Home » Campioni d'Italia »Rubriche » Ginkgo: presto in produzione l’ombrello resistente e riciclabile:

Ginkgo: presto in produzione l’ombrello resistente e riciclabile

aprile 2, 2014 Campioni d'Italia, Rubriche

Quando era ancora un progetto sulla carta, tre anni fa, e poi un prototipo, ha già fatto parlare molto di sé. Ginkgo, l’ombrello in polipropilene resistente, flessibile e 100% riciclabile, sta ora per entrare in produzione. I primi pezzi sono già nelle mani di quanti hanno aderito alla campagna di crowdfunding lanciata dall’azienda e conclusasi a giugno scorso. In ricerca e sviluppo sono stati investititi finora mezzo milione di euro, “compresi i 140.000 dollari, circa 100.000 euro, provenienti dalla campagna lanciata su Indiegogo un anno fa”, spiega il responsabile commerciale Marco Righi. “Grazie alle osservazioni dei primi utilizzatori stiamo sviluppando soluzioni per migliorare Ginkgo e renderlo più affidabile. L’obiettivo è arrivare nei punti vendita nel 2015”.

Per adesso l’accoglienza è stata buona: “Siamo rimasti molto colpiti dal calore delle persone, interessate più a darci un contributo per sviluppare l’idea, piuttosto che semplicemente a ricevere l’ombrello. Ci arrivano continuamente attestati di stima, siamo convinti che i consumatori siano pronti per questa innovazione”. Tutto è nato, infatti, dalle difficoltà con cui tutti abbiamo a che fare quando usiamo ombrelli chiudibili tradizionali. “Dovrebbero farli di gomma”, esclamò una volta la fidanzata del designer, di fronte all’ennesimo parapioggia rovesciato dal vento. Federico Venturi, ideatore di Ginkgo, la prese in parola. La gomma, certo, non era il materiale più adatto, ma la plastica sì: perfetta per avere un ombrello resistente, che non si rompe alla prima ventata, e facile da riciclare. Così, tre anni fa, è nato Ginkgo. Dopo sono venuti i primi prototipi, la campagna di crowdfunding per avviare una prima piccola produzione, e il prossimo anno arriverà la commercializzazione vera e propria nei punti vendita.

“Gli ombrelli tradizionali – spiega Righi – sono difficilmente riciclabili, perché spesso le persone li buttano senza separare tra loro le diverse componenti e così, tre anni fa, il nostro designer cominciò a progettare un ombrello resistente e allo stesso tempo facile da riciclare. Per avere un oggetto facilmente avviabile al riciclo, abbiamo deciso di realizzarlo tutto in un unico materiale, il polipropilene, che consente anche una maggiore flessibilità e robustezza”. Ogni anno, con gli ombrelli buttati finiscono nell’indifferenziato 240.000 tonnellate di metalli, più o meno l’equivalente di quelli necessari per costruire più di 25 Torri Eiffel. A cui si aggiungono la plastica della cappottina e il legno del manico.

L’idea di realizzare però tutte le componenti con lo stesso tipo di plastica non è stata facile da mettere in pratica. “Abbiamo dovuto cercare parecchio per trovare una fabbrica che producesse il filo in polipropilene apposta per noi, di solito è in poliestere. Lo stesso discorso vale per il tessuto della cappottina: alla fine abbiamo trovato un’azienda che ha creduto in noi e lo ha sviluppato ad hoc”. Il sogno è di arrivare un giorno ad avere un ombrello costruito interamente in plastica biodegradabile: “Per il momento però non possiamo: siamo una struttura ancora piccola e non siamo sicuri che il mercato sia pronto per questo tipo di prodotto”.

Oltre ai materiali, molto lavoro è stato dedicato anche alla semplificazione della struttura, passando da 120 a 20 pezzi: “Come diceva Ford, non si può rompere quello che non esiste. Il braccetto, per esempio, è composto da un unico pezzo, contro i 20 presenti in un ombrello tradizionale”. Le parti sono facilmente assemblabili e smontabili, “come un Lego”, e questo permetterà nel futuro prossimo di “creare un ciclo cradle to cradle: l’utente potrà mandarci l’ombrello rotto per la sostituzione dei pezzi, oppure potrà farlo da solo. Allo stesso modo, potrà anche personalizzarlo cambiando le componenti in base al colore”.

Coperto da brevetto internazionale, Ginkgo vuole competere con gli ombrelli chiudibili tradizionali: “Non con quelli usa e getta che costano due euro, e neanche con quelli super tecnici. Costerà dai 20 ai 30 euro, con l’obiettivo di fare concorrenza a quelli tradizionali da 15-20: noi chiediamo una spesa un po’ superiore, giustificata dal design, la facilità di riciclo e il lavoro di innovazione e inventiva che c’è dietro”.

Unica nota dolente dal punto di vista ambientale è la produzione in Cina. Ma, spiega Righi, “purtroppo non abbiamo avuto scelta. Volevamo fare un prodotto Made in Italy, ma le aziende ci hanno chiuso la porta in faccia: non avevano interesse a lavorare per un progetto innovativo che, in quanto tale, non poteva garantire loro una domanda di quintali di parti in plastica. In Cina, invece, abbiamo trovato imprese pronte ad ascoltarci. Il caso del tessuto della cappottina è emblematico: in Italia il campione costava 8.000 euro e richiedeva tre mesi di lavoro, in Cina ce l’hanno consegnato in due settimane, gratuitamente”. Campioni d’Italia, svegliatevi!

Veronica Ulivieri

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

“Valorizziamo l’esistente”. A Mombello di Torino torna la Biennale dello Sviluppo Durevole

maggio 28, 2017

“Valorizziamo l’esistente”. A Mombello di Torino torna la Biennale dello Sviluppo Durevole

La Biennale dello Sviluppo Durevole della riserva MAB UNESCO CollinaPo, organizzata dall’Associazione Culturale di Promozione Sociale CioChevale, torna a Mombello di Torino domenica 28 maggio 2017 con il patrocinio del Comune. Una Biennale (alla sua seconda edizione) sulle buone pratiche per lo sviluppo durevole del territorio con tante realtà locali, ma non solo, che si incontreranno in [...]

Second Hand Effect: il secondo report di Subito sul valore ecologico del riuso

maggio 23, 2017

Second Hand Effect: il secondo report di Subito sul valore ecologico del riuso

Quanta CO2 è possibile risparmiare vendendo o acquistando beni usati? Ogni giorno milioni di persone in 8 Paesi in cui opera Schibsted Media Group comprano e vendono oggetti di seconda mano contribuendo al risparmio di ben 16,3 milioni di tonnellate di CO2, di cui 6,1 milioni di tonnellate solo in Italia (+77% in più rispetto [...]

Torino e Venaria partner di STEVE, il progetto europeo per la mobilità elettrica urbana

maggio 23, 2017

Torino e Venaria partner di STEVE, il progetto europeo per la mobilità elettrica urbana

Le città di Torino e Venaria insieme alla spagnola Calvià e all’austriaca Villach saranno i siti pilota dove si svilupperà il progetto STEVE (Smart-Taylored L-category Electric Vehicle demonstration in hEtherogeneous urbanuse-cases) finanziato dall’Unione Europea all’interno della programmazione di azioni innovative:  “Horizon 2020 – Green Vehicles 2016-2017”. Al centro del progetto l’utilizzo di un veicolo elettrico [...]

A Slow Fish il nuovo report del WWF sull’industria ittica: “scegliamo la biodiversità nel piatto”

maggio 22, 2017

A Slow Fish il nuovo report del WWF sull’industria ittica: “scegliamo la biodiversità nel piatto”

I prodotti ittici costituiscono la fonte di proteine per 3 miliardi di persone e il reddito di 800 milioni di persone si fonda sulla pesca e sull’industria ittica. Nel 2014 nei paesi europei sono stati spesi 34,57 miliardi per acquistare prodotti ittici. In totale nei paesi europei si consumano 7,5 milioni di tonnellate di pesce [...]

All’Università di Siena torna il Millenials Lab dedicato a cibo e ambiente

maggio 18, 2017

All’Università di Siena torna il Millenials Lab dedicato a cibo e ambiente

Conciliare la produzione di cibo e il rispetto per l’ambiente, per gli agricoltori, per la salute di produttori e consumatori. Un tema di grande attualità e di rilevanza globale, che è al centro, all’Università di Siena, del “Millennials Lab”, dal 10 al 21 maggio, e della riunione degli imprenditori che collaborano al programma internazionale PRIMA [...]

Oli esausti vegetali trasformati in biocarburanti. Accordo tra Eni e CONOE

maggio 18, 2017

Oli esausti vegetali trasformati in biocarburanti. Accordo tra Eni e CONOE

Gli oli vegetali esausti diventano biocarburanti. Eni e Conoe, il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti e del Dirigente Generale Direzione Generale per la Sicurezza dell’Approvvigionamento e per le Infrastrutture Energetiche Ministero dello [...]

Gli alveari urbani di Green Island a New York, tra ecologia e design

maggio 10, 2017

Gli alveari urbani di Green Island a New York, tra ecologia e design

Green Island, progetto internazionale fondato da Claudia Zanfi 16 anni fa e dedicato alla biodiversità urbana attraverso iniziative culturali, progetti espositivi, educazione alla sostenibilità, porta a New York la sua visione innovativa degli Alveari Urbani: Urban Bee Hives , parte di un percorso focalizzato sulla salvaguardia delle api e sulla valorizzazione del territorio. “Un progetto” spiega Zanfi [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende