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La spazzina detective di Nicoletta Vallorani

marzo 13, 2012 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del  libro “Lapponi e cricetidi Nicoletta Vallorani, edito da Edizioni Ambiente (pag. 224 , 15.00 euro).

Apparizione mistica in una discarica. Un anziano signore che preferisce non rivelare il suo nome è stato testimone di un’apparizione di Santa Rita, protettrice delle cause perse. La santa è apparsa in una discarica di rifiuti tossici, in piedi su un bidone di residui di dubbia provenienza, e ha dichiarato di essere stata mandata ad annunciare che Dio è in anno sabbatico e per un po’ non farà miracoli. Nell’attesa del suo ritorno bisognerà arrangiarsi. Quando la santa è scomparsa, il bidone avrebbe cominciato a sputare cornetti portafortuna.”

Ho fatto una trattativa con Dio.

L’ho fatto solo per non lasciare nulla di intentato. E poi perché non ci vedevo niente di strano. Due giorni prima che mi decidessi a questo passo, in pronto soccorso hanno portato uno che si era ustionato le chiappe a furia di fotocopiarsele.Voleva metterle nel suo curriculum e dichiarare di essere disposto a darle via per un lavoro qualunque. Quando lo hanno portato alla neuro, ha detto che magari, se lo tenevano lì, gli riusciva di fare qualche pasto decente per un paio di giorni. Se ne sono disfatti in un baleno, quando hanno capito che non era matto, ma solo disperato. Intanto, alla televisione dicono che siamo un Paese in crescita e che le cose vanno sempre meglio. E invitano le copisterie a non lasciare gli utenti da soli con le fotocopiatrici. Stanno sbocciando strane storie d’amore tra macchine e umani. L’esempio del fotocopiatore di chiappe potrebbe diffondersi.

Io, tecnicamente, sono quasi morta. Non posso fare molto per difendere i miei diritti o per riavere il mio lavoro di essere vivente. Perciò, ecco, ho pensato che il mio unico interlocutore plausibile potesse essere il Manager Supremo, l’Amministratore Delegato del creato, LUI, il Capo, insomma, Dio.

In ogni negoziazione, il problema è solo quello di trovare gli argomenti giusti. Individuare una falla nella corteccia spessa di diffidenza della persona che vogliamo convincere. Il problema è che abbiamo tutti dei punti deboli, anche se quelli di Dio sono ineffabili, ineguagliabili e, per il fatto stesso di applicarsi a Dio, difficili da definire.

Però io ho fiducia in me stessa. Dopo tutto, sono Zoe Libra, la netturbina di Pasteur, e a vivere dove ho vissuto bisogna essere esperti di mediazione. A Pasteur, siamo tutti meticci, nel corpo e nell’anima. Questo mi ha resa abile nella diplomazia dalla nascita e nelle diverse fasi della crescita. Credo di aver affinato le mie arti prima di arrivare qui. Ognuno, nel trapasso, si porta dietro quel che può. Ora che mi trovavo al Tavolo Divino, determinata a negoziare, conveniva che mettessi in gioco tutti i miei talenti. Era, alla lettera, una questione di vita o di morte.

Il tavolo era ingombro di progetti, disegni, lucidi, e c’era pure qualche modellino sospeso nel nulla, tipo ologramma, ma miracolistico invece che tecnologico. Doveva esserci aria di restauro anche in Paradiso. Quale fosse la circostanza che stava determinando quel fiorire di iniziative non lo chiesi. Il cielo avrà le sue necessità, e per me, che mai sono stata credente, esse sono un mistero che non sento la necessità di sondare. In più, in quel caso specifico, non avrei mai voluto fare la figura della ficcanaso: era già abbastanza seccante che mi trovassi lì nei panni di una suprema rompiballe.

Il Divino Progettista, o comunque lo si voglia chiamare, non aveva tempo per me. Ma quando uno è perfetto, deve essere anche perfettamente disponibile.

E questa fu la prima trappola in cui lo incastrai.

«In sintesi, cosa vorresti?»

«Eccellenza, non sono adatta a trasferirmi. Io faccio la netturbina. Qui non ci sono rifiuti da raccogliere. Neanche un cassonetto. Operatori ecologici in Paradiso non ne ho mai visti.»

«Preferisci l’Inferno?»

Strategia sbagliata. «No, non è questo. Solo che… sua Magnificenza, mi lasci dove sono.»

«Cioè in un letto d’ospedale, senza memoria, senza sentimenti e con la testa vuota di un neonato?»

«Mangio?»

«Mangiare, mangi, carina. Ma ti ricordi quello che hai mangiato oggi? O ieri? O una settimana fa? Non ti evolvi. E noi non siamo criceti. Noi non giriamo su una ruota. Noi dobbiamo giungere alla fine della vita a qualcosa di più perfetto dell’essere che eravamo in principio.»

In tal caso, con me l’obiettivo era fallito alla grande.

«Ecco, appunto: voglio una seconda chance.»

«Cara, tu hai innumerevoli difetti, ma non sei un criceto.»

«Vuol dire che mi concede una seconda chance?»

«Cioè vuoi che ti rimandi in quel letto d’ospedale? A moriredi noia?»

Il Divino Pensatore non aveva tutti i torti, lo ammetto, però il punto era che non me ne volevo andare.

Non in via definitiva.

Avevo ancora alcune questioni da sistemare. Le abbiamo tutti quando la morte ci rapisce all’improvviso. Finora non ho mai sentito di qualcuno che sia stato rapito preparato e con la valigia pronta. Perciò la mia impreparazione era normale. Certo, con tutto il tempo che avevo passato a vegetare, mi ero un po’ annoiata di stare senza far nulla. Neanche nella Terra di mezzo, la magica desolazione tra la morte e la vita, ci sono rifiuti da raccogliere. Niente avanzi né tossici né utili. Sicché, io che di mestiere avevo sempre fatto la netturbina, non avevo niente da fare. La Terra di mezzo, per di più, è fatta di aria e cielo, e questo è una considerevole seccatura. Qualunque cosa vola spontaneamente al suo posto. E non lascia sporco in giro. [...]

Nicoletta Vallorani*

*Nicoletta Vallorani, marchigiana, da tempo residente a Milano, insegna, traduce, scrive, legge e passa il tempo che resta con le sue figlie. Tra i suoi libri, molti dei quali tradotti all’estero: La fidanzata di Zorro (Marcos y Marcos, 1996), Cuore meticcio (Marcos y Marcos, 1998), Le sorelle sciacallo (DeriveApprodi, 1999), Come una balena(Salani, 2000), Eva (Einaudi, 2002), Visto dal cielo (Einaudi, 2004) e Cordelia (Flaccovio Editore, 2006).

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