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Marco Susini e la storia di Durga: “La natura è il laboratorio di sintesi ideale”

ottobre 24, 2018 Campioni d'Italia, Rubriche

C’è chimica e chimica: quella industriale, di sintesi, e quella naturale, rispettosa della salute e dell’ambiente. Correva l’anno 1994 quando il toscano Marco Susini volta pagina e inizia un nuovo libro: “Mi occupavo di ricerca chimica e mi è venuto in mente di fare questa piccola rivoluzione”. Sono le origini e i primi passi della Durga, che produce impregnanti e vernici naturali ad Acciaiolo, in provincia di Pisa. In realtà Susini, modestia a parte, è uno dei pionieri del settore e la sua rivoluzione (concettuale e chimica) è tutt’altro che “piccola”, è una rivoluzione copernicana! Lui minimizza: “Non siamo stati i primi, hanno iniziato i tedeschi, ora abbiamo due concorrenti… “. Non molti per un mercato che nasce nei primi anni ’90, con l’inizio della bioedilizia, e che oggi inizia ad essere maturo, anche se rimane di nicchia.

L’idea di partenza è semplice, ma non certo facile da realizzare.“Volevo creare una serie di prodotti esenti da derivati del petrolio, sostanze allergeniche, prodotti pericolosi per l’ambiente e l’uomo”. Vernici e pitture petrol-free in un mondo dominato dalle multinazionali, che non era ancora pronto per questa innovazione. Il settore delle costruzioni, all’epoca, è infatti ben lontano dal green building e dall’ecosostenibilità, viaggia a gonfie vele su altre logiche, consuetudini e culture: “Si trattava di mettersi in gioco con questa scommessa. Nel mondo convenzionale dell’edilizia, ma pure nel settore della lavorazione del legno: dominava ovunque il petrolio derivato che vantava tutta una serie di vantaggi tecnici ed applicativi”, spiega Susini. “Ma il problema è che ancora oggi si nascondono gli effetti negativi delle sostanze inquinanti, dei processi di produzione che non tengono conto dell’ambiente in cui viviamo. Io non potevo fregarmene delle conseguenze… “. Durga fa quindi una scelta tecnica che è anche una scelta etica, decide di seguire i cicli della natura: “Scegliamo ingredienti naturali che nella loro applicazione non inquinano l’ambiente – precisa il chimico toscano – non creiamo né utilizziamo molecole che non conosciamo”. Niente prometeismo, dunque, ma rispetto della “Madre Divina” (questo il significato del nome Durga nella religione induista).

Una scelta che con il tempo si rivela giusta. “In questi ultimi 20 anni tutte le problematiche sottovalutate sono venute pian piano fuori. Pensiamo alle allergie, un fenomeno che purtroppo sta aumentando: i mobili di casa, i parquet ma anche le pareti sono diventate una minaccia – denuncia Susini – sono ormai numerosi gli studi sull’inquinamento indoor, negli USA, in Europa e anche in Toscana”. Uno degli elementi paradossali che emerge da questa storia è l’avversità dell’ambiente domestico, simbolo per tutti noi di protezione e cura di chi ci abita: “L’ inquinamento indoor è superiore all’outdoor, ovvero la casa, a volte, è più pericolosa di alcuni ambienti esterni!”, chiarisce Susini.

Un fiume di veleni che sfocia in un mare di problemi di salute: “Una conseguenza è, per esempio, l’asma. Si continuano ad utilizzare prodotti come le vernici all’acqua pensando che siano atossici, al contrario sono una miniera di emissioni inquinanti pericolose”. Falsi miti che si ritrovano nell’esperienza di chiunque: chi non si è mai sentito proporre, col sorriso, dall’impresario o dall’imbianchino un prodotto “all’acqua”? Il problema è tutto ciò che, in quel prodotto, acqua non è! Per Susini è urgente cambiare passo: “La natura è il laboratorio di sintesi ideale, capace di dare ciò che è necessario mantenendo l’equilibrio nell’ambiente“.

Il problema è diffondere queste informazioni e promuovere questa sensibilità. “Nel 1994 c’era un forte scetticismo da parte dei canali di distribuzione convenzionali. Oggi i nostri clienti sono i negozi della bioedilizia e poi le imprese e i privati. Negli ultimi anni la situazione è cambiata, si è aperta. Forniamo ditte specializzate e quindi da parte delle rivendite c’è una maggiore attenzione. Il settore delle vernici naturali è ancora una nicchia, ma che si sta allargando”.

Ma dal punto di vista legislativo ci sono delle novità a favore della sostenibilità ambientale? “Ci sono nuove norme sull’uso dei biocidi nelle vernici e nelle colle per mobili e sono leggi positive – risponde Susini – ma non rappresentano la soluzione. Si punta a basse emissioni di formaldeide, ma in realtà il problema è che l’emissione è più lenta, ma più lunga nel tempo, è costante… Un palliativo”. Per non dire un trucco, ai danni della salute del consumatore…

L’altro tema, su cui sempre si cade, quando si parla di bioedilizia è il “costo maggiore” di questi prodotti ecologici. “I prezzi, in realtà, sono in linea con molto prodotti convenzionali di alta/media qualità. Non sono dei costi improponibili”, precisa Susini, ribadendo che i confronti si devono fare, ovviamente, a parità di qualità. “Quando si scelgono prodotti molto economici bisogna mettere in conto che ci possono essere degli ingredienti anche nocivi per la salute del consumatore – avverte – Noi nell’etichetta riserviamo uno spazio per TUTTI i componenti. Facile dire o scrivere che si tratta di un prodotto naturale, bisogna dichiarare tutti gli elementi che vengono utilizzati! Quando acquistiamo ricordiamoci anche che con la vernice restiamo a contatto per molte ore al giorno….

E infine, dalla nostra chiacchierata, emerge un’altra grande follia contemporanea: “Oggi si assiste al paradosso delle case in classe A o comunque molto isolate termicamente, ma a discapito della salute perché con la scarsa circolazione d’aria si ha l’effetto vaso chiuso, talmente chiuso che le esalazioni delle sostanze nocive non riescono ad uscire!”. Quello che si potrebbe definire più brutalmente una inconsapevole “camera a gas”, nella quale ci chiudiamo, per ignoranza dei fatti, con le nostre mani!

Sono assurdità che oggi avrebbero rimedio, perché con i prodotti naturali ora si possono contrastare tanti fenomeni, anche combattere la tanto temuta muffa: “Nel mondo convenzionale si cerca di utilizzare il cloro, che decolora la muffa, ma poi dopo qualche mese si deve applicarlo di nuovo. In altre parole il problema non si è risolto alla base – spiega Susini - Noi usiamo dei sali, potassio argento e altri con una caratteristica fondamentale: si cristallizzano e rimangono inalterati e quindi l’azione rimane negli anni e senza esalazioni nocive nell’ambiente”.

Gian Basilio Nieddu

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