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Piller Cottrer, il ritiro del campione delle Alpi

Caterpiller si ritira. Il pluricampione 38enne d Pieve di
Cadore, Pietro Piller Cottrer, ha annunciato la sua uscita di scena dalla nostra nazionale ai Mondiali di fondo in Val di Fiemme, palcoscenico perfetto per coronare una lunga carriera di successi, con quattro medaglie olimpiche (tra le quali l’oro in staffetta di Torino 2006) e tre di bronzo.

D) Quando ha deciso il ritiro, e come è stata accolta la sua
decisione?

R) Sono contento, ho ricevuto un sacco di attestati di
stima. Mi gratifica oltremodo questa vicinanza di tanti amici, colleghi. La
scelta è avvenuta in tutta serenità, due mesi fa, dopo l’infortunio al ginocchio nella Marcialonga. Ero consapevole che le cose erano cambiate, ma se mi guardo indietro c’e “tanta roba”, prima o poi arriva per tutti il momento di lasciare.

D) Dopo tanti successi, che farà “da grande”?

R) Di preciso ancora non so, ho cercato negli ultimi anni di aprirmi più strade possibili, organizzarmi vari scenari. Da adesso in
poi si entra nella vera vita, nonostante i sacrifici che si fanno da agonista, è come vivere in un universo parallelo.

D) Gli ori olimpici non sono mancati, così come i risultati ai Mondiali. Ha qualche rimpianto?

R) Ho fatto della mia vita lo sci di fondo, e dello sci di fondo la mia vita. Da quando avevo 8 anni questo è il mio pane, con almeno
30 anni di attività e 20 di agonismo puro. Giocando con le parole posso benissimo dire che sono capace di fare solo una cosa. Credo di averla fatta abbastanza bene, ma comunque è ciò che faccio meglio in assoluto. Non ho rimpianti. Se potrò essere ancora d’aiuto in questo mondo, se chi sta sopra di me, la Federazione, riterrà opportuna la mia partecipazione, sarò lieto di farmi trovare presente. Non si va avanti con i rimorsi, la vita va vissuta nel presente e nel futuro.

D) La medaglia indimenticabile?

R) E’ difficile fare una classifica delle 7. Son tante, son poche? Se paragonate a grandi campioni del fondo norvegese, che ne
portano via 3 o 4 a mondiale, le mie sono solo 7. La prima è memorabile, a Salt Lake City, e poi quella di Torino 2006 perché era individuale. Ma ognuna è speciale.

D) Qual è il suo rapporto con le montagne? Viene da immaginare che siano casa sua, ma spesso per un atleta la mutevolezza delle condizioni atmosferiche è un grosso handicap, che rischia di compromettere mesi di allenamento.

R) E’ esatto. Dico sempre che una delle più grandi fortune che mi ha dato questo sport è di poterlo fare completamente all’aria
aperta. Il difetto, però, è che siamo soggetti alle mutazioni del tempo: nevica, sole, la neve si bagna, piove. La prestazione dell’atleta, anche se lui è il migliore in campo, come ero io in Giappone nel 2007, può essere compromessa. Ricordo una di quelle tempeste di neve che mi ha pregiudicato gara. Non lo stesso accade a un nuotatore, a cui non può accadere nulla, se è lui il migliore quel giorno e lo sa, non avrà fatica a trionfare. Ma non lo invidio, perché il suo allenamento è tutti i giorni, più volte al giorno, in una vasca.

D) Quando è sugli sci, tra velocità e di fatica, ha tempo di guardarsi attorno e contemplare fugacemente il paesaggio?

R) La grande bellezza del mio sport e’ di avermi portato a conoscere ambienti più o meno incontaminati. Penso alle montagne dell’arco alpino tutto, al Canada e al Giappone, alle distese bianche interminabili della Scandinavia. Ogni posto ha qualcosa di casa, non ce n’è uno uguale all’altro. Ho sempre cercato di fermarmi 30 secondi ad ammirare uno scorcio, quel contatto con la natura, spesso parlo da solo, ti dà un’apertura mentale ineguagliabile. E’ un po’ la mia liberazione, se avessi un taccuino scriverei un mare di cose che mi vengono in mente. Poi varco la soglia di casa e la l’ho già dimenticata.

D) Lei ha sempre vissuto sulle vette, a Sappada, un minuscolo comune italiano in provincia di Belluno. Ora che non farà più l’agonista, ha mai pensato di trasferirsi in città, per assecondare le esigenze della famiglia e dei figli?

R) La qualità della vita è buona, anche se è un piccolo centro c’è movimento legato al turismo sia estivo sia invernale. Il borgo ha origini antiche: si dice che i nostri discendenti nell’anno 1000 fossero scesi dalla Svizzera per fondare qui 15 borgate. La dimensione più metropolitana? Amo vivere qui, ma ci sto pensando. Ho tre figli e una moglie, ho sempre detto che
se l’opportunità lavorativa mi avesse portato lontano da casa non mi sarei tirato indietro. Ma la scelta deve passare al vaglio di 4 persone. Ci sono alcuni posti al mondo in cui non avrei nessuna difficoltà.

D) Ci fa qualche esempio?

R) In Italia adoro Vittorio Veneto, Conegliano, hanno un mondo, una mentalità, un modo di vivere simile alla Norvegia, al Canada. Meno stress, una vita pacata.

D) Il suo augurio agli Azzurri e alle Azzurre?

R) Di prescindere dai risultati, tagliare il traguardo con la consapevolezza di aver fatto il percorso migliore di avvicinamento alla gara. Bisognerebbe sempre poter dire: ho dato tutto. Ovvio che se non vinci ti girano le scatole, ma se non ottieni il risultato devi farti l’esame di coscienza e dire: valgo quello, il mio 100% è questo, c’è gente che ha un 100% superiore
a me. Incrociamo le dita per loro.

Letizia Tortello

 

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