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Mountain Wilderness: 27 anni di battaglie in difesa delle terre alte

novembre 5, 2014 Campioni d'Italia, Rubriche

Ha guidato il lungo percorso che ha portato le Dolomiti a ricevere, nel 2009, il titolo Unesco di Patrimonio Naturale dell’Umanità. È stata la prima ad attirare l’attenzione, su larga scala, sul problema dei rifiuti in montagna, organizzando anche la prima spedizione di pulizia del K2, oltre a molti interventi sulle Alpi italiane a partire dalla Marmolada. Oggi combatte contro il traffico motorizzato in alta quota, la pratica dell’eliski, il proliferare dell’idroelettrico sui piccoli corsi d’acqua montani, ed è impegnata per la costituzione di un parco naturale del Monte Bianco.

L’associazione Mountain Wilderness è nata a Biella nel 1987 da un convegno che aveva riunito nella città piemontese alpinisti da tutto il mondo. Il documento finale, che fissava alcuni nodi centrali e dava il via al movimento, criticava le speculazioni in alta quota e si richiamava al valore di “wilderness”. “Il desiderio – teoricamente comprensibile – di convertire il maggior numero possibile di persone alla pratica della montagna, facilitandone l’avvicinamento, ha innescato spesso processi di deleteria antropizzazione”, si legge nelle “Tesi di Biella”, che concludono: “Le montagne fanno ancora parte dei luoghi selvaggi della Terra, e a questo titolo appartengono al patrimonio culturale di tutti gli uomini”.

Nata da gruppo elitario di alpinisti portati alle grandi azioni dimostrative per creare interesse, negli anni l’associazione si è evoluta in un movimento più democratico, ma molto battagliero. Da organizzazione internazionale, nel tempo ha visto crescere le sedi nazionali, dalla Catalogna alla Svizzera, dall’Austria al Pakistan.

Le prime attività riguardano la tutela del Monte Bianco e della Marmolada, ancora oggi due aree fondamentali dell’associazione. Ma è sicuramente  l’ottenimento del patrocinio Unesco per le Dolomiti la principale vittoria di Mountain Wilderness: “Il risultato è stato preceduto da un percorso lunghissimo, iniziato nel 1993: allora, insieme a Legambiente e SOS Dolomites raccogliemmo a Cortina d’Ampezzo 12.00 firme”, ricorda il presidente Carlo Alberto Pinelli, documentarista di lungo corso e alpinista. Il primo passo di una strada tutta in salita: “Costruimmo il primo progetto da presentare all’Unesco insieme alla Regione Veneto e al ministero dei Beni culturali, che però si bloccò nel 1998 per il veto della Provincia autonoma di Bolzano. A quel punto Mountain Wilderness, insieme ad altre associazioni, riprese il percorso puntando sulle aree protette. L’iter è passato sotto le competenze del Ministero dell’Ambiente e nel 2009 è arrivato il riconoscimento”, aggiunge Luigi Casanova, portavoce dell’associazione.

Oggi il risultato è raggiunto, ma il lavoro continua: “Per l’Unesco questo è una specie di progetto pilota, perché mette insieme tre Regioni e cinque Province. Entro il 2015 ha chiesto di presentare progetti di gestione dell’area”. Inoltre, c’è il nodo delle aree rimaste escluse dall’area sotto patrocinio, in particolare il gruppo del Sella e quello del Sasso Lungo, per veti degli enti locali: “Stiamo lavorando su questo. Le Dolomiti Unesco non hanno senso senza queste due montagne simbolo”.

Tra le altre vittorie dell’associazione, ci sono quelle nei processi per i danni al ghiacciaio della Marmolada: “Durante gli interventi di pulitura, gli alpinisti risalirono un canalone, trovando reflui di oli esausti, provenienti dalle macchine della funivia. Inoltre, i canaloni erano occupati da rifiuti di ogni tipo, comprese reti metalliche di letti e alcuni crepacci erano stati riempiti di materiali plastici, poi ricoperti di neve, per prolungare la stagione sciistica. Una pratica, quest’ultima, che ha anche accelerato lo scioglimento del ghiacciaio”, racconta Pinelli. “Nel 1996 si è chiuso l’ultimo processo, vinto da Mountain Wilderness costituitasi parte civile, per i rifiuti sulla Marmolada. Tra il 2009 e il 2010 abbiamo anche vinto i tre livelli di processo per i danni al ghiacciaio causati dalla società che gestisce l’impianto di risalita con una strada costruita per il rifacimento del terzo tronco della funivia”, spiega Casanova. Conflitti anche molto aspri che nel 2012 hanno portato però a un accordo di programma tra Mountain Wilderness e la Marmolada-Tofane SpA per “rilanciare tutto il gruppo della Marmolada. Penso che a partire dai conflitti, la società abbia preso consapevolezza dell’importanza del bene che stava gestendo”. Un accordo che, aggiunge Pinelli, ha consentito di fatto di bloccare sulla Marmolada la pratica dell’eliski, ancora diffusa su altri gruppi montuosi, compresi il Sella e il Sasso Lungo.

L’uso dell’elicottero per portare gli sciatori in cima alle montagne, così come la circolazione delle motoslitte e l’apertura al traffico delle strade di alta quota – tra tutte, quella che porta ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo – sono pratiche che l’associazione combatte da sempre. La costituzione di un parco naturale internazionale del Monte Bianco è l’oggetto di un impegno costante, che dura dalla nascita dell’associazione: “Finora non è stato possibile realizzarlo a causa dei veti incrociati di Valle d’Aosta e della città francese di Chamonix, insieme alle criticità dovute al fatto che la Svizzera non fa parte dell’Unione Europea”, continua Pinelli. Infine, le battaglie contro l’idroelettrico non sostenibile, che altera i fiumi montani e limita la disponibilità d’acqua anche per gli ecosistemi naturali: “Se l’acqua si incanala e si trasforma solo in un bene di consumo e in un mezzo di produzione dell’energia, si perde tutto il valore ecologico legato a fiumi e ruscelli di montagna. A cui si aggiunge l’aspetto estetico, che non va mai sottovalutato: l’emarginazione della bellezza nell’ambiente dove viviamo porta molti effetti negativi”.

Veronica Ulivieri

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