Home » Racconti d'Ambiente »Rubriche » “Il paese dei veleni”. Viaggio nell’Italia del devastante “miracolo economico”:

“Il paese dei veleni”. Viaggio nell’Italia del devastante “miracolo economico”

giugno 23, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Il “miracolo” economico italiano è stato in realtà un disastro. Dietro la favola della crescita e del progresso si è nascosto un sistema industriale che ha avvelenato un Paese intero. La maggior parte della superficie nazionale, insieme alle persone che la abitano, è stata svenduta al profitto, con la complicità della politica. Oggi, che l’Italia non può più ignorare il prezzo troppo caro in termini di vite umane che ha versato e continua a versare, anche le bonifiche si rivelano un grande business. Da Taranto a Napoli, da Rosignano a Brescia, passando per il Lazio e la Sicilia, il libro “Il paese dei veleni” edito da Round Robin Editrice e curato da Andreina Baccaro e Antonio Musella, ripercorre la genesi del fenomeno biocidio che sta uccidendo il Belpaese. E delle comunità che hanno scelto di ribellarsi. Per la nostra rubrica Racconti d’ambiente pubblichiamo il primo capitolo “Belpaese dei veleni” di Gianfranco Bettin.

“Il Paese dei veleni non è tanto una controstoria dello sviluppo industriale italiano, ne è piuttosto la storia narrata dal versante che, per tutta un’epoca, è stato rimosso, negato. I costi di quello sviluppo, costi umani e ambientali, sono qui analizzati (a volte ipotizzati, a volte documentati puntualmente) settore per settore e sito per sito, da Taranto a Porto Marghera, da Gela a Perdas de Fogu, da Terzigno a Seveso a Casale Monferrato, e l’elenco potrebbe continuare a lungo seguendo la geografia (e la politica) del nostro sviluppo industriale per tutta la Penisola.

Colpisce, nella ricostruzione, seppure quasi solo accennato, il confronto con i luoghi com’erano prima. Ad esempio, il numero infinito di ulivi tagliati per ospitare l’Italsider (divenuta poi Ilva) a pochi metri dal quartiere Tamburi a Taranto. Vi si potrebbe aggiungere, tra l’altro, l’occupazione delle barene della laguna di Venezia dove è sorta la prima Porto Marghera, mentre la dislocazione della seconda, nel cuore di un centro abitato, è stata poi decisa, secondo le norme di attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Venezia del 1962, con un atto che è, insieme, una confessione, il segno di un’arroganza irresponsabile e cinica e il riflesso coerente di una visione del mondo e della storia.

Si scrive, in quell’atto, che da solo meriterebbe una class action contro i responsabili, che “nella zona industriale troveranno posto prevalentemente quegli impianti che diffondono nell’aria fumo, polvere o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano nell’acqua sostanze velenose, che producono vibrazioni e rumori”.

In quel 1962, in realtà, la “zona industriale” di cui si parla nel piano è già in buona parte costruita e attiva (è la seconda zona di Marghera, quella dell’immenso petrolchimico) e l’atto formale, più che pianificarla, la legittima, posta com’è nel pieno di un centro abitato densamente popolato – circa duecentomila abitanti – e nel cuore di un ecosistema tra i più preziosi e fragili al mondo, e occupa già decine di migliaia di lavoratori. Ci vorranno quasi quarant’anni prima che quell’articolo del PRG venga cancellato, ma esso rappresenta la cifra, l’idea guida e il segreto, del tipo di sviluppo industriale che ha caratterizzato quasi intera l’esperienza italiana. È certo una storia di asservimento della salute umana e dell’ambiente alla logica del profitto, secondo la quale la natura, esattamente come la forza lavoro e la vita umana in generale, non sono che fattori della produzione (o della riproduzione) ed è ovvio sfruttarli fino in fondo. La legislazione ha seguito questa logica, fino a pochissimo tempo fa, come la politica economica, come l’azione non solo di ministri e governatori e sindaci e assessori, ma anche, come il libro documenta, di funzionari ministeriali e burocrati addetti ai lavori a ogni livello.

Appunto, Porto Marghera non nasce da un formale abuso. I suoi orrori, poi sanciti anche in tribunale dal celebre processo per le morti da CVM al petrolchimico, nasce da un atto di pianificazione formalmente legittimo. E così altrove, quasi sempre. Le stesse leggi successive, giunte tardive a modernizzare il paese anche sotto il profilo della tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini oltre che dell’ambiente, non riusciranno davvero mai a innescare processi importanti di riqualificazione e nemmeno di risarcimento di territori e popolazioni. I casi in cui si giungerà ad esiti positivi resteranno rari e parziali, come il pur importantissimo caso citato del petrolchimico di Marghera, o quello più recente per l’eternit di Casale Monferrato. Il capitale, che ha guidato in questo modo lo sviluppo industriale italiano, aveva dalla sua la legge (o, a lungo, l’assenza di leggi) ma anche l’egemonia culturale oltre che quella politica.

Se è vero infatti che all’interno della fabbrica il contrasto sul salario o sulle misure base di sicurezza non è mai mancato, l’estensione all’intera questione del rapporto tra produzione e salute, tra fabbrica, territorio e ambiente, non ha mai davvero messo in discussione la centralità della crescita industriale e, con essa, del PIL e dei salari e redditi da essa derivanti. È solo con lo sviluppo dei movimenti ecologisti e con la presenza all’interno delle fabbriche stesse di lavoratori che metteranno in discussione questa centralità che l’egemonia dell’industrialismo verrà incrinata anche se non superata.

Questo libro documenta in pagine ricche di dati e di storie, come sia avvenuto che il Belpaese sia diventato anche il Paese dei veleni. Anche, certo, perché bello lo è rimasto, sia perchè la bellezza ereditata dai secoli e dai millenni, e perfino giuntaci dalle profondità abissali del tempo remoto, ha una sua forza potente di resistenza, sia perché quella bellezza ha trovato una difesa strenua nelle lotte e nelle coscienze di chi in nome di questo Paese è resistente e resiliente, come mostra questo libro inquietante e avvincente.

Gianfranco Bettin*

*Veneziano, classe 1955, Bettin è un sociologo e insegnante, eletto alla Camera dei Deputati nella XI e XV  Legislatura per la Federazione dei Verdi.

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

“I quattro elementi”, uno spettacolo teatrale sul difficile rapporto tra uomo e natura

ottobre 18, 2018

“I quattro elementi”, uno spettacolo teatrale sul difficile rapporto tra uomo e natura

L’associazione Music Theatre International presenta il 26 ottobre 2018, in prima nazionale al Teatro Centrale Preneste di Roma, lo spettacolo “I 4 elementi“, idea artistica di Stefania Toscano, che ne cura la parte coreografica, con drammaturgia e regia di Paola Sarcina, progetto video di Federico Spirito. La teoria dei “4 elementi” della natura costituisce il “pretesto creativo” a cui s’ispira la [...]

ISDE: “A Medicina non si insegna la correlazione ambiente-salute”. Un convegno a Roma

ottobre 17, 2018

ISDE: “A Medicina non si insegna la correlazione ambiente-salute”. Un convegno a Roma

Si terrà a Roma, il 19 e il 20 ottobre prossimi, un convegno organizzato dall’Ordine dei Medici di Roma e da ISDE, l’Associazione Medici per l’Ambiente, sul delicato tema ambiente e salute. I “determinanti di salute” e, in particolare, il binomio ambiente-salute sono, infatti, secondo ISDE, scarsamente considerati nei programmi di studio delle facoltà universitarie di [...]

UNCEM e Confindustria portano a Roma la visione della montagna come “luogo di sviluppo sostenibile”

ottobre 16, 2018

UNCEM e Confindustria portano a Roma la visione della montagna come “luogo di sviluppo sostenibile”

Insieme per lo sviluppo delle “Terre Alte”. Oggi, agli Stati generali della Montagna, convocati a Roma dal Ministro delle Autonomie e degli Affari Regionali Erika Stefani, UNCEM e Confindustria Belluno Dolomiti (coordinatrice della rete nazionale di “Confindustria per la Montagna”), presenteranno un documento che evidenzia la necessità di attivare sui territori sinergie tra pubblico e privato per identificare strategie e politiche coerenti a [...]

Restructura 2018: focus su bioedilizia e recupero dei borghi alpini

ottobre 15, 2018

Restructura 2018: focus su bioedilizia e recupero dei borghi alpini

A Torino dal 15 al 18 novembre 2018 il quartiere espositivo del Lingotto Fiere propone la trentunesima edizione di Restructura, il salone nazionale dedicato a riqualificazione, recupero e ristrutturazione in ambito edilizio allestito all’interno dei 20.000 mq del padiglione Oval. Restructura è la manifestazione fieristica B2B e B2C del Nord Ovest che riunisce annualmente i principali interpreti della filiera [...]

“Bologna Award Food Festival”, il cibo come vettore di sostenibilità

ottobre 13, 2018

“Bologna Award Food Festival”, il cibo come vettore di sostenibilità

Dal 14 al 16 ottobre, negli spazi della Fondazione FICO a Bologna,va in scena il festival che racconta il cibo “sostenibile”: Bologna Award Food Festival propone incontri, dialoghi, eventi e un percorso espositivo firmato da Altan. Fra i protagonisti ci saranno il “giardiniere di Versailles”, Giovanni Delù, che ogni giorno accudisce non solo il verde della Reggia del [...]

La “Biennale della Sostenibilità Territoriale” apre al pubblico. Appuntamento all’EnviPark di Torino

ottobre 12, 2018

La “Biennale della Sostenibilità Territoriale” apre al pubblico. Appuntamento all’EnviPark di Torino

Dopo due giornate di lavori al Castello del Valentino, riservate a studenti e ricercatori, la prima edizione della Biennale della Sostenibilità Territoriale di Torino apre al pubblico, con l’appuntamento di oggi alle ore 16,00 all’Environment Park (“Verso il 2020: sostenibilità territoriale tra bilancio e rilancio”). La nuova Biennale ha l’ambizione di diventare un luogo di [...]

Nasce il “Venetian Green Building Cluster”, rete regionale per l’innovazione nell’edilizia sostenibile

ottobre 2, 2018

Nasce il “Venetian Green Building Cluster”, rete regionale per l’innovazione nell’edilizia sostenibile

Imprese, università e associazioni di categoria del Veneto hanno deciso di unire le proprie forze per creare una rete votata all’innovazione nell’ambito dell’edilizia sostenibile. È questa la missione del neonato Venetian Green Building Cluster che riunisce gli operatori veneti della filiera dell’edilizia e delle costruzioni, nell’intento di accelerare la trasformazione “green” dell’intero settore, sostenendo processi di [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende