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Non c’è più tempo per perdere tempo

ottobre 28, 2014 Off the Green, Rubriche

Nel leggere il comunicato stampa del Festival della Scienza 2014 di Genova mi è venuto voglia di emigrare all’estero. Non so dove, ma in qualsiasi paese del mondo dove, per gli scienziati e le pubbliche amministrazioni, il Tempo sia una risorsa così realmente preziosa per agire da non doverci dedicare l’edizione di un festival – tanto più di questi tempi.

Sentite cosa dice il programma: “C’è un tempo proprietà della coscienza, che definisce presente, passato e futuro, e un tempo della scienza, successione di istanti e simultaneità, che non trascorre, ma semplicemente è. Il tempo è talmente evidente da essere materia quotidiana sia dello scienziato che del filosofo: entrambi non hanno ancora raggiunto risposte definitive sulla sua natura. Agostino del tempo diceva: ‘cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so‘ [...] In definitiva, con tutte le accezioni che ha conquistato, il tempo è trasversale ed eternamente moderno: ecco perché l’abbiamo scelto come tema per questa edizione del nostro Festival...”.

Giuro che sono senza parole, non so se spaccare una sedia, unirmi ai genovesi incazzati che nei giorni scorsi volevano la pelle del sindaco, passare dalla parte di quelli che vorrebbero eliminare i finanziamenti alla cultura o scrivere una lettera agli organizzatori. Stiamo parlando di un festival a Genova… Non una città qualsiasi, ma quella città che ormai ogni anno viene travolta da bombe d’acqua devastanti, frutto di una cementificazione selvaggia che porta morti, feriti e devastazioni a case private e negozi per milioni di euro. E gli scienziati, invece di mettere la loro scienza al servizio, di cosa parlano? Del Tempo… Sembra la scena dell’orchestrina che suona mentre il Titanic affonda. Direte voi: “ma il programma si decide un anno prima, come potevano sapere…”. Certo, come potevano sapere, non è mai successo prima… E poi “mica si può sempre parlare di ambiente, salute e cambiamenti climatici, che palle!”. Per fortuna che nelle precedenti undici edizioni hanno parlato di: Oltre, Esplorazione, Frontiere, Scoperta, Curiosità, Diversità (l’evento clou 2008 non era la tutela della biodiversità, ma “la prima esecuzione mondiale di Something Connected With Energy, opera inedita di Michael Nyman ispirata ai temi dell’energia e scritta dal compositore britannico appositamente per il Festival nell’ambito di un progetto multimediale prodotto da ERG”, la compagnia petrolifera), Futuro (non quello della città – che interessa solo ai cittadini – ma di tante altre belle cose che piacciono agli scienziati, dai buchi neri, ai virus ecc.), Orizzonti, 150 e Oltre, Immaginazione, Bellezza... E quest’anno: il Tempo, non quello meteorologico – che poteva avere ancora un senso – ma quello cronologico!

Non ce l’ho con il Festival e nemmeno con il Tempo (figuriamoci, da laureato in filosofia ho passato le sere su Essere e Tempo di Heidegger), ma – porco boia (direbbe Bersani) – non riusciamo a impiegarlo meglio in un momento di crisi come questo? Credo di condividere, con molti Italiani, la sensazione frustrante che non si stia facendo veramente nulla di concreto, in nessun ambito, per risolvere i problemi più urgenti (quelli di importanza vitale), per uscire dal pantano. La politica non risolve, gli amministratori si sottraggono alle responsabilità, le imprese non investono, i risparmiatori non spendono, gli organizzatori di festival non osano… Lo stallo totale. E gli scienziati? Al convegno dei medici ambientali di ISDE, ad Arezzo, ho avuto, nei giorni scorsi, una triste conferma: un’ampia e compiacente fetta della comunità scientifica cosa fa di fronte al problema dei pesticidi e dei tumori? Prende tempo (ancora), con la giustificazione che “servono più prove”, “non ci sono sufficienti evidenze della correlazione” ecc ecc. Intanto la gente muore, perché il cancro non aspetta tempo.

Basta, basta, basta. Abbiamo tutte le ricerche e i dati che servono: sull’inquinamento, sui cambiamenti climatici, sui danni dell’agricoltura convenzionale, su ogni possibile questione prioritaria di salute e di ambiente. E non è certo mancato il tempo per studiare i fenomeni e le soluzioni. Ora bisogna comunicarli con chiarezza alla gente (invece di distrarla con altro) e agire. E smetterla di perdere tempo.

Andrea Gandiglio

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