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“MicroMACRO”, verso una nuova economia del benessere

maggio 19, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Quando si parla di economia o di produzione tutti immediatamente pensiamo a grandi industrie, grandi numeri, mercati internazionali, questo perché nell’immaginario collettivo è diffusa la convinzione che solo così si possa generare ricchezza e benessere. In “microMACRO” l’autore, Luigi Bistagnino, docente del Politecnico di Torino, spiega come si possa costruire un modello relazionale tra i soggetti interessati che conduca a un nuovo paradigma economico-produttivo, con ricadute positive nel sociale, migliorando il benessere generale.  La chiave di tutto risiede nell’Approccio Sistemico, metodo di cui si chiarisce la portata concettuale e il saggio medesimo ne costituisce un esempio con casi reali. Per “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto dell’introduzione del saggio edito da Edizioni Ambiente.

Viviamo in una situazione che ci appare del tutto naturale e non riusciamo a percepire le distorsioni che quotidianamente si realizzano tramite i vari interscambi commerciali di cibo, di risorse, di prodotti…..

Il pianeta in base a questa realtà si trasforma letteralmente e le riconfigurazioni ottenute esprimono molto chiaramente l’utilizzo strumentale che viene fatto di alcune nazioni e territori in relazione al potere economico posseduto da altri.

Si vede chiaramente che addirittura dei continenti scompaiono del tutto, come il Sud America o l’Africa, quando si tratta di importazioni in generale e nello specifico di cibo, ma che al contrario si deformano innaturalmente nel caso delle esportazioni.

L’Europa in generale ed il Giappone sono ad esempio dei territori che più pesantemente agiscono nel creare queste mostruosità e nello sfruttare i territori altrui per il proprio consumo.

Lo stesso dicasi per ciò che riguarda le attività produttive di beni e di prodotti. Le risorse necessarie per realizzare qualsivoglia prodotto sono prese in maniera molto disinvolta da qualunque parte del mondo facendole giungere al posto di produzione per poi distribuire capillarmente in ogni dove, con preferenza al mercato globale rispetto a quello locale, quanto viene realizzato.

La situazione delineata induce a riflettere molto seriamente su quanto stia accadendo e su come i singoli consumatori con le loro scelte quotidiane siano la reale molla che attiva questa possente e squilibrata macchina. La cultura di massa avulsa da ogni contestualità, promossa insistentemente dai messaggi pubblicitari delle varie aziende, strappa le radici ai singoli soggetti per farli partecipare collettivamente ad una vita virtuale. Il trovare in ogni luogo gli stessi prodotti può dare la sensazione rassicurante di essere sempre a casa, ma così facendo, sia noi che i prodotti, perdiamo qualsiasi legame con il territorio di origine ed anche la capacità di rapporto culturale e biologico con il posto in cui si è.

Basta visitare un centro storico di una qualunque città per constatare come si stia trasformando in un centro commerciale all’aperto sempre uguale, o meglio ossessivo, con la continua iterazione degli stessi prodotti e degli stessi negozi progettati per essere riconoscibili come appartenenti ad una catena, ma avulsi dal contesto culturale e territoriale in cui si trovano. I messaggi di acquisto fanno leva sulle debolezze degli utenti inducendoli ad acquistare un prodotto non per le sue vere specifiche qualità ma per lo stile di vita suggerito. Si vendono bevande suggerendo felicità o cibo evocando idilliaci mondi fiabeschi.

Perché, al contrario, non puntare sulla conoscenza e sulla crescita dei singoli soggetti, rispettandone la cultura, parlando delle vere qualità dei prodotti, dei cibi e del territorio da dove provengono? Gli utenti, acquisendo consapevolezza, potrebbero riscoprire il territorio in cui si trovano, tessere spontaneamente dei rapporti positivi col proprio ambiente di vita e rivitalizzarlo concretamente.

Non ci sono quindi semplicemente alcuni cambiamenti da effettuare, ma soprattutto delle nuove e chiare politiche da intraprendere per poter uscire dall’emergenza ambientale e principalmente dalla grande crisi attuale del sistema economico e produttivo.  Se non si cambieranno radicalmente gli attuali modi di concepire la creazione del valore economico (basato solo sul possesso materiale di beni) e del modello di produzione (concentrato sulla quantità dei prodotti) le crisi continueranno inesorabilmente a presentarsi nel tempo ma saranno sempre più frequenti e peggiori.

Luigi Bistagnino*

*Professore ordinario, Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino, coordinatore del gruppo di ricerca Design Sistemico.

 

 

 

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