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Nasce la Macroregione Adriatico-ionica, ma resta aperta la questione petrolio

giugno 22, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

La Commissione Europea ha lanciato la nuova strategia relativa alla Macroregione Adriatico-ionica (Eusair). Terza Macroregione dopo la Baltica e la Danubiana – ma prima per coinvolgimento di Paesi extra-UE – l’Adriatico-ionica comprende quattro Stati membri (Grecia, Italia, Slovenia e Croazia) e quattro Paesi non unionali, tutti appartenenti all’area balcanica: Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Serbia. Un’occasione importante per i Paesi candidati all’adesione o aspiranti tali per contribuire alla propria integrazione nell’area dei 28. In Italia le Regioni interessate sono Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Lombardia, Trentino Alto Adige. Un progetto che coinvolge un totale di 70 milioni di abitanti. “Una data storica, la Macroregione oggi è realtà”, ha detto il Presidente delle Marche e dell’Intergruppo adriatico ionico del Comitato delle Regioni d’Europa, Gian Mario Spacca. “Con questo atto e con la successiva, finale approvazione da parte del Consiglio, prevista il prossimo 24 ottobre, la Macroregione che abbiamo voluto con tanta determinazione sarà il riferimento di gran parte delle politiche di crescita e di sicurezza della nostra comunità nel prossimo futuro”, ha poi aggiunto Spacca. Il semestre di Presidenza italiana dell’UE sarà, quindi, caratterizzato dai negoziati sulla strategia che impegna gran parte del territorio nazionale, e il testo dovrebbe essere approvato entro la fine del 2014.

Economia marittima, protezione dell’ambiente, infrastrutture sia dei trasporti sia dell’energia e turismo sostenibile, questi, in grande sintesi, i temi del piano UE, i quali sono stati sviluppati dai Paesi coinvolti in partenariati che li hanno visti riuniti a coppie.  Italia e Serbia hanno lavorato sulle reti per energia e trasporti, Grecia e Montenegro sulla “crescita blu”, Slovenia e Bosnia-Erzegovina sulla qualità ambientale, Croazia e Albania sul turismo sostenibile. Nell’ambito del piano sono stati individuati anche principi trasversali a tutti e quattro i pilastri, come ricerca e innovazione, rafforzamento delle capacità, focus sulle piccole e medie imprese, così come attenzione ai cambiamenti climatici e gestione del rischio di disastri. Tutti i settori sono destinati a svolgere un ruolo cruciale nel creare posti di lavoro e stimolare la crescita economica nella Regione. La strategia offrirà inoltre a candidati e potenziali candidati all’adesione una preziosa opportunità di collaborare con gli Stati membri, in particolare contribuendo all’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione Europea.

Sul fronte del mare il programma prevede valutazioni periodiche dello stato degli stock ittici, per garantire una gestione sostenibile delle attività di pesca; mentre per quanto riguarda il turismo, punto centrale è il miglioramento dell’accessibilità delle zone costiere e delle isole vicine. Tuttavia, il grande tema e quello legato all’energia. tra gli interventi figurano la rimozione degli ostacoli agli investimenti transfrontalieri nelle reti energetiche e le infrastrutture per l’energia e i trasporti.

Tra i progetti anche la realizzazione del gasdotto TAP – Transadriatic Pipeline – considerato strategico per l’indipendenza energetica dell’UE visto che che dovrebbe trasportare il gas dall”Azerbaijan in Europa via Grecia, Albania e Italia, con la Puglia in prima linea.

Il progetto AdriaPAN e l’iniziativa CleanSea per la tutela dei mari – assieme al relativo scambio di buone pratiche tra le aree protette della Macroregione – rientrano invece, tra gli interventi previsti per promuovere la qualità ambientale.

Infine, la strategia punta ad agevolare l’accesso ai finanziamenti per le start-up nel settore turistico anche perché per l’implementazione della Macroregione Adriatico-Ionica non sono previsti finanziamenti specifici, ma l’area potrà accedere alle risorse dello strumento di preadesione (IPA) e dai fondi strutturali e di investimento europei (SIE), oltre che a fondi nazionali e a investimenti privati.

A lanciare l’iniziativa a Bruxelles sono stati il commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn, insieme al commissario per gli Affari marittimi, Maria Damanaki. La quale ha dichiarato: “Le sfide marittime che affrontiamo non sono specifiche a un singolo Paese: sfruttamento eccessivo della pesca, inquinamento, congestione del traffico, collegamenti di trasporto e turismo stagionale. Il solo modo sensato di affrontarle è con l’unità e la coerenza. Dal momento che esiste un potenziale di crescita in molti di questi settori, il piano d’azione per la Macroregione può contribuire a far uscire la regione dalla crisi e rimetterne in carreggiata l’economia”.

In questo quadro dove tutte le parti coinvolte dichiarano buoni propositi e nobili intenzioni una domanda si affaccia minacciosa. Come si inserisce in questa cornice la notizia di non molto tempo fa dell’interessamento da parte di una ventina tra le maggiori compagnie petrolifere mondiali ad aggiudicarsi le licenze di estrazione di petrolio e gas nel mare Adriatico, in particolare nel fondo marino del versante croato? Lo stesso ministro dell’Economia croato, Ivan Vrdoljak, ha affermato che, già dal settembre 2013 la società norvegese Spectrum, su incarico dello stesso Governo croato, è impegnata nell’esplorazione del potenziale petrolifero dell’Adriatico orientale. La Croazia diventerebbe uno snodo energetico di primaria importanza per l’intera Regione, trasformando sostanzialmente l’Adriatico in un’enorme area estrattiva. Tuttavia, l’anno scorso i Consigli regionali di Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia, hanno spinto per una proposta di legge al Parlamento che vieti le ricerche di petrolio e gas. Ciò in accordo col più ampio orientamento europeo verso la politica di cooperazione marittima di Adriatico e Ionio in cui la creazione della Macroregione rappresenta l’azione principale. Ancora una volta le volontà nazionali si scontrano con le più ampie visioni europee, e traggono forza dal fatto che le spesso ambiziose idee di Bruxelles non sono supportate da un’Unione Europea forte dal punto di vista politico. La conquista del petrolio in adriatico vede poi anche il nostro Paese spaccato al suo interno, tra chi sostiene il movimento No Triv e chi vede nel petrolio addirittura una delle risorse economiche più importanti per una rinascita del sud.

Beatrice Credi

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