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La giraffa e altre storie di evoluzione della specie

febbraio 7, 2012 Racconti d'Ambiente, Rubriche

In occasione del prossimo Darwin Day , che si terrà il 12 febbraio 2012, pubblichiamo oggi, in anteprima per la rubrica “Racconti d’Ambiente”, un estratto di uno dei venti racconti del  libro “Così uguali così diversi” di Dino Ticli, edito da  Scienza Express Edizioni (pag. 150 , euro 14.00). Il volume sarà nelle librerie dal 14 febbraio ma si può prenotare anche prima dell’uscita attraverso il sito scienzaexpress.it.

Pascolava in quella prateria ormai da molti anni e mai le era venuto il sospetto che le cose potessero cambiare così rapidamente. I racconti che aveva ascoltato dai suoi genitori – pace all’anima loro: erano stati mangiati da un gruppo di fameliche tigri dai denti a sciabola – descrivevano quel territorio come un paradiso, fatta ovviamente eccezione per i predatori, che era stato affidato loro come un grande dono della natura, perché produceva cibo abbondante e nutriente. Dovevano solo chinare il capo e brucare le erbe tenere e dure che crescevano senza sosta.

L’acqua scorreva abbondante un po’ ovunque e, a parte dover stare attenti ai coccodrilli, potevano bagnarsi liberamente fino alle ginocchia. Anche i suoi nonni – pace anche a loro: erano finiti da molto più tempo nello stomaco di un branco di affamatissimi hyaenodon – raccontavano storie simili e lei non aveva mai dubitato che fossero vere.

Ma adesso, che cosa stava succedendo? L’erba così rigogliosa e apparentemente inesauribile sembrava invece intristirsi giorno dopo giorno, come il suo animo, e si faceva più dura e secca.

Forse il paradiso faceva gola a troppe bocche: tra antilopi, gazzelle, piccoli cavalli, ippopotami, elefanti arcaici e altri ancora che si moltiplicavano a dismisura, senza fare nulla per porre rimedio a quella frenesia riproduttiva, loro, piccole giraffe primordiali, con collo e ambizioni di poco conto, cominciavano a sentirsi con l’acqua alla gola, anche se pure quella cominciava a scarseggiare.

- Senti – chiese un giorno a una compagna intenta a rosicchiare quel che restava di un filo d’erba stranamente di un bel colore verde nostalgia – cosa ne pensi di questa scarsità di cibo?

Quella alzò il capo preoccupata, poi soffiò con violenza dalle narici ed emise un suono minaccioso. – Se ti avvicini ancora, ti prendo a cornate! Questo è il primo filo d’erba decente che trovo da stamattina: non ti azzardare a chiedermene nemmeno un frammento!

- Un po’ troppo nervosetta per i miei gusti – commentò.

- Volevo solo sapere…

Ma non riuscì a finire la frase perché la sua interlocutrice caricò a testa bassa e la colpì con violenza in un fianco.

Riuscì a mantenersi in piedi per miracolo e ciò giovò sicuramente al suo orgoglio, ma non al suo pessimo umore. – Mi hai fatto male! – esclamò, prima di voltarle le spalle e andarsene offesa. – Sei una gran maleducata!

Ecco, si disse, quella era proprio la dimostrazione che la sua preoccupazione non era solo una fantasia: non ricordava che qualche giraffa si fosse mai accapigliata per un filo d’erba. Anzi, fino a poco tempo prima la cortesia governava quei luoghi e tutti erano disposti a farsi da parte se qualcuno chiedeva spazio. Adesso, invece, addirittura un solo filo d’erba – anche se effettivamente bello grasso e profumato, bisogna ammetterlo – era causa di conflitti.

Lo stagno, dove era abituata a bere e a rinfrescarsi nelle ore più calde del giorno, si era trasformato in un mare di fango puzzolente: scavando un po’ con gli zoccoli si poteva creare una pozza con acqua solo un po’ più pulita e così fece. Bevve avidamente e l’acqua sporca discese nello stomaco, calmando almeno per qualche momento i morsi della fame.

Quando alzò il capo, scorse un movimento strano nella melma, ma così lento che si chiese cosa potesse essere. Istintivamente fece un passo indietro e in effetti questo la salvò da un paio di fauci che si aprirono e si chiusero addentando lo spazio che occupava un attimo prima.

- Fino a qualche tempo fa non avrei sbagliato il colpo – disse il predatore trattenendo a stento le lacrime.

- Coccodrillo! Sono contenta di non essere finita nel tuo stomaco, ma mi domando che fine abbiano fatto i tuoi agguati inesorabili e i tuoi proverbiali attacchi fulminei: la tua velocità mi è parsa quella della testuggine.

Ormai del tutto incapace di trattenere le lacrime, il coccodrillo confessò:

- Cosa vuoi, non mangio da moltissimi giorni. L’ultima preda che ho catturato è stato un vecchio rospo bitorzoluto e dal sapore sgradevolissimo. Sento ancora mal di stomaco al solo pensiero. Come può un povero coccodrillo mantenersi scattante e in forma senza mangiare? Fortunate voi che potete nutrirvi senza problemi: l’erba non può scappare come le mie prede…

- E invece sì! – rispose con foga la giraffa. – L’erba non può scappare, ma può smettere di crescere. Anche il mio stomaco brontola per la fame.

- Quindi l’erba sta scomparendo… – disse più a se stesso che alla giraffa.

Il coccodrillo cominciava a capire la causa dei suoi problemi.

- È tutto chiaro: l’erba scompare, gli erbivori fanno sempre meno figli e muoiono di stenti e per questo io soffro terribilmente di fame! Potrebbero avere almeno il buon gusto e la cortesia di morire in questo stagno, tanto per loro non cambierebbe nulla e risolverebbero invece tutti i miei problemi.

- Vuoi che lo dica in giro? – propose la giraffa con ingenua cortesia.

- Lascia perdere – sbuffò il predatore, voltandosi per allontanarsi.

- Non andare via! Aspetta un momento! – lo richiamò.

- Mi sembri un tipo intelligente: forse tu puoi spiegarmi qual è la causa di questi incomprensibili cambiamenti.

- Certo che posso – confermò con un sorriso smagliante, quindi tornò sui suoi passi e spalancò le enormi fauci. -

Devi guardare attentamente sul fondo della mia gola: lì potrai trovare tutte le risposte che cerchi.

La giraffa fece per avvicinarsi, ma si fermò sentendo una risata trattenuta a stento provenire dall’alto.

- Sono uno stupido! Sono uno stupido!

[...]

Dino Ticli*

*È laureato in scienze geologiche con perfezionamento negli ambiti zoologico e botanico. Insegna scienze presso un Liceo di Lecco. Con un racconto breve, si è qualificato fra i finalisti del premio internazionale Andersen Baia delle Favole 1997. È risultato fra i tre vincitori del concorso nazionale 2000 per l’infanzia “Gianni Cordone” di Vigevano ed è stato finalista al concorso nazionale Gutenberg di Fucecchio.

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