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Madamina, il catalogo (Ikea) è questo. La sostenibile follia della Banda Osiris

luglio 18, 2014 Rubriche, Very Important Planet

Il fatto stesso che leggiate questa intervista significa che, anche questa volta, il mondo non è ancora finito, nonostante le gufate dei Maya e dei tanti altri profeti di sventura rievocati nell’esilarante spettacolo “Finalmente il Finimondo!“, andato in scena al Teatro Sociale di Trento il 5 luglio scorso. E’qui, tra le montagne trentine, che abbiamo incontrato i “professori” della Banda Osiris, il leggendario quartetto nato a Vercelli nel 1980, al secolo: i fratelli Gianluigi e Roberto Carlone, Giancarlo Macrì e il toscano Sandro Berti. Quattro personaggi completamente “fora”, come direbbero da queste parti, ma di grandissimo talento musicale. Un talento messo, da diversi anni, al servizio della sostenibilità, con spettacoli, partecipazioni radiofoniche e, last but not least, la direzione artistica di un festival che, non a caso, si chiama Pianoforte Sostenibile, in programma a Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo, dal 17 al 20 luglio. Ecco quello che rimane, secondo un precario filo logico, di un’intervista “impossibile” durata un’ora e registrata con tre telefoni diversi, man mano che la “memoria” si esauriva.

D) Cari professori, i musicisti solitamente non sono così “sostenibili”, basta vedere come vengono lasciate le piazze dopo i concerti. La vostra sensibilità su questi temi come nasce?

R) (Ridono, Ndr) Non si pone il problema, noi non abbiamo mai avuto folle oceaniche! (Poi risponde Gianluigi, NdR), Noi abbiamo scelto di fare spettacolo, teatro e musica, da privati, quindi senza finanziamenti pubblici – quelli che un tempo venivano riservati ai gruppi con certe “aderenze” (politiche) – ma in forma intelligente, senza voler abbassare il livello qualitativo, come fanno troppo spesso le compagnie “commerciali”…

Sandro) ... una decrescita felice la nostra! Scherzi a parte, c’è un altro aspetto che non va nei finanziamenti pubblici: in questi anni abbiamo girato molti teatri e abbiamo visto come vengono ristrutturati, gli scempi che sono stati realizzati…Cemento, acustiche rovinate… Che insipienza!

D) Sollevate un altro tema caldo, quello del recupero sostenibile del patrimonio edilizio storico…

Sandro) Esatto, ci sarebbe molto da fare, molto lavoro, occupazione… Però serve rispetto per i luoghi, per le tradizioni.

D) Più storia, cultura e ambiente e meno centri commerciali, dunque… Ma quindi nella geniale interpretazione del “Catalogo” (IKEA) del Don Giovanni di Mozart c’è anche una sottile critica a questo mondo “consumistico” e standardizzato?

Gianluigi) Beh, all’Ikea va comunque riconosciuto di aver salvato l’estetica di molte famiglie, che avevano le case invase da mobilacci agghiaccianti! Il piccolo artigianato va però salvaguardato, in tutta Europa. In Italia è una battaglia difficilissima: il piccolo che conserva una tradizione e tramanda i materiali ha una difficoltà enorme a sopravvivere…

Roberto) Questa crisi ci ha portati su un crinale e apre un nuovo modo di pensare. Tornare semplicemente indietro non serve. Bisogna rivedere i rapporti produttivi, del lavoro, della creatività. E bisogna essere in tanti a convincersene e a volerlo fare. E’una grandissima occasione, io ci credo, ci voglio credere…

D) Pensate che la chiave di questa rivoluzione possa essere nell’unione tra tradizione e innovazione?

Sandro) Credo di sì. Recentemente siamo stati in Sicilia, a Siracusa, e abbiamo scoperto tante piccole realtà, produttori di biologico, artigiani… Peccato però sulla differenziata… E’stato tremendo per noi dover buttare via le cose tutte insieme!

D) E il festival Pianoforte Sostenibile? In che senso è “sostenibile”?

Roberto) Fin dalla prima edizione è stato fatto un calcolo dell’impronta di CO2 e il Parco (delle Foreste Casentinesi, NdR) si è impegnato a piantare degli alberi per una compensazione delle emissioni in loco - e non nella Foresta Amazzonica. Oltre alla piantumazione c’è anche un discorso di conservazione di aree della foresta che si vogliono mantenere integre.

D) Protezione da un lato e fruizione dall’altro, dunque, per riportare la gente a godere delle bellezze naturali e toglierle (ecco che ci risiamo) dai centri commerciali cementificati…

Roberto) Esatto, ma ci deve essere anche un lavoro di educazione preventiva. L’altro ieri nel concerto che abbiamo fatto al Monte Bondone c’erano circa 1.500 persone e quando sono andate via, alla fine, io non ho visto nemmeno un pezzo di carta per terra. Nel caso del nostro festival di Pianoforte gli amministratori locali e del Parco sono stati bravi a trasmettere questo messaggio al pubblico. L’educazione è fondamentale. La mia compagna, che è veneta, quando è venuta ad abitare ad Arezzo e non c’era ancora la raccolta differenziata era disorientata perché per lei era un’abitudine ormai radicata quella di separare, e anche per suo figlio di 16 anni. Un’abitudine quando la crei poi resta…

Gianluigi) E’importante cambiare la percezione, non devi sentirti uno sfigato perché dividi l’immondizia. Basta con l’idea – molto italiana – che sei più “furbo” se butti le cose dove capitano! Servono però dei segnali, dei messaggi con valore educativo: se durante gli eventi distribuisci plastica a tutto spiano non sei coerente.

Roberto) Noi a Pianoforte Sostenibile abbiamo bandito la plastica! Ma non solo le bottigliette, anche i gazebo, le coperture, gli striscioni sono tutti fatti in stoffa e materiali naturali. Alla fine non ci è costato significativamente di più in termini economici, ci è costato di più cercare queste cose, perché non sono facili da trovare come forniture. E’invece oggi ancora difficile essere sostenibili dal punto di vista dell’attrezzatura di scena, perché costa di più: un riflettore a led costa ancora cinque volte uno normale…

Gianluigi) Noooo, se ne prendi uno cinese costa meno, te li tirano dietro! (Grande risata collettiva, NdR)

Roberto) L’idea sarebbe anche quella di coprire il palco con dei pannelli solari, trovando lo sponsor…

D) E cosa mi dite sull’efficacia di un registro di comunicazione più divertente sui temi seri dell’ecologia? Ieri sera, insieme a Pievani e Taddia, avete trattato un tema come quello della fine del mondo con grande leggerezza, ma il messaggio è sicuramente rimasto nella testa delle persone presenti…

Gianluigi) Sì, però non vale sempre. Quando si deve parlare seriamente è giusto farlo seriamente, è inutile mettersi a fare battute. Anche questo è molto italiano: si fa sempre satira, si ride dei malanni italiani, ma forse se ne ride troppo e alcune cose andrebbero prese un po’ più sul serio!

Roberto) La leggerezza e la comicità vanno bene per avvicinare. Poi però ci deve essere qualcuno che lancia seriamente l’allarme e mette in guardia nei confronti del vero pericolo. E ancora servirebbe poi qualcuno che sappia affascinare, un affabulatore per raccontare tutta la storia tenendo alta l’attenzione. Ma non tutti hanno la capacità di fare questo tipo di divulgazione.

Andrea Gandiglio

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