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Kingfisher: i polimeri riciclati che costano meno e fanno risparmiare petrolio

marzo 13, 2013 Campioni d'Italia, Rubriche

Il loro slogan è “good enough”, sufficientemente buono. Kingfisher Polymers, azienda nata ufficialmente ad ottobre 2012 ha già vinto, nei giorni scorsi, il premio speciale Green and Circular Economy di Italeaf, la società di supporto alla creazione di start up di TERNI Research.

L’idea di business è semplice: offrire all’industria una plastica riciclata che, non essendo perfetta come quella vergine, costi molto di meno e sia utilizzabile per tutti quei prodotti che non richiedono una materia prima eccezionale. “Io sono un ingegnere dei materiali, con esperienza in un’azienda di riciclo della plastica. Il mio socio, Giancarlo Perfetti, è un ingegnere chimico, con alle spalle più di dieci anni di lavoro in diverse industrie chimiche. Ci siamo trovati all’MBA del Politecnico di Milano e ci è venuta l’idea di puntare sulle plastiche che di solito vengono mandate in discarica o all’inceneritore per il recupero energetico”, racconta Davide Gianni.

Non tutti i tipi di plastica della raccolta differenziata, infatti, prendono la strada del riciclo: “Di solito si selezionano le plastiche semplici da separare e redditizie da rivendere, come le bottiglie in PET o le cassette della frutta. Il resto, per esempio, le pellicole alimentari, viene scartato”. Da qui l’idea di partenza: “Noi prendiamo questi polimeri e, grazie all’aggiunta di additivi, modifichiamo le loro proprietà in base alle richieste del cliente. Il risultato è una plastica meno resistente di quella vergine, non adatta per l’industria alimentare o farmaceutica, ma perfetta per molti altri utilizzi, dai bancali agli arredi, dagli elementi per il giardino alle componenti per l’edilizia”. Con notevoli vantaggi economici, visto che c’è un risparmio dal 20% al 50% rispetto ai polimeri vergini.

Per molti utilizzi, infatti, non ha senso utilizzare materia prima non proveniente dal riciclo. Diversi prodotti non hanno bisogno di un livello di perfezione estetico troppo alto, né devono avere prestazioni meccaniche elevate. “Fino a poco tempo fa si è utilizzata plastica nuova senza farsi troppi problemi visto che è un materiale a buon mercato. C’è anche il fatto che per parecchi anni c’era una scarsità di plastica riciclata. Negli ultimi tempi, però, soprattutto per ragioni economiche, le cose sono cambiate: le aziende hanno iniziato a cercare materie prime seconde, o almeno a diluire la plastica riciclata con altra vergine”. L’obiettivo di Kingfisher, però, va oltre: “Vogliamo offrire un polimero riciclato che possa essere usato da solo. L’idea è partire dal polimero vergine utilizzato dal cliente e sostituirlo con uno riciclato pensato su misura per quel particolare utilizzo, senza che l’azienda debba cambiare il processo di produzione”.

Dopo alcuni mesi di studio e ricerche, i prototipi sono pronti e diverse imprese stanno iniziando a provarli: “Il mercato è pronto. In un momento come questo, le aziende sono aperte a provare le nostre plastiche, anche se vogliono delle rassicurazioni, per essere certe che non dovranno cambiare niente dei processi produttivi attuali”. Per adesso la start up si appoggia a uno stabilimento esterno, ma c’è già l’idea di realizzarne uno non appena gli affari raggiungeranno un buon livello: “Un impianto in grado di trattare 5.000 tonnellate all’anno richiede un investimento abbastanza esiguo, pari a 500.000 euro, ed è replicabile ovunque ci sia una fonte di approvvigionamento di plastica riciclata”.

La produzione è ancora all’inizio, ma per la premiazione di Italeaf, i fondatori di Kingfisher Polymers hanno calcolato precisamente il beneficio ambientale della loro impresa: “Per ogni euro di input, ne riceviamo indietro 26 in termini di vantaggi ambientali: meno petrolio estratto, meno rifiuti in discarica, meno emissioni di gas, risparmio energetico, minori rischi di sversamenti di petrolio. Un anno di produzione del nostro impianto contribuisce a un risparmio di petrolio del volume di un edificio di 20 piani, a risparmiare la CO2 prodotta da 30 milioni di miglia percorse in aereo e a un risparmio di energia elettrica pari al consumo annuo di 5.000 persone”.

Veronica Ulivieri

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