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L’Italia a rischio multa per la Xylella. Spunta il fantasma del “blocco alle esportazioni”

dicembre 28, 2015 Bollettino Europa, Rubriche

La Xylella fastidiosa torna a occupare l’agenda europea. Parlamento, Commissione e Consiglio UE hanno, infatti, raggiunto un accordo sulle nuove misure, per combattere parassiti delle piante come la Xylella, mirate soprattutto alla prevenzione. “Prevenire è meglio che curare” ha commentato il Commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis, secondo cui questo principio “è più che mai valido a seguito delle gravi minacce per le piante, come la Xylella, che stiamo affrontando nell’Unione Europea”.

Le norme includono monitoraggi, notifica e eradicazione dei parassiti, piani di emergenza, campagne di sensibilizzazione, ‘passaporti’ delle piante e puntano sulla capacità di allerta degli Stati membri e sul loro coordinamento.

In concomitanza con queste decisioni si è riunito a Bruxelles il Comitato Fitosanitario proprio per fare il punto sulla Xylella. All’incontro sono stati esposti i risultati preliminari della missione dell’Ufficio Veterinario e Alimentare Europeo (Fvo) dello scorso novembre in Puglia, da cui è emerso quanto già attuato del piano previsto dall’Italia, ma anche le carenze, che hanno portato la Commissione Europea ad inviare la lettera di messa in mora, prima fase della procedura d’infrazione. Sul piano dei controlli, le autorità italiane hanno riferito di aver condotto 12mila analisi sull’intero territorio nazionale nel 2015, ad esclusione della Puglia, confermando l’assenza della ‘Xylella fastidiosa’ nel resto del Paese, in particolare in Basilicata, Campania e Sicilia.

Per quanto riguarda, invece, la procedura d’infrazione, il provvedimento europeo è la conseguenza del mancato rispetto degli obblighi previsti dal piano di eradicazione del batterio, in particolare per il ritardo accumulato nell’attuazione delle misure contenute. In particolare, secondo il rapporto dell’Fvo, risultano “carenze significative” nella lotta contro la diffusione della Xylella.

Queste riguardano, da una parte i test per l’individuazione di piante colpite dal batterio in altre aree della zona infetta (la provincia di Lecce) e nella zona di sorveglianza confinante (la fascia di Nord Ovest entro il confine della provincia di Lecce e i nuovi focolai in provincia di Brindisi); e dall’altra il mancato espianto degli alberi infetti e delle potenziali piante “ospiti” in un raggio di 100 metri attorno a questi, nella zona di sorveglianza. Il documento ufficiale è stato inviato alle autorità italiane pochi giorni fa. L a parola, ora, spetta al governo italiano, che entro 60 giorni dovrà presentare alla Commissione Europea le proprie controdeduzioni; in caso quest’ultime non dovessero essere considerate valide, entrerà in gioco la Corte di Giustizia, la quale potrà sanzionare l’Italia con una multa, ma anche con il blocco delle esportazioni per tutto il settore vivaistico nazionale.

Inoltre, durante la riunione i francesi hanno riferito i risultati, finora negativi, delle indagini per stabilire la provenienza della Xylella (di un ceppo diverso rispetto a quello salentino) ritrovata su alcune piante di Polygala Myrtifolia importate in Corsica e nella regione Provenza-Costa Azzurra. Le indagini, che hanno coinvolto diversi vivai (anche in Sicilia), continuano.

Sulla base di questi dati la Commissione europea ha quindi presentato le linee guida per i piani nazionali di monitoraggio e prevenzione che gli Stati membri dovranno presentare per il 2016.

Beatrice Credi

 

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