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Operazione “Boschi & Bossoli”. Cemento e corruzione dopo il terremoto.

aprile 24, 2012 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del  libro in uscita “Boschi & Bossolidi Michael Gregorio, edito da Edizioni Ambiente (pag. 224 , 14.00 euro).

Erano solo loro quattro lassù.

E a chi sarebbe venuto in mente di guidare fino la cima diuna montagna in un giorno così freddo?

Luigi Corbucci guardò Raniero ed Ettore.

Si erano allontanati verso la chiesetta per lasciarlo parlare da solo con Cosimo Landini e adesso aspettavano in piedi fra due leoni di pietra corrosa che delimitavano gli scalini davanti al portale. Intabardati nelle loro giacche a vento, sene stavano lì rigidi, imbottiti e con gli occhiali scuri. Sembravano astronauti sbarcati sulla luna.

Era da pochi mesi che Ettore lavorava per lui ed era un cagnolino fedele. Raniero Baretta, invece, era più uomo di don Michele. Ma le regole le conosceva. Sapeva sempre chi comandava nelle diverse situazioni. Al sud era don Michele, ora era Luigi Corbucci.

Era così che doveva essere.

«Quei leoni stanno al freddo da secoli e voi per dieci minutici morite!» scherzò Zì Luigi.

Ettore e Raniero risero.

Cosimo Landini invece rimase impassibile.

Landini era stato subito antipatico a tutti e tre: capelli bianchi pettinati in modo da coprire la calvizie, cappotto di lana di cammello chiaro, sciarpa di cachemire con la marca sistemata sul davanti in vista, come fosse una targa. Tutto quello che indossava diceva chiaramente: “Sono un uomo di potere”.

Si erano dati appuntamento nel parcheggio della stazione.«Fino a che le cose non si chiariscono è meglio essere prudenti» aveva detto. Prudenza sembrava la sua parola chiave.«Vi porto io in un posto dove possiamo stare tranquilli» aveva proseguito montando in auto. «Così vedrete dall’alto dove realizzeremo i progetti.»

Erano tornati indietro sulla strada ed erano saliti per un bel po’ sul fianco della montagna. Raniero guidava, Ettore alsuo fianco. Zì Luigi e Landini dietro.

Landini aveva indicato dove fermarsi ed erano scesi tutti. Sulla destra, dietro la chiesetta con i leoni, cominciava un bosco fitto. Sulla sinistra una specie di terrazza naturale si apriva sulla vallata.

Nessuna anima viva.

Landini aveva portato Luigi verso il punto più sporgente.«Che gliene pare?» gli aveva detto indicando il panorama con un gesto della testa e strofinando le mani con compiacimento. Sembrava gli stesse mostrando una tavola imbandita.

Zì Luigi guardò.

Distesa di verde, chiese, case in pietra, colline con un po’di neve. Bella cartolina, ma non era di quello che dovevano parlare.

«Zona vergine. Poche infrastrutture e molto da sviluppare. Con le persone giuste il potenziale qui è enorme» disse Zì Luigi.

«Io intendevo il panorama, signor Corbucci.»Zì Luigi non replicò. Landini sapeva che non erano lì per guardare il panorama. Questo glielo rese ancora più odioso. Faceva il superiore. Quello che apprezzava la bellezza naturale mentre lui parlava di affari.

«Eh, le persone giuste» Landini aveva annuito. «Persone chesanno muoversi.»

Zì Luigi sorrise. «Infatti io sono qui con lei.»

«Da queste parti si sollevano vespai come ci si muove. Davoi è diverso…»

«Sapete voi dove dirigere le ruote. Noi ci mettiamo… come dire? L’olio. Di olio da queste parti ve ne intendete, no?Quello che portiamo noi è liquido e abbondante. Non lasciamolo irrancidire, però.»

«La prudenza è necessaria. Qui non siamo…»

«…giù da noi» Zì Luigi concluse. Poi sospirò senza farsi sentire. Non era mai riuscito a trattare a lungo con i tipi come Landini.«Possiamo quantificare questa sua… prudenza?» chiese.

Landini si sistemò i capelli. Il vento stava disfacendo il nido di uccello che si era combinato sulla testa calva. Doveva essere stata la vanità a impedirgli di mettersi un cappello contro il freddo. Per paura di rovinare quella costruzione. Adesso però il vento stava facendo scempio dei suoi sforzi.«Mandate i vostri depositi in tranches. Fra sei mesi la prima cifra. Poi a scadenze fate arrivare anche il resto.»

Zì Luigi si voltò a guardarlo incredulo. «Voi state scherzando!» sbottò.

«No, state scherzando voi. Le cifre di cui mi avete parlato non passano inosservate da queste parti.»

«Pensavo che i nostri soldi rappresentassero una opportunitàper la sua banca.»

«Linfa. Ma non voglio attirare l’attenzione dei controllori.»«Abbiamo bisogno di accelerare i tempi noi. Il vostro vice Franzetti diceva che sarebbe stato facile…»

Landini scacciò via con la mano quello che Zì Luigi avevacominciato a dire.

«Lasci perdere Franzetti. Un bravo giovane ma, appunto, giovane.Imprudente. E le ricordo che non è lui quello che decide. Sono io.» Landini si sistemò la sciarpa sul collo attento ache la marca fosse sempre dalla parte giusta. «Ho bisogno di più tempo. Intanto godetevi il panorama. Da quella parte c’è il convento dei frati e la loro chiesa. Guardate che meraviglia!Uno dei complessi più grandi e belli d’Italia.»

Zì Luigi li conosceva i tipi come Landini. Le vergini preziose le chiamava. Quelle che pensavano di averla solo loro e perdartela ti facevano aspettare, per poter alzare il prezzo. Le zoccole peggiori.

«Magnifico» disse Zì Luigi a denti stretti e la mente daun’altra parte.

Conosceva bene quello che gli stava mostrando. Quella “meraviglia” che adesso commuoveva Landini lui l’aveva guardata molto tempo prima e per quasi quattro anni, da un inferno caldo d’estate e gelido in inverno: il carcere di massima sicurezza che sorgeva nella vallata. Da dietro le sbarre della sua cella aveva visto un pezzo di facciata di quella chiesa, la cima del campanile e parte del muro del convento. Lontane ed incombenti dall’alto della collina, gli erano sempre apparse costruzioni cupe e minacciose. Il rosone sulla punta più alta della facciata era stato come l’occhio di Dio puntato su di lui.

Zì Luigi non riusciva a guardarli nemmeno adesso.

«Il carcere è da quella parte della vallata, vero?» chiese, senza cercarlo veramente, sapendo benissimo dov’era.

Il dottor Landini puntò il dito giù verso la nebbia che copriva come un mare spumoso buona parte della valle. «In una giornata limpida si vedrebbe bene l’edificio. Tre o quattro chilometri dopo quell’incrocio di strade. Segua la direzione di quel gruppo di corvi.»

Non c’era indicazione migliore per segnalare un luogo come quello. Cemento grigio, finestre strette, cancelli e ferro. Era una costruzione orrenda e si era chiesto diverse volte sedavano il compito di progettare quei luoghi ad architettiche avevano dato prova di nutrire un bel grado di odio verso il prossimo.

Provò un certo piacere a pensare che se le cose andavano nelverso giusto, sarebbero state molte le costruzioni di cemento che lui avrebbe aiutato a far nascere da quelle parti. E dentro non ci sarebbero stati quelli con il 41-bis, ma persone che avrebbero pagato fior di quattrini per abitarvi.

Una vendetta di tipo diverso. Ma comunque di soddisfazione, come tutte le vendette.

La vita era strana, pensò Zì Luigi. Non avrebbe mai immaginato di tornare in quei posti. Eppure don Michele aveva visto una opportunità d’oro in quella zona e aveva dato alui l’incarico di coglierla. Esattamente come in una guerra. Era una questione di rapidità, di capacità di muoversi scegliendole armi più appropriate. Lui e don Michele avevanoavuto fin da giovani coraggio e voglia di dare battaglia.

E adesso Landini voleva imporgli la pazienza.

«Di quanti progetti stiamo parlando, dottor Landini?»

Michael Gregorio*

*Michael Gregorio, alias Michael Jacob e Daniela De Gregorio, insegnano – lui inglese, lei storia e filosofia –, a Spoleto. Tradotti in tutto il mondo, in Italia pubblicano i loro romanzi con Einaudi: Critica della ragion, criminale, I giorni dell’espiazione e Luminosa tenebra.

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