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Kakadu National Park: un paesaggio culturale vivente nel nord dell’Australia

novembre 18, 2014 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Darwin – recita la guida – è una città di 129.000 abitanti, capoluogo e maggiore centro del Northern Territory”. Il centro maggiore anche perché quasi unico, verrebbe da dire…

Siamo in Australia, continente dagli spazi immensi dove le solitudini si rincorrono nel polveroso entroterra desertico. Qui, sopravvive il mito della frontiera e la vita sa essere, ancor oggi, davvero dura.

La città di Darwin ne è un esempio paradigmatico. Capitale di una regione che conta a malapena 230.000 anime su un territorio di 1.420.970 chilometri quadrati, venne fondata nel 1869 dal capitano Goyder, col nome di Palmerston, in onore dell’allora primo ministro britannico, per poi cambiare nome nel 1911 in onore del naturalista Charles Darwin, che nell’Ottocento aveva navigato in quelle acque sulla nave HMS Beagle.

E’ una città di contraddizioni. E’ affacciata sul mare ma bagnarsi è estremamente difficile, se non si vuole correre il rischio di finire in pasto ai temibili coccodrilli di acqua salmastra o folgorati dalle cubo-meduse. E’ una meta remota eppure fortemente agognata, a giudicare dagli arrivi incessanti di stranieri in cerca di fortuna e di Aussie semplicemente in cerca di un po’ di vita. E’ in una zona tropicale ma se questo da un lato ne ha costituito la fortuna, consentendo un’urbanizzazione altrimenti impensabile, dall’altro ne è stata la condanna con la distruzione portata nel 1974 dal ciclone Tracy.

E’ stata anche l’unica città australiana ad essere bombardata durante la seconda guerra mondiale ed è qui che è stata organizzata la strenua resistenza australiana alla potenziale invasione giapponese.

Darwin oggi è una città piacevole da visitare, soprattutto durante la stagione secca, che ha il suo culmine nella nostra estate. Non ci sono pioggia ed afa a stringere le tempie in una morsa e gli abitanti si godono la vita all’aperto nei parchi perfettamente curati e nei ristoranti e club lungo la sfavillante marina di Cullen Bay.

La città è anche il punto di partenza per esplorare alcuni delle più importanti mete naturalistiche dell’Australia. Su tutte, il Kakadu National Park, un’immensa area protetta comprendente le pianure alluvionali dei Wildman, West, South e East Alligator Rivers, dagli anni ’80 Patrimonio dell’Umanità.

Raggiungere il Kakadu National Park è facile: basta imboccare la Stuart Highway – che dal centro città si dirige come un proiettile a sud verso Alice Springs per fermarsi, dopo circa 3.000 km, ad Adelaide – e svoltare centocinquanta chilometri dopo Darwin lungo la Arnhem Highway, che attraversa il parco incrociandosi con la Kakadu Highway.

Il parco, che richiede almeno un paio di giorni di visita, rivela da subito i suoi elementi di fascino – grandi spazi e innumerevoli specie di piante, animali e uccelli – e centellina le sue perle, come le preziose pitture rupestri aborigene. Si estende dalla costa e dagli estuari del nord verso l’entroterrà delle piane alluvionali, dei billabongs (pozze d’acqua spesso di grandi dimensioni) e del bush. Il suo centro principale è il piccolo villaggio di Jabiru, dove sono concentrate la maggior parte delle strutture ricettive del parco e a pochi chilometri di distanza dal Bowali Visitor Centre, dove è possibile assistere alla proiezione di un video con la presentazione dettagliata del parco ed avere informazioni sulle numerose attività organizzate.

Il nome Kakadu deriva dalla lingua Gagudju, la più comune tra le dodici anticamente parlate dalla popolazione aborigena nell’area ed oggi ridotte a tre.

I proprietari tradizionali, gli Aborigeni Bininj/Mungguy, vivono e curano questa terra da più di 50.000 anni, mantenendo con essa una connessione spirituale profonda che ha le sue origini nel mito della Creazione. Per questo motivo il Kakadu è considerato un paesaggio culturale vivente. Gran parte del parco è di proprietà del popolo aborigeno e molte delle guide e dei ranger appartengono ai vari clan, ovvero ai gruppi di due o più famiglie che da sempre condividono la vita in queste terre.

E’ un popolo, quello aborigeno, segnato dalla violenza con cui gli Inglesi si sono appropriati dei loro spazi ai tempi della colonizzazione, spezzando quel legame ancestrale che consentiva loro di vivere in modo quasi nomade seguendo i ritmi della natura. Questo carico di sofferenza è visibile nei gruppi di aborigeni spesso storditi dall’alcool seduti in circolo nei giardini pubblici delle città come Darwin o delle piccole località dell’Outback, ma il riconoscimento negli ultimi decenni da parte del Governo australiano dei gravissimi errori del passato ha portato alla restituzione progressiva delle terre agli aborigeni. Come nel caso del Kakadu, che è cogestito dalla locale comunità aborigena, la cui impronta si nota nell’approccio multisensoriale alla terra. Un luogo dove non ci si limita ad osservare paesaggio ed animali, ma si impara a coglierne i ritmi e leggere i segni nascosti nella natura che riportano a storie e leggende di un tempo mitico.

Gli Aborigeni raccontano che le terre del Kakadu sono state create dal Serpente Arcobaleno, un potente antenato dell’uomo che ha costruito passaggi tra le rocce, formato le pozze che punteggiano le pianure e innalzato le colline. Il Serpente Arcobalemo è parte del ciclo di vita di piante e animali.

Accanto ad esso, ci sono altri antenati della Creazione, come Jawoin, l’Uomo della Luce, gli Spiriti Mimi…

Le loro gesta sono raccontate negli affascinanti disegni rupestri che si trovano nascosti in molti anfratti del Parco. I siti più importanti sono Ubirr Rock, con pitture risalenti a oltre 20.000 anni or sono, e Nourlangie Rocks Site, una vera e propria galleria d’arte all’aperto, con pitture di inestimabile importanza. I dipinti, realizzati con particolari colori naturali, si sono conservati nei secoli grazie alla paziente opera di conservazione condotta dagli aborigeni, che ne hanno perpetuato le memorie orali condividendole oggi con i visitatori nel poetico racconto del Dreamtime, il Tempo del Sogno.

A Ubirr Rock, attraversato un guado su un fiume infestato di coccodrilli, si può raggiungere, lungo una strada sterrata non sempre in buone condizioni, il villaggio aborigeno di Oenpelli, nel territorio di Arnhemland che è fuori dalla zona parco ed al quale si può accedere solo dopo aver acquistato uno specifico pass a Jabiru, nell’ufficio del Northern Land Council. Oenpelli ospita l’Injalak Arts&Crafts, una comunità artistica che vende splendidi dipinti e manufatti di arte aborigena.

Ma a rendere unico il Kakadu National Park è la sua natura, che cambia al mutare delle stagioni. La tradizione aborigena ne riconosce fino a sei diverse, durante le quali il parco passa dalla rigogliosità della stagione delle piogge all’aridità della stagione secca.

E se le cascate come Jim Jim Falls, Twin Falls e Gunlom Falls, raggiungibili solo grazie a un percorso in fuoristrada quando le piogge sono ormai cessate, la Yellow Waters Lagoon, nei pressi di Cooinda, altro piccolo centro del parco, può essere esplorata in crociera generalmente tutto l’anno. Le partenze giornaliere sono tre e consentono di ammirare da vicino la flora e la fauna del parco, come i fiori di loto che impreziosiscono lo specchio d’acqua, i maestosi coccodrilli che scivolano lenti sulle sponde e decine di uccelli diversi che hanno eletto questo luogo incantato a loro habitat ideale. Al tramonto, il sole accende di rosso la laguna prima di lasciare posto al buio della notte.

Il rientro verso Darwin è un progressivo ritorno alla civiltà contemporanea. Ma il fascino onirico del Dreamtime è ancora forte e la frenesia della città porta con sé una nota dolceamara.

Nella luce opaca del mattino Darwin svela il suo ultimo segreto: in lontananza si sente fischiare il Ghan, il mitico treno del deserto che attraversa il Red Centre, dove troneggia immoto il massiccio roccioso di Uluru, simbolo della cultura aborigena da millenni, e collega il Top End del Paese con l’estremo sud. Il Tempo del Sogno non è ancora finito.

Marina Maffei


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