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“L’ultima spedizione”: i diari antartici di Robert Scott

novembre 4, 2014 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Mentre è partita nelle scorse settimane la trentesima spedizione italiana del programma nazionale di ricerca Antartide, la casa editrice Nutrimenti ha da poco pubblicato “L’ultima spedizione“, la prima traduzione integrale dei diari che Robert F. Scott tenne durante la sua ultima spedizione in Antartide (1910-1913). Un’impresa ciclopica che doveva raggiungere per prima il polo Sud e che invece venne preceduta di appena cinque settimane dalla squadra norvegese di Amundsen. Sulla strada del ritorno Scott e quattro compagni andarono incontro alla morte. Otto mesi dopo, un gruppo di ricerca trovò la tenda di Scott, i corpi di tre degli esploratori, i quaderni e la macchina fotografica che aveva immortalato la marcia. Nei sedici mesi di permanenza in Antartide Scott tenne quotidianamente (salvo pochissime eccezioni) una sorta di giornale di bordo che documenta l’intero sviluppo degli eventi. È una registrazione accuratissima, scritta su grandi quaderni durante la permanenza al campo base di capo Evans, e su tre piccoli taccuini più maneggevoli relativi all’ultimo periodo (1 novembre 1911 – 29 marzo 1912), che testimoniano la conquista del polo e la tragica fine a undici miglia dal deposito che forse avrebbe garantito la sopravvivenza della squadra polare. Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi un estratto del diciottesimo capitolo, intitolato “La marcia sull’altopiano verso il polo“, in cui Scott racconta giorno per giorno la dura strada verso il Polo Sud, nella speranza – poi delusa – di arrivare per primo.

Venerdì 22 dicembre. Campo 44, altezza circa 7100 piedi. Temperatura–18°C. Barometro 22,3. Questa terza fase della nostra spedizione inizia con buone promesse. Al mattino abbiamo costruito il nostro deposito e augurato una buona marcia alla squadra che ritorna: hanno accettato bene questa decisione, da buoni compagni quali sono.

Siamo poi partiti con i nostri pesanti carichi verso le 9.20, io con una certa ansia rapidamente scomparsa quando abbiamo affrontato di buon passo una salita. La seconda slitta ci seguiva distaccata di pochi passi, dimostrandoci che ci eravamo separati dai punti deboli facendo la giusta scelta dei componenti della squadra destinata al ritorno.

Siamo avanzati facilmente, abbiamo pranzato alle 13, fermandoci poi per riparare il contatore di marcia della slitta.Ripartiti alle 15.30, ci siamo accampati alle 18.45. In 7 ore dimarcia abbiamo percorso 12 miglia.

Rilievi: latitudine 85° 13 1/2’; longitudine 161° 55’; variazione 175° 46’ E.

Domani marceremo più a lungo, spero per 9 ore. Di giorno in giorno i carichi si alleggeriranno favorendo la nostra avanzata. Penso che oggi si sia saliti per 250 piedi; pensavo di più durante la marcia. Vediamo in basso grandi creste di pressione verso sud e sud est, in pratica tutto attorno a noi salvo nella direzione che seguiamo, quella di sud ovest. Sembra che si marcipiù o meno parallelamente alla cresta che scende dal monte Darwin. Questa notte ci troviamo davanti a una ripida salita oltre la quale sembra esserci una zona di forze di pressione. Ma è difficile rendersi conto di come stiano le cose in questa confusione di rilievi e di affossamenti. La direzione che seguiamo non ci fa molto guadagnare in latitudine, ma penso sia quella migliore per sfuggire alle forze di pressione: per il momento la manterremo.

Abbiamo superato uno o due grandi crepacci larghi 30 piedi e orientati a nord e a sud; siamo passati sui ponti che li attraversavano avendo ai lati le abituali voragini. Il tempo è rimasto splendido per tutto il giorno come già era stato di notte. (Temperatura notturna –22°C). Al mattino abbiamo avuto circa un’ora di nebbia portata dalle nuvole provenienti da nord. Ora tutto è limpido e possiamo vedere le montagne, di cui Wilson ha tratto dei disegni.

Sabato 23 dicembre. Pranzo Barometro 22.01. Saliti 370 piedi? Partiti alle 8 siamo andati verso sud ovest. La marcia sembrava in salita e l’abbiamo proseguita per 3 ore, finendo fra brutti crepacci e dure ondulazioni. Abbiamo continuato verso sud ovest, ma le condizioni sono diventate pessime e abbiamo dovuto piegare prima verso nord e poi a ovest. Qui sembra libero al momento, ma non porta nella giusta direzione. Abbiamo fatto 8 miglia e mezzo, una buona marcia. (Temperatura –19°C.Vento da sud forza 3). Ci conforta il fatto che stiamo salendo.Da una delle ondulazioni abbiamo avuto una buona visione della terra e delle creste di pressione dirette verso sud est. Sembrano disposte a scaglioni e appaiono come crepacci in via discorrimento che sembrano attenuarsi man mano che si sale. È spiacevole esser costretti a marciare tanto a lungo verso ovest,ma se continuiamo a salire dovremo a un certo punto aver superatogli ostacoli.

Sabato notte. Campo 45. Temperatura –19°C. Barometro21,61. Saliti? Altezza circa 7750 piedi. Grandi alternanze della fortuna nel pomeriggio. Abbiamo cominciato verso ovest suuna salita, più o meno la quinta superata negli ultimi due giorni.In cima è apparsa sulla sinistra un’altra linea di pressione, ma meno alta e maggiormente coperta di neve rispetto a quelle che ci avevano ostacolato al mattino. Si poteva esser tentati disuperarla e io avevo gradualmente curvato nella sua direzione.Ma poi ho ripreso i miei principi e ho piegato a ovest affrontando un’altra salita. In cima abbiamo trovato la più sconvolgente superficie, solcata da stretti crepacci orientati in diverse direzioni. Erano quasi invisibili, coperti da una sottile crosta di neve indurita senza alcun accenno di fenditure. Tutti noi vi siamo caduti dentro uno dopo l’altro e in qualche caso in coppia. Precedentemente avevamo sofferto di cadute inaspettate, ma in generale per l’impossibilità di individuare i segni superficiali dei crepacci o per la loro mascheratura a opera della neve fresca. Fino a questo momento resta misterioso come una dura crosta possa formarsi al di sopra di un crepaccio.

Punto stimato 85° 22’ 1” S, 159° 31’ E.

Nei grandi crepacci superati al mattino il margine inferiore del ponte era eroso, mentre in tutti gli altri era il margine superiore a essere slabbrato. Nel pomeriggio, in vicinanza degli stretti crepacci, abbiamo marciato per circa 10 minuti su una neve sovrastata da una dura crosta con sparsi cristalli al disotto. Era come se a ogni passo si sfondasse una custodia di ghiaccio, ma alle 17 tutto è cambiato. La superficie dura è stata sostituita da sastrugi e il nostro orizzonte si è livellato in ogni direzione. Ho tenuto la marcia verso sud ovest fino alle 18, poi ci siamo accampati con la deliziosa sensazione della sicurezza di aver finalmente raggiunto la cima vera e propria. Questa sera sono soddisfatto di ogni cosa. Oggi abbiamo marciato per 15 miglia salendo per circa 800 piedi: tutto in 8 ore e mezza. La mia decisione di continuare a salire senza tener conto della direzione è pienamente giustificata e sarei del tutto sorpreso se avessimo ancora difficoltà con i crepacci o con le ripide salite. A mio parere, per la prima volta il nostro obiettivo è realmente in vista. Siamo in grado di trainare il nostro carico e di poterlo fare molto più rapidamente e più a lungo di quanto mi aspettassi nei momenti di maggiore ottimismo. Mi auguro solo che continui il tempo buono. Come ci aspettavamo c’è un vento freddo, ma con i buoni indumenti e la ricca nutrizione possiamo affrontare sforzi peggiori di quelli attuali. Ho fiducia che questo confermi il miglioramento delle nostre previsioni, che abbiamo atteso per tanto tempo.

Robert F. Scott *

* Il nome di Robert Falcon Scott (1868-1912) è indissolubilmente legato alla ‘corsa’ al polo Sud che lo vide preceduto di poche settimane dalla squadra norvegese di Roald Amundsen, e che si concluse con la morte dell’esploratore britannico e di quattro dei suoi compagni sulla strada del ritorno. Prima della tragica spedizione della Terra Nova (1910-1913), Scott aveva comandato anche quella della Discovery (1901-1904), compiendo insieme a Ernest Shackleton e Edward Wilson la prima marcia di avvicinamento al polo Sud mai tentata dall’uomo.

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