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GreenTech: giovani e specializzati, tra frigo solare e microalghe per la nutraceutica

maggio 21, 2014 Campioni d'Italia, Rubriche

Quando Giulio Santori, allora ricercatore dell’università Politecnica delle Marche e adesso lecturer in quella di Edimburgo, ha iniziato a progettare il suo Solar Ice Maker, ha pensato alla situazione dei villaggi africani, dove le campagne di vaccinazione sono essenziali, ma conservare i vaccini è molto difficile. I frigo non ci sono, e in ogni caso come farli funzionare in aree disconnesse dalla rete elettrica? Da qui l’idea di realizzare una macchina in grado di produrre freddo dal sole. Senza bisogno di carburanti, elettricità, frequente manutenzione. Da quel progetto ricerca, realizzato in collaborazione con l’Istituto di tecnologie avanzate per l’energia del Cnr di Messina, è nata la start up GreenTech, fondata insieme al collega Matteo Moglie, che invece è a capo della seconda anima dell’azienda, quella delle microalghe, indirizzate soprattutto alla nutraceutica e all’industria alimentare. Due settori diversi, ma entrambi molto promettenti in ottica green economy, che in GreenTech, ospitata nell’incubatore Jesi Cube, in provincia di Ancona, corrono paralleli.

Partiamo dal Solar Ice Maker, nata unendo le tecnologie a un aspetto più “umanitario”: “Un importante aspetto coinvolto negli gli aiuti al Terzo mondo è rappresentato dal mantenimento di una adeguata catena del freddo. (…) Per questo ultimamente si sono affermati in tali località macchine frigorifere a compressione di vapore condotte da motori a combustione interna alimentati da cherosene. La produzione del freddo attraverso compressione di vapore evidenzia numerosi limiti ed è fortemente sconsigliata in aree nelle quali non c’è presenza di rete elettrica. Altre tecnologie appaiono più applicabili ed in particolare quelle che fanno utilizzo di fonti di energia rinnovabile”, spiega Giulio Santori nel report di presentazione del progetto.

Da qui l’imput per creare una macchina ad alta tecnologia per la produzione del freddo tramite energia solare termica, che non ha bisogno di energia elettrica, perché il suo funzionamento si basa sul fenomeno fisico dell’adsorbimento, ossia sulle proprietà fisiche che hanno alcuni solidi di fissare sulla loro superficie delle molecole di gas. Grazie a cambiamenti di temperatura e di pressione, l’energia termica raccolta dal sole si trasforma in energia frigorifera con cui viene alimentato il SIM. “La semplicità dell’apparato lo rende di facile industrializzazione ed utilizzo per l’utente finale. Inoltre l’assenza di organi in movimento riduce la manutenzione. L’efficienza energetica è da considerare assoluta in quanto si utilizza una fonte gratuita quale l’energia solare. Icosti di una unità prodotta in serie risultano alquanto competitivi”. Il prototipo è perfettamente funzionante (andrebbe solo “rimpicciolito” per renderlo trasportabile e utilizzabile con più facilità) e potrebbe rappresentare una soluzione sostenibile anche per sostituire i sistemi refrigeranti “a compressione” con motore endotermico. “La macchina non deve essere pensata come sostituto di un frigorifero domestico per le nostre realtà. In un villaggio isolato dell’Africa, però, può diventare un punto per la conservazione collettiva di alimenti, oppure potrebbe essere usata in un parco naturale, per un piccolo punto di ristoro nella natura, evitando così i lavori per portare la rete elettrica in luoghi isolati”, aggiunge Matteo Moglie.

Al SIM, si aggiunge la produzione di microalghe. Se è vero che questi vegetali si stanno pian piano diffondendo tra le aziende italiane, nel caso di GreenTech è l’approccio ad essere particolarmente innovativo: “La domanda da cui siamo partiti – spiega Francesca Alberti, agronoma con un dottorato in Alimenti e salute – è come possiamo trasformare la CO2 e le acque di scarto in risorsa. Le alghe assorbono anidride carbonica e si nutrono di tutte le sostanze di cui si alimentano le piante, come l’azoto, e possono trasformare il problema in soluzione”. Gli usi delle microalghe possono essere diversi: “Si va dalla produzione di biocarburanti al settore molto promettente della nutraceutica e degli alimenti funzionali. Visto che sono in continuo aumento vegetariani e vegani, stiamo puntando per esempio sulla coltivazione della spirulina, alga utilizzata per il suo alto contenuto di calcio e proteine”.

La logica del team è fornire prodotti ad aziende alimentari e di integratori, che allo stesso tempo, grazie alle microalghe, potranno “alleggerire” la propria impronta ecologica compensandola con la CO2 assorbita da questi vegetali. L’idea, cioè, è prendere due piccioni con una fava: usare le alghe per produrre composti e principi attivi particolari, per esempio il betacarotene, e allo stesso tempo sfruttarne i servizi ecosistemici di assorbimento dell’anidride carbonica e di sostanze presenti in acque reflue che altrimenti andrebbero smaltite. “Utilizziamo la CO2 presente in atmosfera e stiamo collaborando con un’azienda del territorio per sperimentare l’uso di acque reflue per far crescere le alghe. Pensiamo per esempio alle acque di vegetazione, scarto della produzione dell’olio: sono ricche di polifenoli, con proprietà antiossidanti, ma il loro smaltimento è complesso”.

Oggi ai due grandi progetti di GreenTech lavorano 12 persone: sette giovani – età media 30 anni – provenienti dal mondo della ricerca accademica e molto specializzati, e cinque docenti dell’università politecnica delle Marche. Mentre proseguono le sperimentazioni, il team è in cerca di investitori interessati all’industrializzazione del SIM e a finanziare lo sviluppo della produzione di microalghe su larga scala.

Veronica Ulivieri

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