Home » Bollettino Europa »Rubriche » L’Europa divisa dal gas di scisto:

L’Europa divisa dal gas di scisto

novembre 26, 2012 Bollettino Europa, Rubriche

A Strasburgo ha vinto la lobby dell’energia. Sono tante le associazioni ambientaliste e anche alcuni Eurodeputati a pensarla così dopo che il Parlamento, il 20 novembre, con una maggioranza schiacciante, ha approvato due relazioni sul gas di scisto, potenziale risorsa che continua a dividere gli Stati dell’Unione Europea a causa dei rischi per l’ambiente.

Ma che cos’è esattamente il gas di scisto? Lo scisto è una roccia sedimentaria, che si sfalda secondo piani paralleli. Particolarmente ricca di materiale organico, la sua rottura consente l’estrazione di gas naturale, che si trova alla profondità di circa mille metri. Il processo di estrazione consiste nel fratturare le rocce, sparando nei pozzi acqua mista a sabbia e sostanze chimiche permettendo così al gas di risalire in superficie. D’ora in poi ogni Paese avrà il diritto di decidere se sfruttare o meno questa fonte energetica. Con questa controversa decisione il Parlamento Europeo sembra quindi dare il chiaro messaggio che l’estrazione del gas shalee’ sicura sia per la salute pubblica che per l’ambiente.

Gli Stati UE continuano, tuttavia, ad essere divisi: Francia e Bulgaria hanno deciso di impedire i piani di sfruttamento del territorio, mentre Polonia, Germania, Austria, Svezia, Olanda e Regno Unito la considerano una risorsa interessante. Completamente ignorato, dunque, l’emendamento presentato da settantacinque eurodeputati che chiedeva una moratoria delle estrazioni di gas scisto in Europa.

Ogni volta che si ripresenta all’orizzonte dell’UE l’urgenza di una politica dell’energia torna di attualità la ricerca di trovare fonti di approvvigionamento alternative, pulite e più economiche. In un contesto del genere la tentazione di esplorare le cosiddette riserve non convenzionali è inarrestabile. Fra queste c’è proprio il gas di scisto, concentrato principalmente in Francia e Polonia dove pare ce ne sia una scorta di ben quattordicimila miliardi di metri cubi. Il desiderio di saperne di più circa questo gas è ancora più giustificabile se si dà uno sguardo oltreoceano. Gli Stati Uniti, infatti, in soli dieci anni, si sono emancipati dal punto di vista energetico. L’88% dei loro consumi sono di origine nazionale, il 58% della loro produzione proviene dal gas di scisto. Qui, inoltre, il prezzo del gas è tornato ai livelli del 1976. Lo sviluppo e la produzione di questa fonte potrebbe, quindi, abbassare i costi aumentando la competitività, creare posti di lavoro, ridurre l’importazione di energia e migliorare l’indipendenza energetica dell’UE. Ma fino a che punto questo tipo di fonte è “pulita” e qual è il prezzo da pagare per l’ambiente e la salute dei cittadini?

Le regole più severe chieste dall’Aula in settimana sono un passo avanti, dichiarano gli scettici, i dubbi scientifici sull’impatto ambientale, tuttavia, fanno temere il peggio. Il perché è presto detto. L’estrazione del gas da scisti bituminosi necessita l’inserimento di enormi quantità d’acqua all’interno delle formazioni rocciose. Se il pozzo non è ben costruito, il rischio è quello di una contaminazione della falde acquifere, al quale si aggiunge quello di fughe di gas a effetto serra come il biossido di carbonio e dispersione di prodotti chimici (scenari già verificatisi negli USA). Senza contare che, la fratturazione idraulica (fracking), la tecnica più comune di esplorazione e di estrazione del gas di scisto, richiede molta energia. È quindi, per ora, molto inquinante e l’enorme quantità di acqua utilizzata potrebbe essere all’origine di alcuni terremoti di piccola entità. Altro dettaglio da non sottovalutare, è il fatto che l’estrazione avviene in posizione orizzontale, che, a differenza di quella verticale, prevede numerosi fori in successione e, di conseguenza, può essere effettuata solo in zone poco popolate, in Europa non molto comuni.

Di fronte a questo problema, le istituzioni europee hanno un atteggiamento a dir poco schizofrenico, che deriva anche dalle dimensioni degli interessi in gioco.

All’inizio di settembre la Commissione aveva pubblicato tre rapporti sull’argomento nei quali affermava che i gas “non convenzionali” potrebbero rappresentare fino al 60% del consumo in Europa, i rischi ambientali e i danni prodotti dall’estrazione sono elevati e che, di conseguenza, il gas di scisto può essere estratto solo in un quadro regolamentare molto severo. L’Esecutivo di Bruxelles non prevedeva, tuttavia, l’adozione di una nuova regolamentazione. A pochi giorni di distanza la Commissione industria del Parlamento Europeo aveva adottato un rapporto preliminare nel quale affermava che l’UE non dovrebbe intromettersi nelle politiche energetiche nazionali e che lo sfruttamento di questo gas ridurrà la dipendenza dell’Europa e diminuirà dal 29% al 41% le emissioni di anidride carbonica. Contemporaneamente, la Commissione Ambiente approvava un progetto di risoluzione che mirava a rendere più rigorose le misure in materia di protezione dell’ambiente e della salute e le responsabilità dell’industria per eventuali danni. Queste le tappe che hanno portato alla conferma dei contenuti dei documenti di entrambe le Commissioni nella Plenaria di novembre.

Alla luce dei fatti, però, la corsa all’estrazione del gas di scisto poco cambierebbe in vista degli obiettivi ambientali che l’UE si è prefissata: ridurre, cioè, le sue emissioni del 20% rispetto al 1990 e ottenere il 20% dell’energia utilizzata da fonti rinnovabili. Il problema risiede, sostanzialmente, nel suo essere, come gli altri idrocarburi, non una fonte a medio o lungo termine. Il suo sfruttamento avverrebbe, probabilmente, a spese dello sviluppo e della ricerca di altre fonti.

Beatrice Credi

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Global Risks Report 2019: il commento del WWF

gennaio 17, 2019

Global Risks Report 2019: il commento del WWF

Secondo il Global Risks Report 2019, pubblicato ieri dal World Economic Forum, i rischi ambientali, come i fenomeni atmosferici estremi, la mancanza di azioni sul clima e la perdita di biodiversità, rappresentano le più grandi sfide, sempre crescenti, con cui l’umanità deve fare i conti. Proprio quelli di carattere ambientale rappresentano tre dei primi cinque rischi [...]

Bando Prism-E della Regione Piemonte: finanziamenti per PMI che innovano nelle “cleantech”

gennaio 16, 2019

Bando Prism-E della Regione Piemonte: finanziamenti per PMI che innovano nelle “cleantech”

Sono in arrivo nuove agevolazioni a sostegno delle clean technologies piemontesi, un settore sempre più strategico per il futuro del Paese. È infatti aperto il bando Prism-E della Regione Piemonte, che mette a disposizione 8,5 milioni di euro a piccole medie imprese – a cui si aggiungono grandi imprese che collaborano con le PMI – di Piemonte e [...]

“Worn Wear Tour”: Patagonia promuove la riparazione dell’abbigliamento da sci

gennaio 16, 2019

“Worn Wear Tour”: Patagonia promuove la riparazione dell’abbigliamento da sci

Il prossimo 24 gennaio a Innsbruck, in Austria, prenderà il via il “Worn Wear Tour” di Patagonia, lo storico brand di abbigliamento da montagna fondato da Yvon Chouinard, che farà tappa presso le destinazioni sciistiche più importanti di tutta Europa riparando cerniere, bottoni, strappi e anche abbigliamento tecnico in GORE-TEX. Ideata nel 2013, l’iniziativa Worn Wear [...]

Il turismo minerario dell’Isola d’Elba. Alla scoperta delle pietre e degli storici giacimenti ferrosi

gennaio 10, 2019

Il turismo minerario dell’Isola d’Elba. Alla scoperta delle pietre e degli storici giacimenti ferrosi

Il rosso del ferro, l’oro della pirite e l’argento dell’ematite, fino alle mille sfumature del granito. Quello dell’Isola d’Elba è un viaggio tra i colori delle pietre, custodite da sempre nel ventre dell’isola e scavate, a partire dagli Etruschi fino a una manciata di anni fa, con giacimenti apparentemente inesauribili. Chiuse nel 1981 dopo quasi [...]

Agricoltura biologica: il testo unificato riconosce “il ruolo ambientale” e prevede un logo nazionale

dicembre 19, 2018

Agricoltura biologica: il testo unificato riconosce “il ruolo ambientale” e prevede un logo nazionale

La Camera dei Deputati ha approvato a grande maggioranza, nei giorni scorsi, il testo unificato delle proposte di legge “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, che prevede l’introduzione di un logo nazionale e il riconoscimento del ruolo ambientale dell’agricoltura biologica, oltre a quello economico-sociale [...]

Reborn Ideas, il nuovo aggregatore di prodotti italiani da upcycling

dicembre 19, 2018

Reborn Ideas, il nuovo aggregatore di prodotti italiani da upcycling

Reborn Ideas è la nuova start up marchigiana nata con l’obiettivo di aggregare e vendere prodotti “ecochic”, 100% Made in Italy, ispirati all’upcycling, al recycling, o realizzati con nuovi materiali ecosostenibili, grazie alla riscoperta della sapiente manualità artigianale italiana. L’upcycling, in particolare, è il processo di conversione di materie prime di scarto o prodotti dismessi [...]

Con “Torino ti dà la carica” la colonnina elettrica arriva sotto casa

dicembre 14, 2018

Con “Torino ti dà la carica” la colonnina elettrica arriva sotto casa

Privati cittadini, operatori commerciali e liberi professionisti residenti o domiciliati a Torino potranno chiedere di disporre di una colonnina di ricarica elettrica sotto la propria abitazione o davanti al negozio o all’ufficio. Si tratta del nuovo progetto “Torino ti dà la carica“, presentato oggi dall’amministrazione comunale guidata da Chiara Appendino. Lo scorso 28 settembre la Città [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende