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“Porno e libertà”, la crociata di Carmine Amoroso contro la censura 2.0

Infanzia e adolescenza in terra abruzzese, primi passi nel cinema a Roma dove Carmine Amoroso, classe 1963, si trasferisce da giovanissimo. Nella capitale si afferma nel mondo del cinema come aiuto regista dei maestri italiani: Nanni Loy, Claudio Risi, Carlo Vanzina, Lina Wertmueller e soprattutto scrive la fortunata sceneggiatura di “Parenti Serpenti” per la regia del mitico Mario Monicelli. Da regista firma i film “Come mi vuoi” e “Cover- Boy o L’ultima rivoluzione” e come autore i documentari “I ragazzi su due ruote” e “GRA il pianeta anulare”. La sua ultima fatica è “Porno e Libertà, documentario indipendente  e a basso costo uscito nelle sale venerdì scorso e che Carmine intende promuovere su Facebook. Ma per l’immagine di un capezzolo nella locandina la sua pagina viene oscurata! Una storia di anacronistica censura che per il regista grida vendetta.

D) Carmine iniziamo parlando di cronaca: sei molto arrabbiato con Facebook perché ti ha oscurato la pagina dedicata al documentario “Porno e Libertà”, cos’è successo?

R) Il lavoro è un’opera indipendente che racconta la storia della controcultura degli anni Sessanta e Settanta e di alcuni personaggi anticonformisti che hanno lottato attraverso la pornografia per la liberazione sessuale e contro la censura. Un tema ostico, per questo nessuno ha voluto finanziarci: le istituzioni ci hanno riso in faccia, porte chiuse dai produttori e dalle televisioni. Per realizzarlo abbiamo utilizzato i nostri risparmi e per recuperare  i soldi investiti abbiamo programmato la comunicazione su una pagina Facebook che ci è stata oscurata senza saperne bene i motivi! Probabilmente per l’immagine di un capezzolo e per la parola porno. In questo modo si blocca la promozione con un grosso danno di immagine ed economico.

D) Nessuna spiegazione da Facebook?

R) Nessuna risposta alle nostre comunicazioni. Hanno bloccato pure il mio messenger (il programma di messaggistica interna al social, NdR), quindi riesco a vedere cosa mi scrivono, ma non posso rispondere a chi mi contatta! Non è possibile che un gruppo di persone anonime mi censuri, senza sapere  neanche chi siano! Una situazione kafkiana di cui ho parlato nei giorni scorsi con Vincenzo Sparagna (direttore e animatore della rivista di controcultura Frigidaire, NdR) e abbiamo convenuto che ora non hai neanche un interlocutore, neanche un giudice che ti spieghi i motivi della censura. Su Facebook si collegano nel mondo 1 miliardo e mezzo di persone al giorno, il mezzo di comunicazione più utilizzato, servono delle regole.

D) Ha dato più fastidio, secondo te, l’immagine del corpo nudo o la “keyword” porno?

R) Probabilmente il termine porno ed è assurdo in un’epoca dove la pornografia, con i mezzi digitali, è diventato un fenomeno pervasivo, ma poco o niente analizzato dal punto di vista concettuale. Non se ne deve parlare, il termine fa paura e manca completamente il confronto. Stiamo tornando indietro e si sta affermando un neopuritanesimo di ritorno!

D) Eppure il tuo è un lavoro di ricerca storica, quasi antropologica…

R) Racconto questo gruppo di persone che negli anni 60/70 lottarono per la libertà sessuale. Sono partito da Riccardo Schicchi e il suo rapporto con i media, con Cicciolina ha portato  la prima pornostar in televisione, negli USA sono dovuti passare decenni prima di una partecipazione  simile in una televisione generalista. Racconto un personaggio come Lasse Braun, alias Alberto Ferro, che negli anni sessanta andava nei paesi scandinavi a fare foto di nudi. Una ribellione attraverso il corpo. Poi faccio riferimento alla controcultura degli anni settanta con le riviste come Re Nudo, Il Male e Frigidaire di cui parla Vincenzo Sparagna. Un pezzo di cultura del nostro paese e io nel 2016 vengo censurato! Un’assurdità censurare un’opera che parla di censura…

D) Alla fine è un documentario sul corpo e la sua storia recente. Natura, corporeità, sessualità e ambiente non sono concetti lontani. Cosa ne pensi del fenomeno del nudismo (o naturismo) che ha un legame molto forte, appunto, con la natura…

R) Noi siamo il nostro corpo, ci relazioniamo con il corpo che ci espelle. Eliminare la nudità va contro la nostra libertà, è contro natura. Il corpo è un mezzo di comunicazione non una gabbia dove ci vogliono rinchiudere. Nella spiaggia di Castel Porziano la nudità è stata sempre accettata, non ha mai scandalizzato mentre negli ultimi anni ho notato un’involuzione: si è creato un recinto, una porzione di spiaggia dove è permesso e al di fuori è vietato. Anche questa conquista si sta perdendo…

D) Lavori su corpo e natura, ma il tuo rapporto con l’ambiente?

R) Sono nato in campagna, una relazione vitale. Io faccio parte della terra, nel senso fisico del mio essere legato alla natura. E’come l’aria che respiro, ho vissuto con i cicli naturali, con le piante che si risvegliavano, un rapporto quasi erotico con i fiori!

D) E i tuoi comportamenti quotidiani con l’ambiente?

R) Non butterei mai un pezzo di carta per terra. Un giorno mentre andavo a prendere la metro ho visto uno scarafaggio immobile, girato su se stesso ma ero in ritardo e ho tirato dritto. Poi ho pensato che non poteva muoversi e sono tornato indietro per farlo andare. Forse sono eccessivo nella mia relazione con l’ambiente, ma in quel caso, per esempio, mi faceva stare male l’idea di non fare niente…

Gian Basilio Nieddu

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