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Camminare nei boschi. Le riflessioni di Lorenza Russo

ottobre 30, 2012 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del  libro Camminare nei boschi” di Lorenza Russo , edito da Hoepli (pag. 166 , 16.92  euro).

Il bosco ha la capacità di depurare l’aria, assorbendo e neutralizzando sostanze nocive quali anidride solforosa, protossido di azoto, benzopirene e altri gas e vapori tossici. Le foglie filtrano polveri e pulviscoli velenosi. È scientificamente provato, le città con parchi e alberi sono meno inquinate.

Ma, prima che per la nostra aria, le foglie svolgono un’altra funzione importante: intercettano la luce del sole e la utilizzano come fonte di energia per vivere e crescere, facendo crescere con loro l’albero. Legno, foglie, fiori e semi costituiscono a loro volta il nutrimento per milioni di animali.

In un anno, un ettaro di bosco può liberare nell’aria 20 tonnellate di ossigeno e fissarne 10 di carbonio dall’anidride carbonica dell’atmosfera. E ancora: in una giornata di sole, un grosso albero libera sotto forma di valore traspirato circa 600 litri d’acqua, che ha assorbito dal terreno; durante i mesi estivi un albero traspira quasi 10.000 litri d’acqua, mentre un ettaro di bosco ne cede all’aria 3.500.000, restituendo all’atmosfera il 60-70% dell’acqua meteorica che, senza alberi, non tornerebbe più agli strati d’aria sovrastanti.

Questa è una delle fasi di un più complesso processo noto come “ciclo dell’acqua”: in genere lo si studia alle scuole elementari, per cui è probabile che chi va a camminare in montagna per scelta, quindi in età adulta, l’abbia già dimenticato.

I rischi per i nostri boschi sono molti: i cambiamenti climatici, i parassiti, il sovrappascolo, le strade, gli impianti sciistici ed elettrici che mietono molte vittime tra gli animali selvatici e gli incendi (più di 9.000 all’anno). Quella degli incendi, in particolare, è una vera e propria piaga sociale, soprattutto nell’Italia meridionale e nelle isole, e rischia di compromettere interi ambiti forestali e la possibilità di preservarne gli importanti valori di biodiversità per la degradazione ambientale che spesso innescano. Per impedire il propagarsi degli incendi in aree boschive,spesso vengono creati dei “viali tagliafuoco”,corridoi rettilinei privi di alberi, che saltano all’occhio perché rappresentano l’unica linea geometrica nel manto verde.

Tra gli altri fattori di rischio per il bosco, l’ozono è quello che desta la maggiore preoccupazione per il nostro Paese in cui, nei siti monitorati, la concentrazione risulta spesso superiore al livello ritenuto critico per la vegetazione. Per cercare di contrastare l’aumento della concentrazione dei gas che provocano il cosiddetto “effetto serra”, in particolare il biossido di carbonio, la comunità internazionale si è data degli obiettivi precisi,contenuti nel Protocollo di Kyoto: grazie alla significativa estensione del suo manto boschivo, l’Italia può detrarre dal bilancio nazionale delle emissioni 10,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica in quattro anni.

Il legno, inoltre, rientra tra le fonti energetiche che non provocano l’aumento di gas serra perché durante la combustione, la legna produce la stessa quantità di CO2 che produrrebbe naturalmente se fosse lasciata a marcire nei boschi, per effetto della decomposizione, che può essere paragonata a una lenta combustione naturale. Per di più, la quantità rilasciata è riassorbita dallo sviluppo di nuove piante che, attraverso la fotosintesi,la utilizzano per costruire i propri tessuti, producendo nuova legna. Bruciare legno per produrre energia è dunque un’azione “neutrale” dal punto di vista delle emissioni di “gas serra” e, nell’ ultimo decennio, è stata incentivata da un insieme di norme e provvedimenti nazionali e regionali.

Tuttavia, studi più recenti rivelano che la combustione della legna ha delle emissioni in atmosfera – “il particolato da biomassa” – che non possono essere considerate trascurabili e che dipendono principalmente dal tipo di tecnologia e dall’efficienza della combustione,dalla qualità del combustibile, dalla corretta installazione dell’apparecchio (ovvero la stufa) e dalla corretta gestione di questo. Inoltre, la combustione della legna sembra essere anche un’importante sorgente in atmosfera di Idrocarburi Policiclici Aromatici(IPA), composti che possono rappresentare un rischio per la salute umana.

Lorenza Russo*

*Lorenza Russo cammina in montagna da quando era bambina. Negli ultimi anni ama molto le escursioni tra mare e macchia mediterranea, che le permettono di camminare anche d’inverno. Ha collaborato a “Alp”, “La Buona Neve” e altre riviste di settore. È già autrice per Hoepli di Camminare in montagna (2008).

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