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Mercato unico dell’energia, Ucraina e green city: il menu europeo dell’ultima settimana

giugno 30, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Un fine settimana dedicato alle grandi manovre, quello che ha visto protagonisti i capi di Stato e di Governo dei Paesi UE. In ballo il futuro prossimo dell’Unione. Dall’assegnazione delle più alte cariche a seguito delle elezioni di maggio, fino alle tematiche ambientali che si legano alle scelte di politica estera.

In primo luogo è stato finalmente sciolto il nodo relativo al prossimo Presidente della Commissione. Gli Stati hanno designato Jean-Claude Juncker che ora attende la definitiva approvazione del Parlamento che arriverà, probabilmente, durante la Plenaria del 14-17 luglio. Due le voci contrarie alla sua elezione: il Regno Unito e l’Ungheria. Per il leader britannico Cameron, infatti, Juncker è “un uomo del passato scelto dai due grandi partiti politici del Parlamento Europeo”.

Sul lato dei temi discussi, invece, è stata principalmente l’energia a tenere banco durante il Consiglio. Il Presidente Van Rompuy nell’ultima bozza dell’Agenda strategica – volta a definire le priorità dell’UE nel prossimo quinquennio – ha sottolineato che si deve evitare che l’Europa faccia affidamento in così grande misura sulle importazioni di carburante e gas, e che occorre quindi assicurare l’energia a tutti i paesi UE accelerando la diversificazione di forniture e rotte, in particolare attraverso fonti rinnovabili, sicure e sostenibili e altre indigene come mezzo per ridurre la dipendenza energetica, anche da una singola fonte o fornitore”.

Durante i suoi lavori il Consiglio ha, poi, preso atto dei progressi relativi al quadro clima ed energia 2030. In tale contesto, ha sottolineato l’importanza di sviluppare rapidamente gli elementi chiave del quadro, e guardare avanti, in particolare, ha invitato la Commissione a presentare entro luglio una revisione della direttiva sull’efficienza energetica. Gli Stati hanno quindi riaffermato l’importanza del vertice sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a settembre 2014 e confermato che l’obiettivo comunitario specifico per il 2030 relativo alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra è pienamente in linea con l’ambizioso obiettivo dell’UE concordato per il 2050.

Il Consiglio ha, inoltre, accolto favorevolmente la strategia europea di sicurezza energetica (EESS) della Commissione. L’EESS è strettamente legata al quadro politico 2030 in materia di clima ed energia. Il Consiglio chiede, a questo proposito, maggiori sforzi per ridurre la forte dipendenza energetica dell’Europa e sostiene l’attuazione immediata di una serie di misure più urgenti per rafforzarne la resilienza e aumentarne la sicurezza energetica nel breve periodo, prima dell’inverno prossimo. In concreto, i Paesi UE ritengono che, alla luce delle valutazioni del rischio di interruzione a breve termine e dei meccanismi di solidarietà, tra cui lo stoccaggio del gas, saranno potenziate le infrastrutture di emergenza, soprattutto negli Stati membri più vulnerabili e a maggior rischio di isolamento, principalmente attraverso importanti investimenti anche nei Paesi terzi. Il tutto senza dimenticare l’efficienza energetica, l’ulteriore sviluppo delle produzioni nazionali, l’interconnettività dei diversi sistemi e l’integrazione del mercato europeo dell’energia basata su un approccio regionale, aumentandone la trasparenza. Ma l’unico, grande obiettivo è quello di completare il mercato energetico unico europeo entro la fine del 2014.

Nessun riferimento diretto, tuttavia, al “gas russo”. Forse perché in occasione del Consiglio è stato siglato un accordo definito storico tra l’Unione Europa, Ucraina, Georgia e Moldova. Che hanno firmato la parte economica dell’accordo di associazione con l’UE il quale prevede cooperazione in politica estera, energia, riforme della giustizia e misure commerciali. Un partenariato che porterà alla creazione di una zona di libero scambio di cui Petro Poroshenko, Presidente ucraino, si è detto estremamente soddisfatto. Kiev si avvicina a Bruxelles dunque, ma la Russia non ha mancato di fare sentire la sua voce, dichiarando che tale accordo non è privo di conseguenze, in quanto violerebbe gli accordi commerciali esistenti con Mosca.

Continuano intanto gli eventi divenuti ormai tradizione nel panorama europeo. In contemporanea alla Settimana dedicata all’energia sostenibile – tenutasi a Bruxelles dal 23 al 27 giugno – è stata decretata la Green Capital 2016. Il premio alla capitale europea più verde è stato conferito a Lubiana. La città slovena ha sbaragliato la concorrenza – Essen (Germania), Nijmegen (Olanda), Oslo (Norvegia) e Umea (Svezia) – principalmente grazie alla sua strategia di sostenibilità “Vision 2025”. La quale prevede un approccio integrato alla gestione dell’ambiente, che mette insieme il programma di tutela ambientale, il piano di mobilità sostenibile, quello per l’energia sostenibile e la strategia per l’elettromobilità. Ma Lubiana ha fatto grandi progressi anche nella sfera degli appalti pubblici: il 70% dei suoi acquisti viene fatto seguendo  criteri verdi. A livello di trasporti, poi, la città slovena ha dato priorità a pedoni, ciclisti e trasporto pubblico ed entro il 2020 punta ad avere solo un terzo degli spostamenti effettuati con veicoli privati. Un cambiamento radicale avvenuto negli ultimi dieci anni. Da parte di una città che stava rapidamente subendo il dominio dalle automobili. Tuttavia, l’attenzione si è spostata sulle energie alternative e sui trasporti eco-compatibili. Nel 2013, Lubiana ha modificato il flusso di traffico all’interno della città per limitare quello motorizzato e dare la precedenza a pedoni, ciclisti e mezzi pubblici. In aumento le biciclette, con oltre 1,6 milioni di viaggi effettuati con il sistema di bike sharing.

Il premio, un evento annuale – ideato da Jüri Ratas, ex sindaco di Tallinn, in Estonia nel 2006 – promuove e premia gli sforzi delle città che si impegnano a migliorare l’ambiente urbano, sotto il profilo ambientale e di sviluppo sostenibile; e che possono diventare fonte di ispirazione per altre realtà urbane. Le città sono valutate su 12 aree: cambiamento climatico: mitigazione e adattamento, trasporti locali, aree urbane verdi che incorporano l’uso sostenibile del territorio, biodiversità, qualità dell’aria, inquinamento acustico, gestione dei rifiuti, gestione delle acque, trattamento delle acque reflue, ecoinnovazione e occupazione sostenibile, rendimento energetico e gestione ambientale integrata. “Tutti i finalisti – ha detto Janez Potocnik, il commissario europeo all’Ambiente – hanno fornito esempi validi di come il rispetto dell’ambiente, un’eccellente qualità della vita e la crescita economica, possono essere combinati con successo”.

Beatrice Credi

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