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“Non facciamo di tutta l’erba un fascio”. La canapa secondo Francesco, creatore di “Inflorescenze”

giugno 12, 2019 Campioni d'Italia, Rubriche

La recente sentenza della cassazione sulla cosiddetta “cannabis light” ha riaperto, in maniera potente e inaspettata, la discussione sugli usi e il commercio della canapa, una pianta dalle proprietà eccezionali, che sembrava aver trovato un suo inquadramento normativo alla fine del 2016, dopo un lungo iter. Ora, dopo l’esplosione del caso sui media e la confusione generata, l’intero settore è in fibrillazione e molti operatori si sono dati appuntamento, ieri a Roma, per protestare davanti all’ingresso del Ministero dello Sviluppo Economico. Già, perché – per chi non lo avesse ancora capito – quella della canapa è una filiera produttiva che coinvolge agricoltori, imprenditori, commercianti e non quattro ragazzetti che vogliono “farsi le canne”, come nella vulgata di qualche cronista e politico.

Francesco Iacobazzi, a cui dedichiamo questa (meritata) puntata di “Campioni d’Italia“, è l’esempio di un imprenditore che, ben lontano dallo strizzare l’occhio al mondo delle “droghe leggere”, ha investito tempo, capacità manageriali e risorse economiche per avviare un confronto serio con ricercatori universitari, medici, agricoltori, sui benefici della canapa in termini di salute e benessere e selezionare solo le migliori produzioni biologiche.

Francesco, per intenderci, non è quel tipo lì, né nel look né nell’allestimento del suo primo punto vendita a Torino: niente barba da santone, nessuna concessione al new age, banditi i nomi strani e psichedelici per i prodotti. Arriva da 25 anni di consulenza aziendale per Accenture. Un manager più abituato a giacca, cravatta e incontri internazionali che al peace & love dell’immaginario collettivo più banale. Demonizzare la canapa, secondo Francesco, vorrebbe dire privare milioni di persone di rimedi naturali contro l’ansia, i dolori provocati dalle infiammazioni, l’insonnia cronica.

Anche se ha cambiato lavoro c’è un filo conduttore nell’approccio del fondatore di Inflorescenze: “Mi sono sempre sempre occupato di innovazione e ho continuato a seguire questo vizio. Ho visto che c’era qualcosa di nuovo, ho studiato in modo approfondito il fenomeno e ho avviato l’attività nel marzo 2018. Un’azienda orientata al benessere”.

Francesco cerca di mettere un po’di ordine nella confusione mediatica utilizzando anche i social network e, in particolare, l’immediatezza di You Tube, dove ha caricato alcuni video informativi. ”I giudici dicono che la vendita è possibile per prodotti che siano privi di efficacia drogante“, che si traduce in una percentuale di THC sotto lo 0,5%. Chiarissimo, ma non facile da far capire in un mondo dove il proibizionismo regna da oltre sessanta anni, condizionato da calcoli politici che non permettono di valutare serenamente i lati positivi dell’uso “terapeutico” della canapa.

Inflorescenze lavora a fondo sulla selezione dei fornitori della materia prima: “Solo da canapa coltivata in campo, non quella indoor delle serre, dove si controlla il livello del principio attivo, il THC. Le nostre forniture provengono da quei 500 ettari delle aziende agricole più rigorose, che hanno scelto la canapa sativa per prodotti alimentari: semi, farina ecc. I semi, tra l’altro, hanno proprietà eccezionali, ripuliscono dal colesterolo il nostro corpo, è come mangiare del pesce azzurro!”. “Cerco e propongo fiori – prosegue Francesco – con un significativo contenuto di CBD (cannabidiolo, NdR), la sostanza in grado di dare benessere e alleviare disturbi come insonnia, ansia, infiammazioni e dolori”. Oltre ai fiori per decotti - studiati in collaborazione con alcune storiche erboristerie torinesi – l’altro prodotto della selezione è l’olio di semi di canapa, “immediato e facile da usare contro l’insonnia cronica, soprattutto nella concentrazione al 15% di CBD”.

Ma qual è il ritratto dell’acquirente-tipo della canapa di Inflorescenze? “I miei clienti – racconta Francesco – sono persone con un livello culturale medio alto, specialmente donne, dai 35 anni in su. Tutte persone che presentano qualche disturbo e vogliono abbandonare il farmaco per un rimedio naturale. Ci sono anche tante persone che, nei decorsi post operatori, invece di assumere dei medicinali antinfiammatori ricorrono alla canapa”. “Le persone molto anziane o chi non è abituato e leggere le informazioni in modo critico, associano invece il prodotto alla marijuana, ma è un’associazione sbagliata e fuorviante. E’ bene chiarire che la canapa sativa, quando proviene dalle varietà certificate dall’Unione Europea, contiene una percentuale irrilevante di THC, normalmente non superiore allo 0,2%. Queste varietà non hanno nulla a che vedere con la canapa indica, cioè la marijuana, mentre grazie alla presenza del CBD presentano importanti proprietà benefiche”.

“La canapa – conclude simpaticamente Iacobazzi – viene anche chiamata il maiale verde, perché non si butta via niente! Gli utilizzi sono i più vari, oltre agli oli essenziali ci sono la cosmesi, gli alimenti, i biocombustibili, la bioplastica, la bioedilizia”. Ce n’è abbastanza, insomma, per rendersi conto che la discussione irruenta e ideologizzata degli ultimi giorni meriterebbe, forse, una riflessione più attenta e approfondita, su basi scientifiche e non politiche.

Andrea Gandiglio

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