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End Ecocide, la prima “European Citizens’Initiative” arriva al Parlamento UE

marzo 2, 2015 Bollettino Europa, Rubriche

Questa settimana il Parlamento Europeo ha aperto le porte a End Ecocide. L’iniziativa messa in campo da un gruppo di volontari dedicata alla sensibilizzazione attorno al fondamentale tema dell’ecocidio termine che, secondo le parole di Polly Higgins - avvocato ambientalista da anni impegnata sul fronte internazionale per ottenere il riconoscimento dei disastri ecologici come reato contro la pace da parte dell’ONU – indica la distruzione, il danneggiamento e la perdita di ecosistema piuttosto estesa di un determinato territorio, provocata da agenti umani o da altre cause, al punto che il godimento pacifico del territorio da parte degli abitanti viene fortemente compromesso.

L’associazione “End Ecocide” ha aperto, riguardo a questo tema, una petizione, che ha raccolto finora le firme di più di 180mila cittadini ed è la prima European Citizens’ Initiative (ECI) che è stata comunque discussa in Parlamento, anche se non ha raggiunto il milione di adesioni, come invece verrebbero le regole UE riguardanti l’ECI.

Quello di End Ecocide è, quindi, un indubbio successo. La sfida è quella di riuscire a cambiare il paradigma. La maggior parte delle leggi esistenti prevede, infatti, multe o sanzioni economiche per i danni causati, un metodo che non è per nulla efficace. Le peggiori delle grandi multinazionali, per esempio, avranno sempre abbastanza risorse e mai si sentiranno responsabilizzate, ma al contrario continueranno indisturbate le proprie attività inquinanti fino alla successiva ammenda. La proposta avanzata da End Ecocide è quella, invece, di una Direttiva UE ancorata al diritto penale. Che persegua l’ecocidio come crimine penale. Rendendo gli individui con potere decisionale responsabili per le conseguenze delle loro azioni, a prescindere dal dolo o dai potenziali rischi.

Nel dettaglio, ai rappresentanti dell’Europarlamento è stato chiesto di proibire e prevenire l’ecodidio attraverso l’adozione di una legislazione cui ci si potrebbe appellare in cinque specifici casi. Se il crimine ambientale è stato commesso sul territorio dell’Unione, nell’ipotesi in cui l’autore sia un cittadino UE o un’impresa europea, anche nel caso accada fuori dai confini del Continente. A questi si aggiunge l’importazione di beni e servizi derivati da attività che hanno causato un ecocidio e il finanziamento di queste da parte di banche dell’Unione Europea o altre istituzioni finanziarie ovunque queste attività abbiano avuto luogo.

Causare danni estesi, duraturi o severi all’ambiente è considerato già un “crimine di guerra” dal 1977. E in tempo di pace? A conti fatti, distruggere un ecosistema equivale a sopprimere un clima di pace ecco perché dovrebbe essere punito a livello internazionale molto severamente e nella globalità delle sue conseguenze. Che spesso si traducono in ripercussioni gravi e a lungo termine sull’habitat della flora e della fauna del luogo, con effetti devastanti sulle popolazioni indigene, sull’economia locale basata sullo sfruttamento delle risorse naturali come pesca, agricoltura e caccia.

Per questo motivo c’è chi vorrebbe andare ancora più lontano ed estendere il mandato della Corte Penale Internazionale anche ai crimini ambientali. L’idea di istituire un tribunale internazionale per punire questi reati è stata proposta, per la prima volta nel 2006 in occasione della “Conferenza internazionale salute, ambiente e giustizia”, tenutasi a Venezia e, successivamente, formalizzata nella cosiddetta Carta di Venezia. Per realizzare ciò bisognerebbe operare una modifica del regolamento della Corte, lo Statuto di Roma, per la quale serve il consenso di almeno 2/3 degli stati firmatari. Per quanto riguarda l’Europa, invece, l’idea è quella di creare una nuova corte ad hoc, il Tribunale Penale Europeo dell’Ambiente. Un preciso progetto politico-culturale e giuridico al quale da anni lavora l’International Academy of Environmental Sciences (IAES), affiancata poi dalla Fondazione SEJF (Supranational Environmental Justice Foundation) e dall’Associazione AME-DIE che riunisce ex ministri dell’Ambiente di diversi Paesi.

Al 2013 risale un grande risultato:la stesura della Carta di Bruxelles che pone il primo mattone per la costruzione di un Tribunale Penale Europeo e per estendere le competenze della Corte Penale Internazionale ai più gravi reati ambientali così da poterli giudicare crimini contro l’umanità aprendo una campagna presso l’ONU per richiedere la modifica dello Statuto di Roma che vada a inserire nella competenze del tribunale dell’Aja il  disastro ambientale. La Carta può, infatti,essere firmata da individui e organizzazioni e verrà consegnata a Ban Ki-Moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, durante la Conferenza sul clima COP21 che si terrà a dicembre 2015 a Parigi. Occasione durante la quale il movimento End Ecocide intende mobilitare decine di migliaia di volontari e sostenitori per dimostrare l’impegno a proteggere il pianeta e le generazioni future, chiedendo di fermare le attività industriali pericolose.

Tuttavia le iniziative dell’associazioni non sono finite qui. Una marcia a forma di stella, flash mob nella capitale francese e in tutta Europa, la conferenza stampa più lunga nella storia sul tema dell’ecocidio e un finto processo di inquinamento da idrocarburi in Nigeria, con l’aiuto dell’associazione Friends of the Earth Nigeria. Questo è, infatti, quello che i membri del team di End Ecocide stanno preparando per il COP21.

Beatrice Credi

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