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Niente più aiuti. Le energie rinnovabili UE “libere di concorrere sul mercato”

aprile 14, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Le energie rinnovabili sono diventate grandi. E non hanno più bisogno della “paghetta”. Un’immagine caricaturale, ma che riassume il pensiero della Commissione Europea, che ha messo a punto una graduale riduzione della concessione di aiuti di Stato alle tecnologie legate alle energie pulite, visto il loro stadio di maturità industriale.

Le nuove regole per gli aiuti pubblici a sostegno di progetti che riguardano l’ambiente e l’energia sono un insieme di linee guida che aiuteranno gli Stati membri a raggiungere i loro obiettivi climatici entro il  2020, rimediando allo stesso tempo alle “distorsioni del mercato” che potrebbero risultare dalle sovvenzioni concesse a favore delle fonti green.

Si prevede, in primo luogo, l’introduzione progressiva di meccanismi di sostegno alle energie verdi “basati sul mercato”. L’Esecutivo di Bruxelles è arrivato a questa conclusione prendendo atto della compiutezza che queste tecnologie hanno ormai raggiunto. Ciò significa che, per evitare le tanto temute “distorsioni sul mercato” si prevedono procedure di “messa in concorrenza”, lasciando a ciascun Paese un margine di manovra sufficiente che tenga conto delle caratteristiche nazionali. Verrebbe da chiedersi se, parallelamente, per “equilibrare” il mercato, verranno eliminate anche le sovvenzioni alle fonti fossili e tutti quegli “environmentally harmful subsidies“, da tempo denunciati da Jean-Philippe Bard e altri studiosi. Senza contare che nemmeno in questo caso si tratterebbe di vero equilibrio, in quanto in questa competizione – solo apparentemente “alla pari” – non vengono mai contabilizzate le esternalità a danno dell’ambiente e dunque della collettività.

Progressivamente sarà sostituito anche il sistema del “feed-in tariff” con il sistema del “feed-in premium“. Si tratta del passaggio dallo schema in cui lo Stato stabilisce per le energie rinnovabili, per un certo numero di anni, un prezzo fisso superiore a quello di mercato (la maggiorazione vale per i produttori come incentivo a investire nello sviluppo di tecnologie innovative) al sistema in cui il prezzo dell’energia rinnovabile è composto da due fattori: il valore di mercato dell’energia elettrica, esposto alle oscillazioni della domanda e dell’offerta, e un premio fissato dall’autorità pubblica. È lo stesso schema di incentivi usato in Italia per il fotovoltaico. In tal modo le fonti di rinnovabili, dice la Commissione, “saranno sensibili ai segnali di mercato”. I piccoli impianti – fino a 3 MW per l’eolico e a 500 kW per le altre rinnovabili – saranno comunque sottoposti a un regime speciale e potranno beneficare ancora di un sostegno. Non si tratta, in ogni caso, di misure retroattive, non saranno cioè cambiati i sistemi già in atto, approvati in base alle norme vigenti.

Le nuove disposizioni UE si applicheranno dal 1° luglio fino al 2020. È stata fissata una fase pilota per il periodo 2015-2016. Durante questi mesi verranno testate le procedure di concorrenzialità su una piccola parte di produzione elettrica. Nei due anni, gli Stati dovranno quindi avviare procedure d’asta pilota per una piccola quota della nuova capacità, mentre dal 2017 dovranno mettere a gara tutti i nuovi impianti.

“È tempo per le energie rinnovabili di entrare nel mercato”, ha dichiarato il vice presidente della Commissione responsabile delle politica di concorrenza Joaquín Almunia. “Le nuove linee guida forniscono un quadro di riferimento per la progettazione di misure più efficaci di sostegno pubblico che riflettono le condizioni di mercato, in modo graduale e pragmatico. L’Europa dovrebbe raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi energetici e climatici al minor costo possibile per i contribuenti e senza indebite distorsioni della concorrenza nel mercato unico. Ciò contribuirà a rendere l’energia più accessibile per i cittadini e le imprese europee”. Un vecchio ritornello che contribuisce a creare, nel cittadino e nell’imprenditore, la percezione – semplicemente errata – che l’energia, In Europa , sia cara “per colpa delle rinnovabili”.

La Commissione ha infatti sottolineato l’importanza del “sostegno alla competitività dell’industria europea”. Molte imprese – quelle più energivore – devono far fronte ad un carico sulla fattura energetica superiore ai competitors internazionali (in particolare Cina e India, dove le preoccupazioni ambientali sono nettamente inferiori), e per concedere loro un alleggerimento di questo carico le linee guida puntano a ridurlo, per un numero limitato di settori definiti sull’intero territorio UE: manifatturiero chimico, carta, ceramica e metalli. Gli Stati membri, inoltre, saranno autorizzati a compiere la stessa operazione per le imprese energivore di altri settori. Una sorta di “liberi tutti” che sicuramente non stimola gli investimenti in efficienza energetica.

Al centro di questa rivoluzione c’è un punto fermo: la realizzazione del mercato unico europeo dell’energia. Per questo motivo Bruxelles incoraggia lo sviluppo delle infrastrutture energetiche. Il documento prevede criteri applicabili in particolare agli aiuti destinati a sostenere progetti che migliorino i flussi di energia transfrontalieri e che favoriscono la costruzione di infrastrutture nelle Regioni europee meno sviluppate.

Tra le novità delle linee guida c’è anche l’autorizzazione degli aiuti per garantire “una produzione elettrica sufficiente quando esista un rischio reale di deficit di produzione”. Ciò permetterà agli Stati membri di mettere in campo, per esempio, meccanismi per incoraggiare i produttori a “creare nuove capacità produttive” (nuove centrali a carbone?), o impedire di fermare le installazioni esistenti, o – per fortuna –  ricompensare i consumatori che riducono i loro consumi di elettricità nelle ore di punta.

La Commissione UE, prossimamente, semplificherà anche alcune procedure per attuare misure di aiuto nei settori ambiente ed energia. Aree come: la promozione delle rinnovabili, il riscaldamento urbano, la bonifica di siti contaminati e l’efficienza energetica degli edifici saranno oggetto della prossima revisione del regolamento generale di esenzione per categorie, che permetterà agli Enti pubblici di agire più facilmente e più rapidamente, visto che non dovranno più ottenere l’autorizzazione di Bruxelles.

Beatrice Credi

 

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