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Partirà a marzo l’Osservatorio per l’economia post-petrolifera dell’UE

febbraio 25, 2013 Bollettino Europa, Rubriche

C’è la bioeconomia nel futuro delle politiche dell’Unione Europea. Si tratta di un’economia che si fonda su risorse provenienti della terra e dal mare, nonché dai rifiuti, che fungono da risorsa energetica per la produzione industriale. La bioeconomia comprende anche l’uso di processi di produzione fondati su bioprodotti. I rifiuti organici, ad esempio, rappresentano un potenziale notevole in alternativa ai concimi chimici o per la conversione in bio-energia.

A questo proposito, la Commissione Europea ha istituito un Osservatorio per l’economia post-petrolifera, per monitorare i progressi e valutare l’impatto dello sviluppo della bioeconomia dell’UE. La piattaforma fa parte della strategia per indirizzare gli Stati del Vecchio Continente verso un più ampio e sostenibile uso delle risorse rinnovabili. Facciamo, dunque, un passo indietro.

Il piano d’azione dal titolo “L’innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l’Europa”, lanciato esattamente un anno fa, prevedeva un approccio interdisciplinare e intersettoriale. L’obiettivo era – ed è tuttoggi – creare un’economia a emissioni ridotte, conciliando l’esigenza di un’agricoltura e una pesca sostenibili e della sicurezza alimentare con l’uso, altrettanto sostenibile, delle risorse biologiche rinnovabili per fini industriali, tutelando allo stesso tempo la biodiversità e l’ambiente. Il tutto guidato da incentivi all’innovazione. Il piano è stato incentrato, quindi, su tre aspetti chiave. Il primo: sviluppare, attraverso la ricerca, tecnologie e processi produttivi nuovi destinati alla bioeconomia. Ciò dovrebbe includere risorse UE, nazionali, investimenti privati e la promozione di sinergie con altre iniziative politiche. La strategia intende, infatti, creare sinergie e complementarità con altri settori, strumenti e fonti di finanziamento per le politiche che condividono gli stessi obiettivi, quali i fondi di coesione, le politiche comuni della pesca e dell’agricoltura, la politica marittima integrata, le politiche ambientali, industriali, occupazionali, energetiche e sanitarie. Il secondo: stimolare i mercati e la competitività.  Obiettivo raggiungibile attraverso un’intensificazione sostenibile della produzione primaria, la conversione dei flussi di rifiuti in prodotti con valore aggiunto, nonché meccanismi di apprendimento reciproco per una migliore efficienza produttiva e delle risorse. Lo smaltimento dei rifiuti alimentari, ad esempio, costa al contribuente europeo fino a novanta euro per tonnellata e produce centosettanta milioni di tonnellate di CO2. Infine il terzo: stimolare una maggiore collaborazione tra i responsabili politici e le parti interessate.

È proprio in questo terzo pilastro che si inserisce la creazione dell’Osservatorio, che sarà avviato a marzo e avrà una durata di tre anni, con l’obiettivo di rendere pubblici i dati raccolti attraverso un portale web, a partire dal 2014. L’Osservatorio sarà coordinato dal Centro comune di ricerca, servizio scientifico interno della Commissione e raccoglierà informazioni per seguire l’evoluzione dei mercati e monitorare le politiche europee, nazionali e regionali nel campo della ricerca e dell’innovazione e l’entità degli investimenti pubblici e privati nel settore. L’ente dovrà, inoltre, monitorare varie misure di prestazione, quali gli indicatori relativi all’economia, all’occupazione e all’innovazione e le misure inerenti alla produttività, al benessere sociale e alla qualità ambientale.

La Commissione sta, poi, prendendo in considerazione un nuovo partenariato pubblico-privato sulle bioindustrie per accelerare lo sviluppo del settore. Una decisione è attesa entro giugno. “Da un anno è stata avviata la strategia relativa alla bioeconomia. Stiamo cominciando a osservare che gli Stati membri colgono le opportunità offerte dalla transizione a un’economia post-petrolifera, che si fonda sull’uso intelligente delle risorse provenienti dalla terra e dal mare. Questo è molto importante perché porterà benefici all’ambiente, alla sicurezza energetica e alimentare e alla futura competitività dell’Europa”. Ha affermato Máire Geoghegan-Quinn, la Commissaria responsabile per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza.

La bioeconomia europea vanta già un fatturato di circa duemila miliardi di euro e impiega oltre ventidue milioni di persone, che rappresentano il 9% dell’occupazione complessiva dell’UE. Alcuni Stati membri, per esempio Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda e Paesi Bassi hanno già elaborato alcune strategie nazionali per la bioeconomia. Si calcola, tuttavia, che per ogni euro investito in ricerca e innovazione nella bioeconomia a livello comunitario la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto bioeconomico sarà pari a dieci euro entro il 2025.

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