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Il “Teatro Natura” di Sista Bramini: recitazione nei boschi e tra le rovine dell’antichità

Sista Bramini è una regista, nata Roma nel 1958, ma anche attrice e formatrice. Laurea in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul “teatro delle sorgenti” di J. Grotowski. Nel 1992 fonda la compagnia O Thiasos Teatro Natura dove si realizza l’incontro tra luogo/spazio naturale ed espressione artistica. Una “messa in scena” ecologica senza luci ed amplificazione che porta ad individuare delle tecniche specifiche di recitazione in ambiente naturale. Un metodo che è il risultato di una ricerca sul campo ultra ventennale. Sista è stata una pioniera del “teatro natura” che oggi conta numerosi discepoli. L’abbiamo intervistata per la rubrica “V.I.P. – Very Important Planet” a poche settimane dal suo nuovo impegno nella campagna laziale…

D) Sista, dal 21 al 24 giugno l’agriturismo Borgo Paola vicino al  Lago di Bracciano - a metà strada tra Viterbo e Roma - ospiterà il laboratorio residenziale Officina Naturae. Di cosa si tratta?

R) Lo facciamo fa tempo. Nello stage si inserisce il teatro nel contesto naturale. Noi da vent’anni non utilizziamo luci né amplificazione. Una recitazione “sostenibile” e dentro l’ambiente. Nello stage propongo il racconto dei miti antichi rivisitati con sensibilità contemporanea, ovvero con un linguaggio diretto, non accademico, non aulico. Uso strutture semplici nonostante la loro ambiguità. E non racconto questi miti nelle sale teatrali, preferisco i boschi. Un fenomeno che ora va di moda, ma all’inizio eravamo soli a sperimentare questa narrazione in mezzo agli alberi.

D) Una particolarità dello stage è l’invito a partecipare anche alle guide turistiche e agli “operatori della natura”, per esempio chi lavora nei parchi naturali. Giusto?

R) Sì, intendiamo i parchi come cultura alternativa a quella metropolitana. Ho lavorato nel Parco d’Abruzzo e ho pensato ad un circuito teatrale destinato a degli itinerari nei parchi. Abbiamo in programma la prima rassegna sostenibile nel Parco del Gran Paradiso: dal 21 al 30 luglio. Ma non ci fermiamo qui, con le Flegreidi si è scritto un programma dedicato ai siti archeologici, nelle rovine antiche presenti vicino a Napoli; poi siti come l’antro della Sibilla, il Tempio di Mercurio, il Tempio di Serapide a Pozzuoli. Lo  stage è utile  per chi lavora nei siti, anche per coinvolgere emotivamente i visitatori. Parliamo di archeo-telling, non a caso.

D) La vostra esperienza nella recitazione in contesti naturali vi ha portato a diventare tecnicamente esperti, fino a fissare un metodo?

R) Possiamo definirlo una sorta di metodo: come fare teatro nei luoghi naturali. Nella pratica, significa insegnare agli attori come devono camminare in luoghi diversi, saper cogliere il vento, recitare tutto in acustica, saper ascoltare la natura. Un progetto che abbiamo sviluppato con delle tecniche specifiche, abbiamo attinto al campo polifonico, ai canti di tradizione rurale che sono in rapporto con il paesaggio…

D) Sicuramente serve anche a sensibilizzare lo spettatore sull’importanza di un rapporto rispettoso con la natura… Qual è, secondo te, il pericolo ambientale più grave che sta correndo oggi il nostro Pianeta?

R) Lo sanno più gli scienziati. Io ho una lettura culturale. Posso dire che se non hai esperienza emozionale con la natura, quel legame si perderà. E visto che si protegge sempre quello a cui si è legati, penso che la distanza culturale dal Pianeta sia il problema più grave.

D) Tu cosa fai ogni giorno per essere coerente con il messaggio delle tue esperienze artistiche?

R) Ho un terrazzo con le piante e lo curo con sistemi ed elementi naturali, poi faccio la differenziata, cerco di mangiare le cose da dove vengono e cerco, appunto, di stare in contatto con la natura…

Gian Basilio Nieddu

 

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