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La versione di Petrini. Slow Food e la riforma della PAC

aprile 23, 2012 Bollettino Europa, Rubriche

“L’Europa ha bisogno di una nuova Politica Agricola Comune e la riforma della PAC è il banco di prova più importante per verificare se la nostra Unione funziona, mentre a differenza di quel che pensano in tanti l’agricoltura non vive una situazione felice: al contrario si trova in un quadro drammatico”. Lo ha affermato il fondatore e presidente internazionale di Slow Food, Carlo Petrini, durante la conferenza stampa seguita al convegno “Local Agricolture and Short Food Supply Chains”, tenutosi a Bruxelles lo scorso 20 aprile, in presenza dei commissari Europei  all’Agricoltura, Dacian Ciolos, e alla Salute, John Dalli.

L’agricoltura “è un elemento che parla della vita di tutti i cittadini europei, è una questione strategica per poter rafforzare le differenze culturali dei nostri paesi in un concetto unitario”, ha continuato Petrini che, oltre alla Commissione, ha chiamato in causa anche il Parlamento Europeo. Allo stesso tempo però “il futuro delle comunità rurali è a rischio, nonostante il loro fondamentale ruolo di custodia del paesaggio e tutela di ecosistemi unici. Finora le politiche di sviluppo rurale si sono dimostrate inadeguate a soddisfare i bisogni di queste comunità. Per cambiare questa situazione sono necessari nuovi ed efficaci paradigmi”.

Obiettivo dell’incontro di Bruxelles era infatti l’esplorazione di possibili modi per incentivare l’agricoltura di piccola scala e la filiera corta, nonché la valutazione del potenziale economico. Tra i temi, quindi, i possibili interventi a supporto dei piccoli agricoltori attraverso la PAC e le strategie da mettere in atto per stimolare la consapevolezza e l’attenzione dei consumatori verso le produzioni locali. In sostanza l’applicazione pratica, a livello europeo, della filosofia di Slow Food, che da sempre si impegna per avvicinare produttori e consumatori, come insegna anche un progetto unico al mondo quale Terra Madre.

Il consumo –  afferma Petrini – è l’atto finale del processo produttivo, il consumatore deve entrare a far parte di questo processo chiedendosi da dove arriva il cibo che mangia, diventando consumatore consapevole e operando scelte buone, pulite e giuste. Con le nostre decisioni possiamo influenzare il sistema produttivo. Se scegliamo di mangiare locale possiamo aiutare l’ambiente e consentire una vita migliore agli agricoltori e a noi stessi”.

Petrini è poi intervenuto anche su una questione più specifica e solo apparentemente marginale, ma in realtà di estrema rilevanza per l’ambiente: il fenomeno della morìa delle api e di altri insetti impollinatori, registratosi negli ultimi anni, con particolare evidenza, in Europa e in Nord America. Tanto che, lo scorso 18 aprile, l’Ombudsman UE ha aperto un’inchiesta sull’operato dell’Esecutivo comunitario, accusato di non aver preso nella dovuta considerazione le prove scientifiche esistenti contro i neonicotinoidi, dei pesticidi sistemici, e di aver mancato al proprio dovere di difendere l’ecosistema proibendo questi pesticidi, che vengono usati per “conciare” i semi di mais prima della semina. La Commissione dovrà ora rispondere ai rilievi dell’Ombudsman entro il 30 giugno. La richiesta di mettere al bando i neonicotinoidi è stata ribadita da Petrini, il quale ha affermato che “Slow Food ha fatto una grande battaglia per proibire i neonicotinoidi in Italia, e l’ha vinta: nonostante siano cambiati quattro Ministri delle Politiche agricole in due anni, tutti hanno sempre confermato il divieto, e i risultati ci sono”. “Auspico – ha aggiunto Patrini – che l’UE e tutti gli Stati membri facciano lo stesso, perché il legame della scomparsa delle api con questi pesticidi è ormai accertato scientificamente. La morte della api sarebbe la morte dell’agricoltura e quindi la fine dell’umanità, perché le api sono l’essenza dell’agricoltura, e non solo l’immagine di un mondo bucolico”.

Di riforma della PAC e ambiente ha discusso anche l’ultima sessione Plenaria del Parlamento Europeo. I deputati hanno approvato una risoluzione che mette al centro della nuova PAC la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Poiché l’Unione Europea non è riuscita a raggiungere gli obiettivi 2012 sulla biodiversità, i deputati chiedono, in sostanza, che tutte le politiche comunitarie rispettino gli impegni assunti in materia di biodiversità e che i sussidi che danneggiano l’ambiente siano individuati e eliminati. Nella risoluzione i deputati affermano anche esplicitamente che la Politica Agricola Comune non è diretta solo a garantire la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale, ma anche la preservazione della biodiversità. Pertanto, avendo finora fallito tale obiettivo, la PAC dovrebbe ricompensare gli agricoltori che adottano tecniche di produzione più rispettose dell’ambiente – come quelle biologiche e biodinamiche. In questo contesto risultano di fondamentale importanza le questioni dei pagamenti e dei controlli. I primi dovrebbero, ovviamente, rispettare la protezione della biodiversità e degli ecosistemi – inclusi il rispetto degli habitat degli uccelli, l’utilizzo dell’acqua e dei pesticidi. Le ispezioni in loco, invece, dovrebbero essere rafforzate per garantire il rispetto delle norme ambientali e la verifica della bontà di quanto disposto, così che tutti i sussidi che rischiano di provocare danni all’ambiente possano essere individuati ed eliminati entro il 2020.

Donatella Scatamacchia

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