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Loacker: pionieri del vino biodinamico dal 1979

ottobre 5, 2011 Campioni d'Italia, Rubriche

BIOneers, ovvero pionieri del biodinamico. E’questo il nuovo e meritato claim dell’azienda agricola Loacker di Bolzano, che con gli omonimi produttori di wafer condivide il nome e un’antica parentela, ma non il settore merceologico. Rainer e i figli Hayo e Franz producono infatti vino da agricoltura biodinamica, un metodo che si rifà agli studi sull’uomo, la natura e il mondo minerale del filosofo austriaco Rudolf Steiner e che vieta di utilizzare pesticidi, fertilizzanti o qualsiasi altro prodotto chimico di sintesi.

Il viticoltore, ci spiega Rainer – che il 30 settembre ha festeggiato i suoi 70 anni - deve assecondare la crescita spontanea e il ciclo vegetativo autonomo della pianta, il cui sistema immunitario, come per l’uomo, può essere rafforzato unicamente attraverso il ricorso a rimedi omeopatici e fitofarmaci – anche questi prodotti “in famgilia” dalla Loacker Remedia, l’azienda fondata nel 1983 e ora diretta da Hannes, il figlio maggiore di Rainer.

Se si escludono minime quantità di zolfo (per garantire la conservabilità del vino) e rame, concesse dal disciplinare di certificazione, nelle vigne Loacker si è dunque eliminato completamente l’uso della chimica, e alle uve pigiate non si aggiungono nemmeno tannini nè lieviti artificiali. Si utilizzano esclusivamente preparati biodinamici e omeopatici per il trattamento delle viti: l’arnica, ad esempio, serve a rimediare i danni provocati dalla grandine sia ai vitigni che all’uva; l’aconitum viene adoperato contro le infezioni, mentre la silicea contribuisce a rinforzare la struttura delle foglie e dei germogli. Lo scopo è quello di giungere al massimo equilibrio del vitigno.

“L’avvicinamento alla viticoltura biodinamica è venuto a coincidere, negli anni ’70, con un cambiamento nella mia vita”, ci racconta Rainer. “Ho iniziato a vivere in modo naturale e biologico e, di conseguenza, fare vino per me non poteva che avvenire secondo questi principi”. Anche l’omeopatia è frutto di una scelta di vita e di convinzioni esistenziali profonde. “La vite - continua Rainer – fa parte degli esseri viventi del mondo, così come un sasso, gli animali e l’uomo. La pianta manca di una funzione come la spiritualità, ma per il resto ha la stessa dignità, nel cosmo, dell’uomo”.

Il maso Schwarhof

Una filosofia di vita, dunque, sincera e sentita, non di maniera, ma anche concretezza e mercato. In famiglia Franz è il responsabile del marketing delle tre tenute in cui si produce il vino: la Schwarhof di Santa Giustina (la frazione di Bolzano in mezzo agli stupendi vigneti di Santa Maddalena), la tenuta Valdifalco in Maremma, che contribuisce alla nuova linea Terra Unica del Consorzio Vintesa (realizzata per i 150 anni dell’Unità d’Italia) e Corte Pavone, sempre in Toscana, dove nascono i grandi Brunello di Montalcino.

Ma è Hayo, classe 1973 e diploma in enologia a Digione, il responsabile di tutta la produzione, che incontriamo nel momento meno opportuno per un’intervista, mentre si affanna tra la cantina e il telefono dell’ufficio, nella tenuta di Bolzano, per seguire la vendemmia delle uve, in contemporanea, nelle tre aziende. “Tutto ritorna in vigna“, ci spiega Hayo disegnando con il dito un circolo chiuso. Gli scarti di produzione (vinacce e feccia) vengono utilizzati come ammendanti a seguito del compostaggio in azienda, una pratica divenuta legale solo di recente, ma che fino a pochi anni fa obbligava gli agricoltori a smaltire, contro la propria volontà e con costi aggiuntivi, una preziosa materia organica considerata mero rifiuto. Anche le acque di scarico sono pulitissime, perchè l’azienda, per pulire i tini e la cantina, non utilizza detergenti chimici, ma solamente acqua calda ad alta pressione. I pannelli del solare termico, poi,  hanno ormai 35 anni e, oltre a dimostrare quanto la famiglia sia stata pioniera e lungimirante anche nell’utilizzo delle fonti rinnovabili, conferma agli scettici la durata di questi impianti, che va ben oltre gli incentivi dal GSE, ripagando abbondantemente qualsiasi investimento.

Le attenzioni agli aspetti di sostenibilità ambientale devono però conciliarsi con le qualità organolettiche del vino e non comprometterle. Per questo Hayo ha portato avanti una sua ricerca sulle alternative al tappo in sughero che consentissero di evitare il rischio del fastidioso “gusto di tappo” e nel 2004 ha introdotto, primo in Italia, il raffinatissimo e altrettanto ecologico tappo di vetro, che sigilla e contraddistingue oggi quasi tutta la produzione Loacker. I risultati parlano da soli e sono su tutte le principali guide internazionali del vino, a conferma del fatto che i vini biologici e biodinamici di qualità non hanno nulla da invidiare a quelli “tradizionali” dei grandi produttori. Semmai il contrario. “Dipende cosa intendiamo per qualità“, precisa Hayo. “Solitamente si tende a identificare la qualità con l’aspetto gustativo, che è anche quello di maggior impatto mediatico. C”è però una parte altrettanto importante della qualità di un vino che riguarda il dinamismo intrinseco del prodotto in direzione della salute. Quando io parlo di qualità le intendo entrambe.”

Ma c’è qualcuno che fa il furbo e “ci prova” anche tra i produttori di biologico e biodinamico? Hayo ha un consiglio semplice per alzare la guardia. I malintenzionati, infatti, difficilmente si trovano tra i veri produttori, più facilmente tra chi compra e rivende, fiutando la nicchia di mercato in crescita. “Quello che posso consigliare al consumatore, come campanello di allarme, è leggere bene l’etichetta: prodotto da o imbottigliato da? Nel secondo caso le uve sono state comprate da altri…”. Per questo Loacker aderisce anche alla Tirolensis Ars Vini, l’Associazione Vignaioli Sudtirolesi, alla quale possono prendere parte unicamente coloro che coltivano direttamente terreni di proprietà o in affitto e che vinificano e vendono in proprio, garantendo una stessa mano che coltiva, raccoglie, imbottiglia e vende.

Andrea Gandiglio

 

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