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Quel sistema ingordo che ha ucciso le rinnovabili. Un “giallo” di Chicco Testa

aprile 9, 2013 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi due estratti dell’introduzione del pamphlet “Chi ha ucciso le rinnovabili? La storia come non ve l’hanno mai raccontata del green business del fotovoltaico in Italia” di Chicco Testa, Giulio Bettanini e Patrizia Feletig. Il volume, nato per spiegare quella che, secondo gli autori, è “la modalità completamente sbagliata, speculativa, inefficiente, di sostegno al fotovoltaico che ha anche l’effetto perverso di affossare il resto delle rinnovabili”, è disponibile per intero e scaricabile gratuitamente sul sito di Assoelettrica.


Tutto il settore delle energie rinnovabili è oggi in sofferenza in Italia. Il governo ha dato una drastica sforbiciata agli incentivi concessi a questa tecnologia o addirittura li ha annullati. Il settore si è fermato e molte aziende sono in crisi. Il futuro delle rinnovabili appare seriamente ipotecato. Ma è colpa del governo Monti, che ha preso questi provvedimenti?

La nostra risposta è no. La colpa è invece di un sistema di sovvenzioni al solare fuori controllo, che ha scatenato una vera e propria ingordigia e mandato fuori controllo i costi dell’elettricità consumata da milioni di utenti. Noi pensiamo che si sia trattato di un pessimo intervento di cosiddetta “politica industriale”, un cedimento alla pressione di diversi gruppi di interesse, che hanno utilizzato ingenti risorse in modo del tutto inefficiente e ingiusto.

La sintesi brutale è che il mezzo si è mangiato il fine. Non solo questa modalità di sostegno al fotovoltaico non ha giovato al suo avanzamento tecnologico, né allo sviluppo di una sua filiera industriale nazionale, ma, peggio, ha affossato il mondo delle rinnovabili.

1.1 Green economy. Sono stati soldi ben spesi?

In pochi anni, anzi in pochi mesi, come si spiega nelle pagine successive, si sono bruciate risorse finanziarie ingenti, la cui conseguenza è oggi un ulteriore aumento del prezzo finale dell’energia elettrica. Alla data in cui scriviamo, il costo cumulato annuo degli incentivi dati all’energia fotovoltaica è di 6,5 miliardi. Centotrenta miliardi grosso modo nei prossimi 20 anni. Si tratta, probabilmente, del più grosso intervento di “politica industriale” realizzato dall’Italia negli ultimi tempi. La scelta, infatti, di corrispondere incentivi di questo peso e di questa durata è stata presa con decisioni pubbliche del governo e del Parlamento. È una cifra enorme 6,5 miliardi all’anno. L’equivalente del costo di due nuove linee metropolitane di 50 km ogni anno. Di un treno veloce Napoli-Bari. Di un’autostrada nuova di 1.200 km, ogni anno. Con la stessa cifra si potrebbe garantire la vita degli 8 milioni di studenti d’Italia con la messa in sicurezza di tutte e 42mila le scuole di ogni ordine e grado. Si potrebbero bonificare i 57 SIN, (siti d’interesse nazionale), aree contaminate a tal punto da mettere in pericolo persino la salute di quei 9 milioni di cittadini che ci vivono. Basterebbero appena due anni di incentivi per risolvere a livello nazionale il problema della gestione dei rifiuti e superare definitivamente il sistema delle discariche. Per tamponare le emergenze del dissesto idrogeologico lo Stato stanzia 2 miliardi in 10 anni (4.800 interventi inderogabili contro i 15mila previsti dal PAI). Gli incentivi al solare costano 3 volte di più in un decimo dell’arco temporale. Con 6,5 miliardi all’anno si potrebbero restaurare definitivamente Pompei, Ercolano, Paestum, la valle dei Templi, il Palatino, la Domus aurea, il Colosseo e altre centinaia di siti archeologici e musei che giacciono in condizioni precarie.

Ci sono molti altri settori della green economy dove una cifra siffatta avrebbe prodotto risultati in termini ambientali e occupazionali molte volte maggiori.

Se una modesta parte di questi incentivi, per esempio 1 miliardo all’anno, fosse stata dedicata a progetti di sviluppo tecnologico probabilmente oggi avremmo la leadership del settore nel mondo. Invece… (…)

1.9 Sotto accusa non la tecnologia, ma la modalità

Ma allora, questa è l’ultima domanda, siamo contro l’energia solare? No, affatto. Pensiamo che questa forma di energia contribuirà in modo decisivo ai consumi elettrici mondiali. Qui, teniamo a precisare, non stiamo parlando di questo. Stiamo parlando del modo completamente sbagliato, speculativo, inefficiente in cui è stata fatta tutta questa operazione. E la causa è una sola e si chiama ingordigia. Torniamo ai 6,5 miliardi di incentivi. Essi sono il risultato di circa 50 miliardi di investimenti, assumendo un costo medio per MW fotovoltaico di 3 milioni di euro. Oggi lo stesso MW ne costa 2 e nel futuro ne costerà ancora di meno. Inoltre il rendimento dei pannelli fotovoltaici sta migliorando di anno in anno. Giusto per fare i conti a spanne, i 16 GW già installati ci sarebbero costati ai prezzi di oggi non 50, ma 30 miliardi e conseguentemente non pagheremmo all’anno 6,5 miliardi di incentivi, ma più di un terzo in meno con un’efficienza complessiva più elevata. Se poi avessimo deciso che l’investimento totale andava spalmato su un periodo molto più lungo, fino al 2020 per esempio, avremmo ridotto di molto l’impatto economico e catturato tutte le innovazioni tecnologiche intervenute nel frattempo. Invece ci siamo ingozzati di pannelli ormai di vecchia generazione pagandoli un’assurdità.

1.10 I cugini poveri

Gli incentivi, si obietterà, non riguardano solo il solare, ne hanno goduto anche altre fonti rinnovabili. Corretto. Ma la parte del leone spetta agli impianti fotovoltaici. Se nel 2006, dopo l’entrata in vigore del Primo Conto Energia il costo degli incentivi al fotovoltaico sul totale degli incentivi alle energie rinnovabili rappresentava lo 0,4%, il suo valore scalava rapidamente per raggiungere nel 2010 il 39,8% e il 64,4% nel 2011, percentuale che, l’anno successivo, si stabilizza. L’iniquità è lampante. Fatto 100 il totale di kilowattora generato da fonti incentivate, il fotovoltaico ne produce un terzo mentre incamera due terzi degli incentivi.

1.11 I Sopranos dei raggi

L’ombra delle organizzazioni criminali si allunga sulle energie rinnovabili. Anche nel fotovoltaico decine di inchieste della Guardia di Finanza hanno in questi anni scoperchiato decine di casi di eco-corruzione nel centro-sud per quasi 50 milioni di euro. Truffe ai danni dello Stato e infiltrazioni malavitose in tutto questo pullulare di “colline di vetro” sorte in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. In quest’ultima, la contaminazione da Cosa Nostra nel mondo del solare è tale da suggerire al magistrato della Procura Antimafia, Maurizio De Lucia, il paragone con il sacco edilizio di Palermo. Un caso? L’ultimo, avvenuto nel triangolo delle province di Agrigento, Palermo e Trapani: il sequestro per un valore di 10 milioni di euro di beni appartenenti a società impegnate nella realizzazione di impianti fotovoltaici e riconducibili al superlatitante Matteo Messina Denaro. Il fenomeno di “sole nero” in mano a cosche mafiose ha persino sollevato la non lusinghiera attenzione del Washington Post con un articolo su questo inquietante spaccato. Corruzioni per ottenimento delle autorizzazioni, estorsioni per aggirare limitazioni di zone protette, imbrogli sulle proprietà dei terreni e la loro destinazione, intimidazione ai danni delle imprese concorrenti e falsa fatturazione per impianti esistenti solo virtualmente. Un esempio? Nella sola provincia di Siracusa, la Finanza ha sequestrato impianti fotovoltaici mai entrati in funzione e ammessi a incentivi per 10 milioni di euro. La malavita, che vanta addentellati nella macchina burocratica, è favorita nella catena amministrativa che rilascia le autorizzazioni e riconosce le agevolazioni. Questo cancro denunciato formalmente anche dal GSE ha portato all’introduzione nel Quarto Conto Energia, entrato in vigore nel giugno 2011, dell’articolo 21, che prevede l’esclusione per 10 anni a tariffe incentivanti coloro che truffano sugli incentivi statali alle rinnovabili.

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