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Paolo Bonfanti: un bluesman a zero emissioni

settembre 20, 2013 Rubriche, Very Important Planet

Difficile descrivere Paolo Bonfanti in poche parole, perché si occupa di talmente tante cose che sarebbe riduttivo definirlo un bluesman e basta. Genovese di nascita ma da anni piemontese d’adozione, Paolo ha alle spalle una lunga serie di collaborazioni con grandi nomi della scena blues italiana e internazionale. Innamorato da sempre di questo genere musicale, ha trovato il modo per farlo diventare anche mezzo di comunicazione trasversale. “La musica è qualcosa che può aiutare a fare moltissime cose” ci spiega. “Ha un impatto emozionale fortissimo ed è un linguaggio universale, per cui è abbastanza naturale che possa essere usata anche per sensibilizzare le persone su un argomento come l’ambiente”. Proprio questo è il nocciolo di uno dei suoi tanti progetti, lo ZeroEmissionBlues,  un’idea per proporre musica e cultura a impatto zero.

D) Paolo, come è iniziato il progetto ZEB?

R) Il primo concerto a emissioni zero lo abbiamo tenuto a Mirabello Monferrato, comune virtuoso in provincia di Alessandria, in una piccola chiesa sconsacrata. Abbiamo utilizzato delle candele per l’illuminazione e un piccolo amplificatore con un consumo massimo di 150 watt. Una soluzione diventata modello per gli eventi successivi. Per contenere le emissioni di un concerto, infatti, è sufficiente fare attenzione a questi due elementi. L’illuminazione si usa soltanto se necessaria e può essere fornita da strumenti alternativi come candele o fari a LED, che consumano un terzo dei fari normali. Mentre per l’amplificazione si possono impiegare una o più biciclette che alimentano l’impianto mediante un collegamento: il consumo di energia è rappresentato soltanto dalle calorie perse da chi pedala!

D) Una soluzione che offre anche vantaggi economici, giusto?

R) Il progetto in effetti può interessare anche quelle organizzazioni o istituzioni che non hanno a disposizione grandi budget per organizzare eventi musicali. In questo modo, con un sistema di amplificazione e illuminazione minimo, si possono ottenere risultati di ottimo livello.

D) Che futuro auspichi per ZEB?

R) Spero ovviamente che prenda piede. Siamo solo agli inizi, ma in tutte le occasioni in cui abbiamo organizzato un concerto in questo modo il riscontro è stato ottimo. Abbiamo anche stipulato un accordo con le aziende Soland e Geonovis, imprese che si occupano di impianti ad energie alternative, che fanno in modo che l’energia consumata sia certificata e poi rimessa nel circuito sotto forma di energia alternativa.

D) Parlaci di un altro dei tuoi progetti,  gli House Concert…

R) Teniamo i nostri House Concert in abitazioni private, spesso nei salotti domestici, per questo li abbiamo chiamati così. Grazie a questa loro caratteristica non richiedono amplificazione. Inoltre, è sufficiente l’illuminazione dell’abitazione stessa, che ormai è quasi sempre risolta con lampadine a basso consumo. In queste occasioni è molto facile contenere al massimo le emissioni, sono le situazioni ideali per abbattere i consumi.

D) Qual è stato il tuo concerto più bello fino a oggi?

R) Difficile da dire, ma se parliamo di concerti Zero Emission quello che ricordo con più piacere è stato proprio a Mirabello Monferrato: era il primo, con un’atmosfera magica, forse anche perché eravamo tra Natale e Capodanno e fuori c’era la neve.

D) Qual è la tua relazione con l’ambiente?

R) L’ambiente è il bene più prezioso che abbiamo perché ci ospita per tutta la nostra vita. È fondamentale mantenerlo più integro possibile, sempre.

D) Perché hai scelto di coniugare musica e ambiente?

R) Fin da quando ero un ragazzino nei primi anni Settanta, quando si cominciava a parlare anche in Italia di ecologia e ambiente, mi sono interessato a queste tematiche. La musica, invece, è la mia passione da sempre, dai primi anni Ottanta è diventata anche il mio lavoro. Collegare questi due interessi per me è stato facilissimo.

D) Le tue origini genovesi ti legano in modo particolare al mare?

R) Da molti anni vivo nel Monferrato, ma sono spesso a Genova che, sebbene sia molto cambiata negli anni, ha sempre un grande fascino. Il mare è stato il mio ambiente per tantissimi anni, ma mi sento “a casa” anche in montagna. Mi piace molto camminare ad alta quota.

D) Quando non suoni, in che modo pensi all’ambiente?

R) Nella vita di tutti i giorni cerco sempre di tenere un comportamento attento: raccolta differenziata, elettrodomestici e lampadine a basso consumo in casa, uso di mezzi di trasporto alternativi come la bicicletta, il treno o al limite un’auto a GPL, e belle camminate quando gli spostamenti non sono lunghi.

Daniela Falchero

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