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I Verdi si riconfermano quarto maggiore gruppo al Parlamento UE. Ora il momento delle alleanze

maggio 26, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Domenica 25 maggio, splende il sole a Bruxelles, ed entrare al Parlamento Europeo per seguire in diretta gli exit poll di questa lunga corsa elettorale ha un po’ il sapore delle grandi occasioni. Per la serata l’emiciclo è stato trasformato in una enorme sala stampa con un grande palco al centro e i maxischermi ai lati. L’evento prende il via alle 18 ed è tutto un susseguirsi di commenti da parte dei leader dei gruppi parlamentari direttamente da Bruxelles o in collegamento dai 28 Paesi UE. Giornalisti, curiosi, addetti ai lavori, che tra uno scambio di opinioni, un tweet ed un comunicato stampa aspettano i primi risultati. L’attesa è ben ripagata: verso le 23 ecco prendere forma la prima “torta o – come si definisce da queste parti – il “Camembert”, vista la somiglianza con il celebre formaggio francese. Il grafico riporta una ancora ipotetica e futura composizione del nuovo Parlamento, realizzata grazie all’incrocio dei primi dati ufficiali e delle stime più aggiornate relative alle proiezioni su ciascuno Stato Membro. Come nel caso dell’Italia, per la quale è ancora troppo presto avere numeri certi visto che è l’ultimo Paese a chiudere i seggi.

Secondo i dati forniti dal Parlamento Europeo le liste presentate nei 28 Paesi sono state complessivamente 948 per 16.351 candidati. I seggi da ripartire sono in tutto 751: la fetta più grande andrà ai tedeschi (96 europarlamentari), seguita da quella francese (74) e da Italia e Gran Bretagna con 73 eurodeputati ciascuno.

Mano a mano che escono i dati un risultato appare chiaro: il trionfo dei partiti euroscettici soprattutto in Francia, dove il Front National di Marine Le Pen si conferma primo partito e in Inghilterra Nigel Farage, leader dell’Ukip, ha parlato di “terremoto politico”. Se le stime verranno confermate, i gruppi anti-UE otterrebbero tra i 130 e i 150 seggi, contro i 64 del 2009.

Per quanto riguarda, invece, la ripartizione del 751 seggi, il Partito Popolare Europeo si confermerebbe in testa con 213 seggi, anche se in grande calo rispetto ai 274 di cinque anni fa. A seguire c’è il Partito Socialista Europeo a 190 (-3 seggi) all’interno del quale la vera rivoluzione è segnata dal fatti che il Partito Democratico italiano supera il numero di seggi della Spd tedesca, diventando così il primo gruppo nazionale. Nella composizione dell’Assemblea seguirebbero, poi, i Liberali dell’Alde con 64 seggi (-19) e i Verdi a 53, cinque in meno rispetto al Parlamento uscente.

Questi ultimi sarebbero quindi, comunque e ancora, la quarta forza politica nella compagine UE. Con 11 seggi il partito Green tedesco Grünen guiderebbe la maggioranza del gruppo, seguito dai tre eurodeputati austriaci, inglesi e svedesi, due olandesi e spagnoli. Due anche per il Belgio, in cui Ecolo – alle elezioni per il Parlamento tenutesi in contemporanea con le europee – perde a livello nazionale ben il 10%. Un seggio solo per Ungheria, Croazia – dove però i Verdi sono il terzo partito – Danimarca, Finlandia e Lussemburgo. Nessun seggio per l’Italia, Paese in cui Green Italia – Verdi Europei si ferma allo 0,9% (salvo dovesse essere accolto il ricorso contro la soglia di sbarramento, come avvenuto in Germania).

Giunti a questo punto, si aprono le danze per la scelta del Presidente della Commissione. Forte di una ritrovata maggioranza PPE, già durante la notte, Jean-Claude Juncker ha rivendicato la carica: “Se il trend viene confermato, è chiaro che pretendiamo la presidenza della Commissione UE”, affermando anche di essere “pronti a negoziare con il PSE”. Rapida la risposta del candidato dei socialista Martin Schulz che non intende aspettare le mosse di Juncker: “anch’io prenderò l’iniziativa per formare una maggioranza. Basta con questa strategia basata sul calcolo matematico, è ora di iniziare col calcolo della politica”.

È chiaro che Schulz potrebbe tentare un’alleanza strategica con i Verdi e con il GUE del leader Tsipras. Tuttavia, questa scelta potrebbe comportare il fatto che non sarà lui il designato a presiedere la Commissione. Una ghiotta occasione per i Greens che potrebbero incalzare sull’inserimento in agenda di tematiche care agli ecologisti. Anche perché, il risultato francese segnerebbe la fine dell’asse franco-tedesco. Non resta, quindi che attendere gli sviluppi dei prossimi giorni, con una incognita ulteriore: il ruolo del Consiglio UE. Domani, infatti, i Primi Ministri e Presidenti degli Stati Membri saranno riuniti a Bruxelles proprio per sciogliere lo spinoso nodo della nomina del Presidente della Commissione, e sono già alcune settimane ormai che Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio tiene a rivendicare che questo organo ha tutto il diritto di intervenire nella scelta e che non intende affatto rinunciarvi. Per trovare una soluzione equilibrata – in un contesto parlamentare francamente complicato – dall’incontro dei capi di stato e di governo potrebbe anche uscire il nome di un outsider. Inserendosi nel sostanziale pareggio tra PSE e PPE il Consiglio potrebbe esprimere una indicazione terza. Tra i nomi che circolano c’è la direttrice del Fondo Monetatio Internazionale Christine Lagarde, la premier danese Helle Thornig-Schmidt e il finlandese Jyri Katainen. Niente è quindi ancora scritto e probabilmente ci vorranno diverse settimane prima della designazione del successore di Barroso.

Beatrice Credi

 

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