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Irene Abrigo: i 24 capricci per l’ambiente di una musicista “fruttariana”

aprile 12, 2013 Rubriche, Very Important Planet

Irene Abrigo, 24 anni, è una giovane promessa del violino. Nata e cresciuta a Torino, dopo essersi diplomata al conservatorio si è trasferita in Svizzera, a Losanna, dove è allieva di Pierre Amoyal, uno dei più noti violinisti a livello mondiale, e fa parte della sua orchestra da camera. La giovane musicista ha da poco lanciato il progetto “24 capricci di Puganini” (avete letto bene, con la “U”), un ciclo di 24 cortometraggi che, sulle note delle altrettante composizioni di Paganini, trattano diversi temi ambientali. Insieme a Irene, sulla scena ci sarà sempre un carlino, il cane che ama molto e dal cui nome inglese (pug) viene il titolo del progetto.

D) Irene, com’è nato il progetto?

R) È nato dal tentativo di mettere insieme alcune delle mie grandi passioni: Niccolò Paganini, il primo virtuoso del violino, l’ecologia e l’alimentazione vegan, che per me sono diventate un modo di vivere, e i carlini. Da vegana, sono antispecista e contro l’acquisto di animali: ma questa razza canina esiste, e io ne sono innamorata. Ovviamente, suonando il violino da quando ho quattro anni, non potevo pensare a un progetto simile senza musica: saranno dei filmati senza parole, accompagnati solo dalle melodie di Paganini.

D) Quali temi tratteranno i cortometraggi?

R) Parleranno di un’evoluzione, dall’attenzione all’ambiente a una sensibilità umana più ampia che si esprime anche verso gli altri. I primi parleranno di azioni concrete, come la raccolta differenziata e il riciclo o gli spostamenti a piedi, in bici o con i mezzi. Negli altri ci sarà pian piano un invito a rivolgere la stessa sensibilità anche verso le persone, parlando di gesti che ormai sono sempre più rari: accettare le critiche, dire grazie, essere umili). Con me ci sarà sempre un carlino e, in certi casi, anche altri animali non domestici e alcuni special guest, come Samuele Sciancalepore, contrabbassista dell’orchestra sinfonica di Basilea, Andrea Favaretto, insegnante di programmazione neuro linguistica, e Francesco Menconi, personal trainer. A novembre 2013 è prevista l’uscita del dvd: i proventi della vendita andranno in beneficenza.

D) A chi saranno devoluti?

R) All’inizio volevo donarli a progetti di ricerca per la cura di malattie specifiche, ma ho scoperto che in molti casi, per questo tipo di studi, si continua a usare la vivisezione. Navigando sono riuscita a trovare I-CARE, un istituto che lavora sul progresso della ricerca e la scoperta di cure per le malattie facendo a meno della vivisezione. Il crowdfunding che ho lanciato on line serve solo a coprire i costi delle tante persone che stanno lavorando con me. Per adesso la scelta di Eppela non si è rivelata molto efficace, perché richiede troppi passaggi: per questo sto cercando alternative come gli sms solidali o le donazioni tramite un conto Paypal.

D) La regia sarà curata da Claudio Molinaro. Come sei riuscita a coinvolgerlo?

R) E’ iniziato tutto in modo casuale. Mio padre mi aveva segnalato un cortometraggio sul tango, firmato proprio da Molinaro, di cui mi avevano colpito l’uso della luce e la sensibilità verso la musica. Così gli ho scritto e sono andata a parlargli del progetto: lui si è dimostrato subito molto disponibile e felice di collaborare.

D) Parlavi della tua alimentazione: tu ti definisci “fruttariana”. Come sei arrivata a seguire questo regime alimentare?

R) È stato un cammino. Quattro anni fa sono diventata vegana e da lì, informandomi e partecipando a corsi di cucina, sono passata al crudismo, il raw food. Visto che la frutta mi è sempre piaciuta molto, è stato facile poi diventare fruttariana: in realtà mangio anche tutti quei frutti delle piante che comunemente consideriamo ortaggi, come pomodori, cetrioli e melenzane.

D) Quanto ha influito questo cambio di alimentazione radicale sul tuo stile di vita?

R) Moltissimo. Quando diventi vegano inizi a chiederti l’impatto della produzione del cibo sull’ambiente e pian piano cominci a farti la stessa domanda anche per gli spostamenti, preferendo la bici o i mezzi pubblici all’auto, e l’abbigliamento. In Italia, per esempio, non è facile trovare scarpe o borse vegan, probabilmente perché il nostro Paese è ancora fortemente legato alla tradizione della lavorazione della pelle. In Svizzera le cose non vanno meglio: i vegani sono pochissimi e io probabilmente sono l’unica fruttariana in tutto il Paese!

Veronica Ulivieri

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