Francia, dopo la grande performance alle amministrative di aprile, Europe Écologie Les Verts (EELV) si presenta con un ricco e ambizioso programma, che si può riassumere in quindici punti chiave con un solo grande protagonista: il Vecchio Continente. 1. Energia per cambiare il futuro, 2. Preservare il patrimonio naturale dell’Europa, 3. L’Europa nel piatto, 4. Salute e protezione delle risorse, 5. Industrie innovative, la possibilità dell’Europa, 6. Nessuna generazione è perduta, 7. Europa sociale adesso!, 8. Europa dei diritti, 9. Europa culturale, Europa plurale, 10. L’Europa: un giocatore fondamentale per una globalizzazione più giusta, 11. Finanza al passo, 12. Dare valore all’Euro, 13. Difendere la pace, 14. Un’Europa aperta al mondo, 15. Nessuna Europa senza democrazia. I sondaggi vedrebbero i Verdi francesi al 9%, per un totale di 6 seggi parlamentari.

A livello nazionale, invece, è notizia di pochi giorni fa la proposta di una modernizzazione del diritto ambientale d’Oltralpe. L’obiettivo dichiarato è quello di riscrivere tutte le disposizioni normative che fanno parte della legislazione ambientale nel rispetto di quattro principi: il principio del progresso, quello dei vincoli di proporzionalità, il principio di efficienza  e di effettività. La provocazione è forte. Poiché il diritto ambientale è recente, spesso già debole e per questo scarsamente rispettato, prima di aggiornarlo nei contenuti bisogna fare in modo che venga applicato!

Riflettori puntati anche sul piccolo Belgio, dove domenica 25 maggio si voterà anche per eleggere il governo ed i rappresentanti delle autorità locali. Nel piccolo Regno del Centro Europa i Verdi sono separati in due partiti – Groen ed Ecolo – secondo le principali divisioni etno-linguistiche del Paese. I Verdi fiamminghi (Groen) sono un partito ecologista, progressista, molto attento alle questioni sociali, tanto da essere definito un partito di estrema sinistra, considerata anche l’assenza, nel panorama politico nazionale belga, di partiti comunisti. Per quanto riguarda, invece, Ecolo, la formazione che rappresenta i Verdi francofoni,  è stata fondata nel 1980 diventando il primo partito ambientalista a entrare in un Parlamento nazionale. Alle politiche del 2007, gli ecologisti valloni sono passati dal 3,1 al 5,1% dei consensi, raddoppiando, così, i propri seggi da 4 ad 8. Il loro programma per le europee 2014 è incentrato soprattutto sui temi sociali della crisi e della perdita di posti di lavoro che non ha risparmiato nessun Paese UE. Onnipresenti quindi i temi economici: regolamentazione della finanza, giustizia fiscale, europa sociale, occupazione giovanile, green new deal. Entrambi dovrebbero conquistare almeno un seggio, che sommato ai possibili 4 dellla Nieuw-Vlaamse Alliantie – un partito fiammingo di centrodestra che all’Europarlamento confluisce nel Gruppo dei Verdi Europei – porterebbe il Paese a quota 6.

Ecco, infine, le ultime cifre dei sondaggi. Secondo PollWatch, il Partito Popolare Europeo – che sostiene Jean Claude Juncker alla testa della Commissione Europea – con 216 seggi si riconfermerebbe alla testa del Parlamento, anche se per pochi seggi e con un leggero calo rispetto ad un mese fa. Segue a ruota il Partito Socialista - guidato per la presidenza dell’Esecutivo di Bruxelles da Martin Schulz – il quale si fermerebbe a 205 Europarlamentari, senza riuscire a strappare l’Assemblea al PPE, che la domina ormai da quindici anni. 63 seggi per l’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE) di Guy Verhofstadt, 49 per della Sinistra Unitaria Europea (GUE) guidata dal greco Alexis Tsipras e 41 per i Verdi di Ska Keller e José Bové. Questi ultimi, se i numeri fossero quelli reali, perderebbero 14 seggi rispetto all’assetto del Parlamento eletto nel 2009.

Nulla è però ancora deciso, non resta quindi che attendere i risualtati di un’elezione che porterà alle urne 500 milioni di elettori nei 28 paesi membri che sceglieranno 751 rappresentanti. In Italia si voterà domenica 25, mentre Regno Unito e Olanda apriranno la tornata elettorale già giovedì 22. Venerdì 23 maggio toccherà all’Irlanda e alla Repubblica Ceca, che manterrà le urne aperte anche sabato 24 (unico Paese dove le elezioni si svolgono in due giornate). Sempre il 24, voteranno Lettonia, Malta, Slovacchia e i Territori francesi d’Oltremare. Domenica 25 tutti gli altri Paesi. I risultati di tutti i 28 Stati saranno annunciati a partire dalla sera di domenica 25 maggio.

Beatrice Credi

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