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Prove di economia europea sostenibile: ancora PAC e consumo di risorse

aprile 15, 2013 Bollettino Europa, Rubriche

L’ultima fase del sofferto iter di approvazione della nuova Politica Agricola Comune è iniziata. La settimana scorsa hanno preso, infatti, il via i triloghi, ossia gli incontri negoziali tra le tre istituzioni UE: Parlamento, Consiglio e Commissione. “Soddisfazione per un positivo avvio caratterizzato da un approccio costruttivo e collaborativo”. Così il Presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo Paolo De Castro ha commentato la prima giornata. Al centro del primo trilogo, due dei quattro dossier legislativi che compongono la riforma. La prima parte degli incontri è stata, infatti, dedicata al nuovo regime dei pagamenti diretti, mentre la seconda ha inaugurato il dibattito sul Regolamento della nuova organizzazione comune dei mercati.

Per quanto riguarda il dossier sui pagamenti diretti sono stati compiuti alcuni passi importanti, in particolare sui primi articoli dedicati allo “scopo” e alle “definizioni” del regime. Decisiva è stata, senza dubbio, la sostanziale convergenza tra Parlamento e Consiglio sul capitolo dell’agricoltore attivo. Sul quale le due istituzioni hanno trovato un accordo di definizione, partendo dai principi della proposta del Parlamento integrata dal testo sulla sussidiarietà approvato dal Consiglio. Rimane tuttavia aperto il confronto sul carattere obbligatorio della “lista negativa”, voluto dal Parlamento rispetto alla volontarietà richiesta dal Consiglio. Novità anche per i giovani e piccoli agricoltori, grazie al raggiungimento di un accordo su buona parte dei contenuti. Anche se rimangono da definire alcuni aspetti legati all’obbligatorietà del regime e alle dotazioni finanziarie.

Negoziato costruttivo anche per quanto riguarda gli accordi sul Regolamento sull’OCM unica. Tra le misure di mercato chieste dal Parlamento ci sono l’aggiornamento dei prezzi di riferimento degli strumenti dell’intervento pubblico e dell’ammasso privato, in funzione della produzione, dei costi dei fattori produttivi e delle tendenze dei mercati, l’estensione delle norme sulla programmazione produttiva contenute nel “pacchetto latte” a tutti i prodotti di qualità certificata e la reintroduzione dell’indicazione d’origine in etichetta per i prodotti ortofrutticoli. Un aspetto, quello dell’etichettatura, ritenuto cruciale per esempio per la valorizzazione del Made in Italy. Questo dossier entrerà maggiormente nel vivo della fase negoziale la prossima settimana, ma l’obiettivo è quello di concludere i tavoli negoziali tra la fine di giugno e luglio.

Per le Associazioni ambientaliste, le priorità nel primo pilastro della PAC (quello che regola i pagamenti diretti alle aziende) riguardano le norme generali del greening, che dovrebbero assicurare l’adozione delle migliori pratiche agricole per la tutela dell’ambiente. Nel secondo pilastro della PAC (investimenti per lo sviluppo rurale) di fondamentale importanza sono, invece, una maggiore dotazione finanziaria, anche attraverso la previsione di un tetto massimo di 100.000 Euro per i pagamenti diretti trasferendo al secondo pilastro le risorse che ne derivano; l’approvazione di un sotto-programma per l’”agricoltura sostenibile” con più risorse, un cofinanziamento più alto per le misure agro-climatiche-ambientali con una spesa minima obbligatoria del 50% delle risorse disponibili per lo sviluppo rurale, l’illegalità del doppio pagamento.

A Bruxelles nei giorni appena trascorsi, non si è parlato solo di agricoltura, ma si è riflettuto anche sulla sostenibilità dell’economia europea. Nella Tabella di marcia per un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse, in particolare nella sezione dedicata al consumo e alla produzione sostenibili, tra le azioni previste figurava l’elaborazione di un approccio metodologico comune che consenta agli Stati membri e al settore privato di valutare, illustrare e misurare le proprietà ecologiche di prodotti, servizi e imprese nonché la diffusione di informazioni migliori sull’impronta ambientale dei prodotti.

Redatta nel 2011, la Tabella, che descrive come far diventare sostenibile l’economia europea per il 2050, stenta tuttavia a decollare.

Attualmente le imprese che vogliono mettere in rilievo le proprietà ecologiche dei loro prodotti devono infatti affrontare diversi ostacoli: districarsi tra varie metodologie promosse nel quadro di iniziative pubbliche e private, affrontare diversi costi per fornire le informazioni  e fare i conti con la sfiducia dei consumatori confusi dalla giungla delle etichette che rende arduo confrontare le diverse offerte. Diverse federazioni industriali hanno invocato un approccio comune europeo basato su valutazioni scientifiche e analisi del ciclo di vita a livello UE. Esse temono che la moltitudine di iniziative a livello di Stati membri sia contraria ai principi del mercato unico, provocando  maggiori costi per l’industria e confusione tra i consumatori. E non hanno tutti i torti. Guardando la questione dal punto di vista dei cittadini europei, infatti, l’ultimo Eurobarometro sui prodotti “verdi”, mostra che il 48% dei cittadini si dichiara confuso dal flusso di informazioni sull’ambiente.

Preso atto di queste necessità il Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik ha dichiarato: “Se vogliamo favorire la crescita sostenibile dobbiamo assicurarci che sul mercato i prodotti più efficienti sotto il profilo delle risorse e più ecologici siano conosciuti e riconoscibili. Fornire ai consumatori informazioni affidabili e confrontabili sugli impatti ambientali e sulle credenziali di prodotti e organizzazioni vuol dire metterli in condizione di scegliere, mentre aiutare le imprese ad allineare le metodologie applicate equivale a tagliare i loro costi e oneri amministrativi”.

La Commissione Europea ha quindi pubblicato una comunicazione dal titolo “Costruire il mercato unico dei prodotti verdi” e una raccomandazione sull’uso delle metodologie, le quali puntano a fornire informazioni ambientali confrontabili e affidabili e a dare fiducia ai consumatori, ai partner commerciali, agli investitori e ad altre imprese interessate.

La proposta promuove due metodologie che consentono di misurare le proprietà ecologiche per tutto il ciclo di vita rispettivamente dei prodotti (Product Environmental Footprint - PEF) e delle organizzazioni (Organisation Environmental Footprint – OEF) valutando il loro impatto ambientale dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento di un prodotto o di una gamma di prodotti. Le metodologie PEF e OEF sono state sviluppate dal Centro comune di ricerca della Commissione Europea. È poi prevista la possibilità di indicare opportunità di miglioramento. Le metodologie sono applicabili dagli Stati membri, dalle imprese, dalle organizzazioni private a dalla comunità finanziaria su base volontaria.

Nel documento vengono poi formulati principi per comunicare le prestazioni ambientali, tra cui la trasparenza, l’affidabilità, la completezza, la comparabilità e la chiarezza, per avere un maggiore coordinamento nello sviluppo di metodologie e nella messa a disposizione dei dati.

Si prevede, inoltre, una fase di prova di tre anni per sviluppare norme specifiche riguardanti ciascun prodotto e settore nel quadro di un processo che coinvolge più soggetti. La Commissione pubblicherà un appello sui portali web PEF e OEF, con cui inviterà imprese, organizzazioni industriali e portatori d’interesse nell’UE e in Paesi terzi a partecipare, su base volontaria. Si aprirà poi una seconda fase in cui verranno valutate con attenzione le conclusioni emerse dal periodo di prova triennale e da ulteriori azioni realizzate nel quadro del documento. In funzione di questa valutazione la Commissione deciderà le future strategie politiche relative alle metodologie PEF e OEF.

Beatrice Credi

 

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