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“Keep Clean and Run”, storia di una corsa per pulire le strade, da Aosta a Ventimiglia

dicembre 22, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Pulisci e Corri” rappresenta l’evento nazionale 2015 della campagna di comunicazione europea “Let’s Clean Up Europe”. Organizzato da AICA – Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, si tratta di un eco-trail della durata complessiva di otto giorni, dalla Valle d’Aosta alla Liguria, che ha visto, nella prima edizione, la partecipazione di due testimonial ambientali (Oliviero Alotto e Roberto Cavallo) che, ogni giorno hanno percorso 40-50 km di strade e sentieri rimuovendo i rifiuti abbandonati lungo il percorso. Il libro scritto in seguito da Roberto Cavallo, racconta l’esperienza dei due corridori. Per “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo un estratto dal primo capitolo.

Aosta si è svegliata. Chi va al lavoro, chi a scuola. Ho dormito poco. La prima tappa è lunga, 56 chilometri, anche se con solo due brevi salite. Ho ripercorso l’itinerario sulla mappa che ho caricato sul GPS: corre tutto sul fondovalle, in gran parte lungo la pista ciclabile a fianco della Dora Baltea. Il tempo è bello, nemmeno una nuvola. La temperatura ideale per correre, come ci avevano per altro avvertito Luca Mercalli e il suo staff, che ci accompagnano in questa avventura in qualità di partner nelle previsioni meteo. Si erano anche premurati di avvertirci che non avrebbe spirato troppo vento. Si sa che nel fondovalle spesso è l’aria a influenzare gli spostamenti, e soprattutto chi pedala in bici lo sa bene. Insomma… non ho scuse per ripensamenti!

Il ritrovo è alla Cittadella dei Giovani. Siamo all’ingresso est di Aosta. Poco distante si innalza l’Arco di Augusto, che in realtà era fuori dalla città romana, ne segnalava l’ingresso dal decumano, che iniziava dalla Porta Pretoria. Aosta la si pensa città di montagna, partenza per escursioni naturalistiche, ma sa sorprenderti per la sua storia. Alla partenza molte autorità aspettano di dare il via, di fronte a telecamere e giornalisti.C’è un clima di festa, da grande evento, ma l’evento ancora deve incominciare e qualche dubbio sul fatto che ci sarà davvero, o perlomeno che ci sarà fino alla fine, ce l’ho. Partiamo con qualche minuto di ritardo, rispetto alle 7:45 previste da programma. Dobbiamo quindi sbrigarci, ci avverte Marco, il responsabile della tappa, perché occorre attraversare la ferrovia Aosta-Torino prima che passi il treno, altrimenti dovremo aspettare a sbarre giù. Un gruppo di persone ci accompagna nel primo tratto, correndo insieme a noi. Anche il presidente della Regione Augusto Rollandin e la Sottosegretaria all’Ambiente Barbara Degani sono dei nostri, almeno per il primo tratto. I vari impegni istituzionali li costringeranno a lasciarci dopo 5 chilometri (la sottosegretaria) e dopo quasi una ventina (il presidente). Nel ringraziarli, ribadisco che la loro presenza ha dato ulteriore valore a Keep Clean and Run, sottolineando la necessità di testimoniare l’impegno verso un corretto rapporto tra uomo e natura. È certamente importante lanciare slogan o fare conferenze stampa, ma mettersi in prima persona con le proprie gambe a correre e con la propria schiena a chinarsi e raccogliere quanto altre persone hanno gettato nell’ambiente è un impegno tangibile: per questo sono loro riconoscente, nella certezza che l’esperienza lascerà anche a loro qualcosa di permanente.

Superiamo la ferrovia e aggiriamo le acciaierie Cogne; subito dopo il ponte di Pont Suaz sulla Dora imbocchiamo la ciclabile che corre sulla destra del fiume. Mi sorprendono la cura e la pulizia. Bello pensare che ci siano posti in Italia che, nel percorrerli, facciano pensare di essere all’estero, in quei Paesi del Nord Europa che tanto invidiamo per l’attenzione all’ambiente. A pochi passi dalla città c’è un’oasi da vivere, che ti permette di osservare il fiume e la sua vita, i suoi spazi, capirne le dinamiche e, nel frattempo, tenersi in forma. Purtroppo dove la ciclabile sfiora letteralmente l’autostrada, protetta dalle reti di confine, i segni dell’uomo sono visibili: la base della rete metallica, un po’ come una rete da pesca, è piena di cadaveri. Non sono pesci pronti da cucinare, ma imballaggi di ogni tipo, tanto che ci chiediamo come possa una persona acquistare una bevanda o uno yogurt o un pacco di biscotti, consumarli in auto e poi gettare fuori dal finestrino la confezione. Ma purtroppo è così.

In 5 chilometri lo zaino che porto sulle spalle si riempie di rifiuti. Ne parliamo con la sottosegretaria, con qualche foto di rito, proprio mentre arriviamo al parco della Grand Place. Siamo nel comune di Pollein, un’altra oasi di pace: oltre dieci ettari dove riposarsi nel verde o assistere agli sport popolari aostani. Barbara Degani e il capo della sua Segreteria tecnica Fabrizio Pennaci devono lasciare: l’inaugurazione degli spazi di Expo è imminente e devono raggiungere Milano. Nel comune di Brissogne passiamo accanto al Golf Les Iles; quindi, dal comune di Saint-Marcel, proseguiamo su una strada comunale asfaltata; alla prima rotonda di Fénis, scendiamo verso il cimitero e imbocchiamo il sentiero dei pescatori: è qui, invece, che il presidente Rollandin ci saluta. Abbiamo avuto modo di parlare a lungo con lui della gestione dei rifiuti e, pur partendo da visioni diverse, abbiamo riflettuto a fondo sul fatto che si possa fare molto. Devo dire che il correre fianco a fianco ci ha aiutato a ragionare al di là di pregiudizi, schemi mentali e diffidenze reciproche.

Dal sentiero dei pescatori il famoso castello di Fénis non si vede, ma respiro comunque un’aria medievale, pensando a battaglie e intrighi. Il sentiero scorre lungo la Dora, ma noi tagliamo verso il bike park,tra il canale idroelettrico e la ferrovia, per sbucare in una cava di lavorazione degli inerti. Resta con noi Franco Collé, fresco vincitore del Tor des Géants, la più dura corsa in montagna al mondo: 330 chilometri con 24 mila metri di dislivello positivo, da percorrere al massimo in 150 ore. Alcuni dei sentieri del Tor li conosco, percorrendoli d’estate, zaino in spalla, per respirare l’aria che scende dai 4mila metri delle montagne più alte d’Europa. Da Aosta a Pont-Saint-Martin Franco è comprensivo: mi aspetta, e intanto racconta delle sue esperienze, delle sue gare, mentre sembra galleggiare al mio fianco. Ha una corsa leggera, pare non faticare. Probabilmente, alla mia andatura, non fatica davvero! Con Oliviero parlano di tecniche di allenamento, di alimentazione, di scarpe, di dislivelli e tempi di percorrenza. Io provo ad ascoltare. Le mie domande sono più ingenue, del tipo “da quanto tempo corri?”…

Passiamo sotto l’arco scavato nella roccia, con accanto la pietra miliare anch’essa ricavata direttamente nella parete rocciosa, che segna l’ingresso del comune di Donnas. Da qui è solo strada statale fino a Pont-Saint-Martin. Il nome del comune ricorda il ponte, l’unico rimasto in piedi e transitabile dei 17 che erano stati costruiti dai romani. Ci passiamo accanto, perché l’arrivo non è in piazza, ma ai giardini della Resistenza. Gli alpini ci stanno aspettando con un gruppo di ragazzi che, nel frattempo, ha ripulito il parco comunale dai rifiuti abbandonati. Per la verità arriviamo addirittura mezz’ora prima dell’orario previsto,così che dobbiamo rifare l’arrivo per la riprese televisive ben due volte. Ma è tornata l’adrenalina, e sembra tutto più facile. L’assessore all’ambiente della Regione, Luca Bianchi, ci accoglie incuriosito da quanto abbiamo da raccontare. L’organizzazione prevede che prima di “restituire” i rifiuti e dire le impressioni raccolte, passiamo sotto le mani del fisioterapista. Marco è lui di turno alle prime due tappe ci aspetta all’ostello della via Francigena e noi siamo molto contenti di vederlo.

Roberto Cavallo

 

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