Home » Racconti d'Ambiente »Rubriche » Orlando ci riprova. Il Cammino Aragonese verso Santiago de Compostela:

Orlando ci riprova. Il Cammino Aragonese verso Santiago de Compostela

agosto 25, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Bisognerebbe aggiornare il detto tutte le strade portano a Roma in tutte le strade portano a Santiago.

Complice l’antica e fitta rete stradale imperiale, ancora oggi sono tante e diverse le rotte compostelane. Non sazio del mio primo Cammino di Santiago, ho percorso una variante pirenaica che prende il nome di Cammino Aragonese. Qui aleggia lo spirito autentico di un pellegrinaggio millenario.

La rotte che in epoca medioevale portavano i pellegrini di tutta Europa a Santiago di Compostela presso la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore, potevano attraversare la Francia da ogni latitudine prima di raggiungere la Spagna. I popoli provenienti dall’Europa mediterranea  (italiani in primis) percorrevano a piedi la via tolosana che, passando per Arles, Montpellier e Toulouse scavalcava i Pirenei dal valico più meridionale: l’impervio passo del Somport, aperto dai romani e chiamato Sommus Portus.

Ancora oggi dal passo del Somport (1600 m) inizia convenzionalmente il Camino Aragonés. Complesso da raggiungere con ogni mezzo di trasporto (più di quanto sia arrivare alla porta di San Giacomo più a Nord, presso Saint Jean Pied de Port), è generalmente meno frequentato del (gemello) Camino francés.
La regione d’Aragona sarà lo scenario naturale del nostro viaggio a piedi. Direzione Nord-Ovest, destinazione Puente la Reina, alla confluenza con il Cammino francese in 6 giorni e 195 km di marcia. Il segnavia in cima al passo del Somport indica 858 km Santiago de Compostela!

Nella luce incerta del tramonto, il rifugio Aysa sembra una locanda alla fine del mondo o il faro su un’isola delle Shetland; il profilo dei Pirenei un’onda gigantesca in continua formazione. Dentro i locali del rifugio, mi mettono al tavolo con gli unici due (!) ospiti della locanda alla fine del mondo. Pellegrini naturalmente. Poiché il Cammino è dove s’incontrano e si smussano gli opposti, miei commensali sono un anziano signore giapponese che parla un inglese patibolare e soffia in un’armonica a bocca tutti gli inni nazionali del mondo (per farsi accogliere in ogni dove, dice) e un giovanissimo altoatesino il cui italiano è molto peggio dell’inglese dell’altro. Detto per inciso, adoro quelli che si chiudono la porta di casa alle spalle e partono per Santiago a piedi, senza prendere un solo mezzo di avvicinamento. Ecco, il nostro altoatesino è così. Ha preso e si è messo a camminare da casa. Sono già due mesi che è in marcia.

Come una sposa che sta per andare all’altare o un soldato alla guerra, non senti più le gambe. E’ l’attimo che precede il grande passo, l’inizio. Perché, a conti fatti, l’inizio sei tu, diverso ogni volta. Solo allora il Cammino principia a vivere davvero.
La prima tappa da SomportJaca mette in fila più di 32 chilometri, per un graduale dislivello di 820 metri. La discesa pirenaica a rotta di collo tra balze, bossi, ponti, conche glaciali, fantasmi d’impianti sciistici e le rovine medioevali dell’hospital de Santa Cecilia vale già tutta la complicazione del viaggio.  Fino a Villanua sentieri e carrarecce hanno seguito il corso del fiume Aragòn. In mezza giornata di marcia sei già calato in un tema invariante: l’aragones è un cammino fluviale. Tutta la rotta aragonese segue il corso del suo fiume e da questo deriva il suo umore, fatto di un lento e paziente trascorrere.

Arrivo “sulle gambe” a Jaca, prima capitale del Regno di Aragona ed unica vera cittadina di questo pellegrinaggio, introdotta in pompa magna dalla ciudadela (eretta nel 1592): fortificazione militare a forma pentagonale. Ed ecco un altro tema ricorrente: paesi arroccaticontrafforti, colline rocciose con postazioni-vedette. Tutto tradisce l’ossessione militare della Corona d’Aragona, il Regno che perdurò per quasi sette secoli, dalla Reconquista alla Guerra di successione spagnola e che si estese fino alla Sardegna, a Napoli e alla Sicilia. Laragones è un cammino di guardia. Anzi, è il cammino della Corona.

La tappa da Jaca ad Arrès comincia con l’ingresso nella valle del Berdun e i suoi sentieri agricoli, sempre lungo il corso del rio Aragon. Nelle anse tra il fiume e il sentiero, le orme più evidenti dei pellegrini di ogni tempo: pietre e pietre accampate l’una sull’altra, a creare piccoli dolmennuraghi spontaneiOgni pietra un’orazione.

La collina di Arrés (700 m) spalanca improvvisa la magia della veduta sul borgo omonimo. Il villaggio arroccato è quasi fantasma ma resiste anche grazie alla passaggio dei pellegrini. Ci sono un bar e poche case. Ed ecco il tema delle vestigia. Borghi abbandonati (ancora più fantasma di Arres il borgo di Ruesta, antico villaggio fortificato, totalmente disabitato), strutture in disuso, siti di silenzio. Per tutta la rotta aragonese si cammina su un filo, in bilico tra abbandono e reminiscenze originarie. L’aragones è un cammino di vestigia e silenzio.

Tra ArrésArtieda Sanguesa il cammino segue per campi, coltivi e altopiani di particolarissime rocce erose. Ma di quante strade è fatto il Cammino? Fino a qui sentieri di montagna, brevi mulattiere, sentieri di bosco, strade d’asfalto, tratturi, strade di campagna, strade di terra battuta. Dopo la pineta sulla cima della Sierra de Pena Musera, iniziano i resti originali di quella che fu un’antica strada romana, fatta di bellissimi lastroni di basalto ingialliti dalla terra argillosa. Dopo il villaggio di Undues de Lerda siamo già in Navarra e prima di Monreal la strada riflette il bianco abbagliante del sole.

Gli ultimi chilometri prima di Puente la Reina, dove si congiungeranno il cammino aragonese e il cammino francese, custodiscono il gioiello templare dell’ Ermita de Santa Maria de Eunate, protetta dalla campagna circostante. Fu costruita nel XII Secolo, sul disegno originale della pianta del tempio di Gerusalemme. Sull’uscio dell’eremo un’iscrizione dice più o meno: «Queste pietre sono state poste per il silenzio. Questo spazio è per la riflessione. Questo luogo è per la preghiera. Possa tu non solo spalancare gli occhi come un turista o tutti i tuoi sensi come un pellegrino. Possa anche tu aprire il cuore come uomo o donna che cerca

Orlando Manfredi


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Second Hand Effect: il secondo report di Subito sul valore ecologico del riuso

maggio 23, 2017

Second Hand Effect: il secondo report di Subito sul valore ecologico del riuso

Quanta CO2 è possibile risparmiare vendendo o acquistando beni usati? Ogni giorno milioni di persone in 8 Paesi in cui opera Schibsted Media Group comprano e vendono oggetti di seconda mano contribuendo al risparmio di ben 16,3 milioni di tonnellate di CO2, di cui 6,1 milioni di tonnellate solo in Italia (+77% in più rispetto [...]

Torino e Venaria partner di STEVE, il progetto europeo per la mobilità elettrica urbana

maggio 23, 2017

Torino e Venaria partner di STEVE, il progetto europeo per la mobilità elettrica urbana

Le città di Torino e Venaria insieme alla spagnola Calvià e all’austriaca Villach saranno i siti pilota dove si svilupperà il progetto STEVE (Smart-Taylored L-category Electric Vehicle demonstration in hEtherogeneous urbanuse-cases) finanziato dall’Unione Europea all’interno della programmazione di azioni innovative:  “Horizon 2020 – Green Vehicles 2016-2017”. Al centro del progetto l’utilizzo di un veicolo elettrico [...]

A Slow Fish il nuovo report del WWF sull’industria ittica: “scegliamo la biodiversità nel piatto”

maggio 22, 2017

A Slow Fish il nuovo report del WWF sull’industria ittica: “scegliamo la biodiversità nel piatto”

I prodotti ittici costituiscono la fonte di proteine per 3 miliardi di persone e il reddito di 800 milioni di persone si fonda sulla pesca e sull’industria ittica. Nel 2014 nei paesi europei sono stati spesi 34,57 miliardi per acquistare prodotti ittici. In totale nei paesi europei si consumano 7,5 milioni di tonnellate di pesce [...]

All’Università di Siena torna il Millenials Lab dedicato a cibo e ambiente

maggio 18, 2017

All’Università di Siena torna il Millenials Lab dedicato a cibo e ambiente

Conciliare la produzione di cibo e il rispetto per l’ambiente, per gli agricoltori, per la salute di produttori e consumatori. Un tema di grande attualità e di rilevanza globale, che è al centro, all’Università di Siena, del “Millennials Lab”, dal 10 al 21 maggio, e della riunione degli imprenditori che collaborano al programma internazionale PRIMA [...]

Oli esausti vegetali trasformati in biocarburanti. Accordo tra Eni e CONOE

maggio 18, 2017

Oli esausti vegetali trasformati in biocarburanti. Accordo tra Eni e CONOE

Gli oli vegetali esausti diventano biocarburanti. Eni e Conoe, il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti e del Dirigente Generale Direzione Generale per la Sicurezza dell’Approvvigionamento e per le Infrastrutture Energetiche Ministero dello [...]

Gli alveari urbani di Green Island a New York, tra ecologia e design

maggio 10, 2017

Gli alveari urbani di Green Island a New York, tra ecologia e design

Green Island, progetto internazionale fondato da Claudia Zanfi 16 anni fa e dedicato alla biodiversità urbana attraverso iniziative culturali, progetti espositivi, educazione alla sostenibilità, porta a New York la sua visione innovativa degli Alveari Urbani: Urban Bee Hives , parte di un percorso focalizzato sulla salvaguardia delle api e sulla valorizzazione del territorio. “Un progetto” spiega Zanfi [...]

Commoventi storie ai tempi dei cambiamenti climatici. Il vincitore del 65° Trento Film Festival

maggio 8, 2017

Commoventi storie ai tempi dei cambiamenti climatici. Il vincitore del 65° Trento Film Festival

Samuel in the clouds (Belgio, 2016) del regista belga Pieter Van Eecke, una straordinaria e commovente storia ambientata in Bolivia e legata alle conseguenze dei cambiamenti climatici, è il film vincitore del 65° Trento Film Festival, conclusosi domenica 7 maggio 2017. La giuria internazionale composta da Timothy Allen (fotografo e regista) Gilles Chappaz (giornalista e [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende