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Parte il giro di nomine UE. Schulz non molla il cadreghino. Lunacek vicepresidente verde

luglio 7, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Inizia a prendere forma l’Unione Europea dei prossimi cinque anni. Ed è la divisione delle più alte cariche tra i diversi partiti politici ad avere tenuto impiegati i nuovi eletti al Parlamento Europeo durante la prima plenaria dell’ottava legislatura. È stato eletto il nuovo Presidente o meglio dovremmo dire rieletto il vecchio, visto che Martin Schulz (S&D) si conferma essere il primo deputato nella storia dell’UE a guidare il Parlamento per cinque anni consecutivi (la carica dura due anni e mezzo). Non ce l’ha fatta la candidata verde Ulrike Lunacek che si deve accontentare di essere una dei 14 Vicepresidenti assieme agli italiani Antonio Tajani (PPE) e David Sassoli (S&D). La Lunacek – capodelegazione dell’Austria al Parlamento Europeo e recentemente vittima di un attacco con l’acido durante il gaypride di Vienna – era stata proposta dai Greens contro la divisione delle poltrone operata – anche in maniera non del tutto trasparente – da Popolari e Socialisti, le due maggiori famiglie politiche al Parlamento Europeo.

La Plenaria inaugurale è stata anche l’occasione per il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi per pronunciare il discorso inaugurale della Presidenza italiana. In Aula Renzi non ha illustrato il programma del semestre ma, tra una citazione e l’altra, sono spuntati quelli che dovrebbero essere i pilastri della politica energetica UE nei prossimi sei mesi: pacchetto energia e clima 2030, sicurezza , completamento del mercato interno dell’energia, dimensione esterna della politica energetica. “Una crescita inclusiva ed eco-sostenibile crea maggiori opportunità per tutti, riduce le disuguaglianze e favorisce lo sviluppo sociale. Su questa base e tenendo conto del settimo programma di azione per l’ambiente, la Presidenza italiana intende promuovere efficacemente una transizione costante dell’Unione Europea verso un’economia inclusiva ed eco-sostenibile, come mezzo per stimolare un’economia più verde e competitiva, con cambiamenti strutturali in termini di utilizzo e recupero delle risorse”. Si legge, inoltre, nero su bianco nel programma. Argomenti di cui il nostro Paese discuterà probabilmente già il 17 e il 24 luglio nell’ambito di due Consigli UE informali sull’Ambiente. Dopo l’intervento di Renzi è stata la volta di Ignazio Corrao, portavoce in Europa del Movimento Cinque Stelle, che si è concentrato principalmente sull’Accordo di Libero Commercio tra gli Stati Uniti e l’Europa (TTIP) definendolo “il più perverso disegno della globalizzazione”.

A Strasburgo però si comincia anche ad entrare nel vivo dei lavori parlamentari. Pur non avendo ottenuto il seggio alle ultime elezioni, Monica Frassoni, che rimane Co-presidente del Partito Verde Europeo e Coordinatrice di Green Italia, ha presentato, assieme al Co-presidente dell’EGP, Reinhard Buetikofer, un’interrogazione in cui si chiede alla Commissione UE la verifica della compatibilità, rispetto alla normativa comunitaria, delle deroghe per motivi di “emergenza” applicate dal Governo italiano ad alcuni appalti in vista di EXPO 2015. “Ci appare evidente una mancanza di vigilanza da parte della stessa Commissione, alla quale chiediamo dunque delucidazioni” ha dichiarato Frassoni, anche per evitare fenomeni di corruzione e reati ambientali.

Bisognerà invece aspettare la prossima Plenaria ed esattamente la votazione in Aula a Strasburgo di mercoledì 16 luglio per ufficializzare la ormai certa carica di Presidente della Commissione Europea di Jean-Claude Juncker. La sera stessa, ha annunciato Herman Van Rompuy, ci sarà un Consiglio europeo straordinario in cui si discuteranno le altre nomine ai vertici europei. Tra cui l’Alto Rappresentante agli Affari Esteri, il capo della “diplomazia UE” ed il nuovo Presidente del Consiglio UE.

Per il futuro della politica europea ci affidiamo alle parole di Rebecca Harms, Co-presidente del gruppo parlamentare dei Verdi Europei: “per scoprire in quale misura ci sarà un vero e profondo cambiamento nei rapporti di forza tra le diverse istituzioni dovremo attendere la fine della legislatura”. Della serie: aspetta e spera.

Intanto la Commissione Europea continua a lavorare a pieno regime, anche in campo ambientale. In tema di rifiuti, per esempio, è sempre più severa. Riciclare il 70% di quelli urbani e l’80% degli imballaggi entro il 2030, stop alla discarica per i materiali riciclabili per il 2025 e riduzione del 30% dei rifiuti alimentari. Nonché la riduzione dei rifiuti marini e alimentari. Questo il contenuto delle nuove norme proposte dall’Esecutivo di Bruxelles – decisamente più ambiziose rispetto al precedente target del 50% di riciclo dei rifiuti urbani, fissato al 2020 – che dovrebbero anche portare circa 580mila nuovi posti di lavoro.

Un giro di vite che parte da un presupposto ben riassunto nelle parole dell’attuale Commissario all’Ambiente Janez Potocnik. Secondo il quale, il passaggio a un’economia circolare, cioè all’insegna del riuso e del riciclo, è possibile, proficuo, ma non avverrà senza le politiche giuste. La transizione verso un’economia circolare è al centro dell’agenda per l’efficienza delle risorse stabilita nell’ambito della strategia Europa 2020 sulla crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; e l’innalzamento degli obiettivi in materia di rifiuti rientra nell’ambizioso sforzo di realizzare questo passaggio.

“Se l’Europa vuole competere sul mercato globale dobbiamo sfruttare al massimo le nostre risorse e questo significa riciclarle in modo produttivo, non seppellirle nelle discariche come rifiuti”, ha poi aggiunto Potocnik. La nuova strategia dovrebbe, infatti, rendere l’Unione Europea più competitiva e meno dipendente dall’importazione di materie prime, sempre più costose.

Da qui l’accelerata su nuovi target di riciclo, che nel caso degli imballaggi variano a seconda dei materiali: il 90% per carta e cartone entro il 2025 e il 60% per la plastica, l’80% per il legno, il 90% per i metalli ferrosi, alluminio e vetro entro la fine del 2030. Niente più rifiuti riciclabili come questi dovranno finire in discarica entro il 2025, con la possibilità di predisporre ulteriori divieti per altri materiali recuperabili per il 2030.

Le proposte riguardano principalmente la Direttiva quadro sui rifiuti, quella sulle discariche e la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Oltre a rivedere gli obiettivi, le proposte mirano a semplificare la legislazione e a intensificare la cooperazione tra Commissione e Stati membri, al fine di garantire una migliore attuazione. Non è scontato ricordare, inoltre, che le nuove regole – dopo il vaglio di Consiglio e Parlamento – saranno legalmente vincolanti. “Naturalmente – ha sottolineato Potocnik – ci aspettiamo delle resistenze da parte dei Paesi o dei settori che ritengono che questa trasformazione non sia possibile in breve tempo, ma sono convinto che non solo sia possibile, ma necessario”. A questo proposito, secondo la Commissione, saranno proprio i Paesi UE attualmente meno avanzati nella gestione del ciclo dei rifiuti a trarne i maggiori benefici.

Un intervento, quello di Bruxelles, necessario anche alla luce dell’opinione della maggioranza dei cittadini UE. Convinti che il proprio Paese produca troppi rifiuti e che sia vitale ridurre gli sprechi. Per ben il 96% degli europei – e il 98% degli italiani – l’Europa dovrebbe impiegare le risorse in maniera più efficiente. Per almeno otto intervistati su dieci, poi, questo avrebbe un impatto positivo sulla qualità della vita, sulla crescita economica e sulle opportunità di lavoro. Una fotografia di una società che sembra voler riciclare di più e compiere sforzi sempre maggiori per mettere in pratica quanto espresso dalle leggi. Dall’indagine Eurobarometro intitolata – “Attitudes of Europeans towards Waste Management and Resource Efficiency” – emerge, infatti, anche un cambiamento nelle abitudini di consumo degli europei. L’83% compra solo ciò di cui ha bisogno e il 67% dona o rivende oggetti per un loro riuso. Scendendo nello specifico, circa il 90% degli europei separa carta, vetro e plastica, il 78% le lattine e il 74% gli scarti di cucina. Le percentuali di riciclo calano leggermente, invece, nel caso di pile, vernici, rifiuti elettrici ed elettronici.

Beatrice Credi


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