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Nuova Commissione UE: che gran casino!

ottobre 13, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Le interrogazioni dei futuri Commissari da parte dei Deputati europei stanno per volgere al termine, ma l’Esecutivo comunitario targato Jean-Claude Juncker, a dieci giorni dalla prevista investitura ufficiale, fatica ancora a decollare.

Partiamo dall’ormai celeberrimo Miguel Canete, che correva per la carica di Commissario all’Ambiente. Dopo essere stato fortemente criticato per i suoi legami con l’industria petrolifera, lo spagnolo del Partito Popolare, invece, ce l’ha fatta e diventerà il responsabile Clima ed Energia – dopo aver fatto almeno un po’ di pulizia nelle sue partecipazioni azionarie… A promuoverlo 83 voti contro 43 e tre astensioni. In cambio, i popolari hanno permesso che passasse anche il socialista Pierre Moscovici come responsabile degli Affari Economici. L’affare Canete si è quindi risolto in un classico scambio di favori tra i due partiti che detengono la maggioranza al Parlamento europeo.

Arriva, invece, un po’ a sorpresa – ma crea una vera e propria tempesta – la bocciatura di Alenka Bratusek, il Commissario Vicepresidente designato per l’Unione Energetica, che ha deluso le aspettative di molti deputati a causa delle sue risposte vaghe e generiche. Gli Eurodeputati hanno, infatti, trasversalmente – eccetto l’ALDE, il partito liberale di cui fa parte la candidata – più volte chiesto alla slovena “risposte più concrete e dettagliate”, risposte che però non sono arrivate. Generica su argomenti come l’unione energetica – che dà il nome al suo portafoglio – sul tema della tassazione per coloro che inquinano maggiormente l’ambiente, sulle modalità di smaltimento delle scorie radioattive e su come intenderà promuovere l’utilizzo delle energie rinnovabili. La slovena non fa altro che insistere sul fatto che senza l’appoggio e l’unita dei Paesi Membri, l’obiettivo dell’unione energetica e di un sempre maggior utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili non potrà realizzarsi. E poi, una volta che i Paesi si accorderanno, ciò potrebbe non bastare. “Altri partner internazionali come Cina e Usa devono remare nella nostra direzione perché viviamo tutti nello stesso ambiente e respiriamo la stessa aria”, ha poi dichiarato, senza brillare per originalità, la Bratusek, puntualizzando infine che “da sola non posso raggiungere questi obiettivi”. Realismo o scarse idee inerenti alla materia trattata? Poco importa, perché a fine seduta perfino Giovanni La Via, che in qualità di Presidente della Commissione Ambiente ha un ruolo di moderatore, non aveva nascosto il disappunto per le risposte di Bratusek. A nulla è servita la dichiarazione finale della candidata, alla fine è arrivata la bocciatura del Parlamento con 112 voti contrari e solo 13 favorevoli.

I dettagli legati al caso Bratusek, tuttavia, si fanno ancora più interessanti alla luce del fatto che, contro la decisione del Parlamento Europeo, si è in seguito schierato nientemeno che Juncker stesso. Attraverso il suo portavoce ha fatto sapere che Alenka Bratusek sarebbe rimasta ancora commissaria designata, con la stessa collocazione nel nuovo esecutivo. La sostituzione della Bratusek sembrava scontata, come è accaduto in passato in situazioni simili, invece la procedura prevede che ci sia un voto complessivo del Parlamento su tutta la Commissione nel suo insieme, non sui singoli commissari. Una situazione di stallo ed evidente confusione che ha visto un preoccupante braccio di ferro tra Juncker e la palese volontà del Parlamento Europeo, fino alla marcia indietro del Presidente della Commissione che giovedì ha infine ricevuto, e poi annunciato, le dimissioni di Alenka Bratusek. Aprendo così la caccia al nome di un nuovo candidato sloveno, da concordare con il Governo di Lubiana.

Il rimpasto avrebbe potuto favorire il Partito Socialista, con la proposta di Tania Fajon, eurodeputata S&D, già nella rosa dei papabili individuati in estate. Ma la politica è imprevedibile, e mai si conoscono del tutto i meccanismi che avvengono all’ombra delle stanze “del potere”. Ecco quindi il colpo di scena: venerdì fonti ufficiali hanno confermato come sostituto della  Bratusek la liberale Violeta Bulc, da tre settimane ministro senza portafoglio in patria per sviluppo, progetti strategici e coesione. Una candidatura molto debole, per usare un eufemismo. Poca esperienza per fornire quella competenza richiesta a un Commissario Europeo, soprattutto se si punta a una Vicepresidenza, che probabilmente non avrà e che potrebbe andare invece al socialista slovacco Maros Sefcovic, cui era in un primo momento stato assegnato il portafoglio di Trasporti e Spazio. Sefcovic era già stato Vicepresidente nell’Esecutivo Barroso ed in questo modo supervisionerebbe Canete, facendo meglio digerire ai Socialisti la sua nomina. Non resta quindi che aspettare l’audizione della Bulc che dovrà tenersi tassativamente prima del 22 ottobre, data fissata per il voto di fiducia dell’Esecutivo comunitario che dovrebbe poi portar la nuova Commissione ad iniziare i lavori il prossimo 1 novembre.

L’approvazione della Commissione Juncker, tuttavia, non è un mero esercizio di forma, l’autunno si preannuncia, infatti, caldo. Fiato sul collo da parte soprattutto delle associazioni ambientaliste sul tema dell’energia. Dopo che attivisti di Greenpeace, provenienti da Germania, Francia, Austria e Italia, hanno aperto un enorme striscione a Milano in occasione del Consiglio informale dei Ministri UE per l’Energia e l’Ambiente con il messaggio: “People want renewables and energy efficiency” (“Le persone vogliono rinnovabili ed efficienza energetica”), i riflettori sono puntati sul Consiglio del 23-24 ottobre in cui ci si attende che i Capi di Stato e di Governo europei prendano una decisione definitiva sugli obiettivi comunitari al 2030 in tema di clima e energia. Greenpeace chiede l’adozione di tre target vincolanti: il taglio del 55% delle emissioni di CO2, il 45% di energia da fonti rinnovabili ed il 40% di incremento dell’efficienza energetica. L’unica strada per fermare il cambiamento climatico e, contemporaneamente, diminuire la dipendenza energetica dell’Europa da costose importazioni di combustibili fossili anche per Wwf e Legambiente. I principali network ambientalisti si aspettano quindi che il Consiglio – sotto la Presidenza italiana – si faccia promotore di un accordo ambizioso in grado di contribuire alla ratifica di un documento globale nella prossima Conferenza mondiale sul clima, che avrà luogo a Parigi nel 2015.

A gettare benzina sul fuoco in settimana è arrivata anche la decisione della Commissione UE di autorizzare gli ingenti aiuti di Stato che il governo britannico intende dare a una nuova centrale nucleare, che sarà costruita nei prossimi dieci anni a Hinkley Point, nel Somerset, per un costo totale stimato di 31,2 miliardi di Euro, la più cara della storia, e una capacità di 3,3 GW (il 7,7% della produzione elettrica britannica), ripartita su due reattori. La decisione, senza precedenti, sta già suscitando non solo le proteste delle ONG ambientaliste, dei Verdi europei e dei movimenti antinucleari, ma anche l’opposizione di alcuni governi UE, a cominciare da quello austriaco, che è pronto a ricorrere alla Corte europea di Giustizia. Ancora più incredibile è il fatto che una decisione così controversa sia stata presa da Joaquin Almunia, il Commissario alla concorrenza, a poche settimane dalla scadenza del suo mandato. Sulla nuova Commissione Juncker, già debole alla nascita, peseranno perciò tutte le eventuali conseguenze del via libera accordato.

Beatrice Credi

 

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