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“L’orologio degli organi”, ovvero i ritmi circadiani nell’antica medicina cinese

ottobre 10, 2017 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Il Premio Nobel per la Medicina, assegnato nei giorni scorsi a Jeffrey C. HallMichael RosbashMichael W. Young, ha riportato i riflettori della stampa internazionale ad occuparsi dei “ritmi circadiani” regolati dall’orologio biologico, ovvero, quel “meccanismo interno” che uomini, animali e piante usano per adattarsi ai ritmi della giornata. In realtà questo fenomeno era già ben noto da millenni nella Medicina Tradizionale Cinese, come racconta Li Wu nel saggio (uscito in Italia già a gennaio 2016) ”L’orologio degli organi” (Macro Edizioni, pag. 160, € 11,50). Mentre però i tre scienziati americani si concentrano su una base prevalentemente genetica del ritmo circadiano, Li Wu ricorda come l’antichissima medicina tradizionale cinese ne leghi la funzione al flusso energetico del pianeta, all’energia vitale che avvolge ogni essere vivente. Pubblichiamo qui di seguito un estratto dell’introduzione. A questo link è possibile scaricare gratuitamente un capitolo del libro.

L’essere umano si sta allontanando sempre più dal suo naturale ritmo di vita. Il programma delle giornate non è più stabilito dall’alternanza di giorno e notte, dal ritmo imposto dal sole o da quello determinato dal cambio delle stagioni, ma è strutturato da una serie di obblighi e di compiti impellenti, ai quali adattare di giorno in giorno la quotidianità. Non importa se a livello lavorativo o privato, se di giorno o di notte: bisogna essere raggiungibili e disponibili in qualsiasi momento, e possibilmente mettersi subito in moto, e di corsa.

Non c’è nulla come la lentezza per portare gli altri sull’orlo della disperazione. Ormai sono pochi i momenti in cui ci si può davvero fermare a riprendere fiato. E anche se sprecare una giornata di tanto in tanto fa bene alla psiche, i sensi di colpa cronici finiscono per annullare in fretta l’effetto rilassante. Per questo molte persone si sentono in continuazione stressate, sono sotto pressione, hanno i nervi a fior di pelle e un bel giorno si ritrovano “esaurite”. Oppure sviluppano i tipici sintomi da stress, che in seguito verranno curati con i farmaci senza minimamente intervenire sulle cause effettive.

Prima o poi la maggior parte di noi finisce per soffrire di disturbi ricorrenti del sonno, di emicrania, di problemi gastrointestinali o di perdita di energia, fino a provare sbalzi di umore di tipo depressivo. Anche se spesso sono “soltanto” disturbi psicosomatici, andrebbero comunque sempre interpretati come segnali di allarme. Ci indicano che dovremmo riprendere a prestare più ascolto al nostro corpo, al nostro orologio interno. Ogni allontanamento dai processi ritmici della natura si ripercuote infatti a lungo termine negativamente sulla nostra salute e sul nostro benessere.

Secondo le conoscenze terapeutiche millenarie della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), la natura e perfino il cosmo sono soggetti a una costante trasformazione, a un’alternanza di fasi di attività e di quiete, di yin e di yang, a un’interazione dinamica degli opposti. Se questo delicato equilibrio è disturbato, l’intero sistema va fuori fase. Oggi più che mai sono ancora valide le affermazioni contenute nel “Canone dell’Imperatore Giallo”, l’antichissimo testo fondamentale della MTC:

«Nei tempi antichi gli uomini conducevano una vita semplice. Andavano a caccia, pescavano e stavano tutto il giorno in mezzo alla natura. Quando l’aria si rinfrescava, incrementavano la loro attività per difendersi dal freddo. In estate si ritiravano in luoghi ombreggiati per sfuggire alla calura. Interiormente non lasciavano che le emozioni facessero perdere loro la calma, e non provavano brame smodate. Esteriormente non erano ancora esposti alle sollecitazioni diffuse al giorno d’oggi. Vivevano senza cupidigia e invidia, in armonia con la natura. Mantenevano un atteggiamento di jing shen nei suo, una condizione di pace interiore e di concentrazione della mente e dello spirito. In questo modo impedivano l’invasione dei fattori patogeni. […] Oggi gli uomini sono diversi. Interiormente sono schiavi delle emozioni e delle preoccupazioni, sovraffaticano il loro corpo con lavori pesanti, non seguono più i cambiamenti periodici delle stagioni e sono più vulnerabili agli attacchi dei “briganti” e dei venti».**

Anche l’essere umano è immerso nei processi ritmici della natura. La nostra vita viene di giorno in giorno determinata dal corso delle stagioni, dall’alternanza di sole e luna, di giorno e notte. Siamo soggetti a un ritmo di 24 ore, a un ciclo energetico che ricomincia da capo ogni giorno. Analogamente, anche ogni organo è soggetto a fasi di attività e riposo. I disturbi che si manifestano in particolari ore della giornata rimandano a determinati organi. Anche le terapie possono essere più efficaci in certi momenti, e potremmo perfino adeguare gli orari di lavoro all’orologio degli organi, il pacemaker interno. Siamo noi stessi i principali responsabili della nostra salute e della nostra felicità. Solo riallineando la nostra vita quotidiana ai nostri naturali bisogni e vivendo in maniera consapevole e in armonia con il nostro orologio interno, potremo recuperare il bioritmo naturale, uno dei principali presupposti per un’esistenza all’insegna del benessere, della salute e soprattutto della felicità.

Li Wu*

*Li Wu, dottore in medicina tradizionale cinese, è professore di MTC all’Università dello Yunnan in Cina e professore di Medicina Orientale-Occidentale all’Università di San Francisco. Vive in Germania dove è abilitato a esercitare la professione di naturopata presso uno studio di medicina naturale da lui fondato a Monaco di Baviera.

**Maoshing, Ni (a cura di), “The yellow emperor’s classic of medicine. A new translation of the Neijing Suwen with commentary (tr. ted. di Ingrid Fischer-Schreiber, Der gelbe Kaiser, Knaur, Monaco di Baviera 2011, p. 78 sgg.). Una versione italiana di questo testo è a cura di Ilza Veith, “Testo Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo”, Edizioni Mediterranee, Roma 2001; prima edizione italiana 1949.

 

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