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Quinto Conto Energia: critiche e “consigli” anche da Bruxelles

giugno 11, 2012 Bollettino Europa, Rubriche

La stesura della nuova versione del Quinto Conto Energia è prevista per questa settimana, in seguito al compromesso raggiunto tra Stato e Regioni durante la Conferenza Unificata, svoltasi lo scorso  6 giugno, nella quale le Regioni hanno nuovamente espresso le loro perplessità e le loro idee, raccolte anche tra gli esponenti di imprese e associazioni del settore.

Le critiche ai due decreti emanati dal Ministero dello Sviluppo Economico – che definiscono i nuovi incentivi per gli impianti fotovoltaici (Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico – sono arrivate, alla fine, anche da Bruxelles, proprio alla vigilia della Conferenza Unificata. Il direttore generale dei servizi che fanno capo a Gunter Oettinger ha inviato infatti, lo scorso lunedì, una lettera al Capo Dipartimento per l’Energia del Ministero, Leonardo Senni, in cui vengono sollevati quattro punti da migliorare nel decreto, che pur viene “accolto con favore”, con le formule di rito nella corrispondenza fra le istituzioni nazionali e quelle europee.

Non si tratta di un procedimento formale, visto che il Quinto Conto Energia è ancora in itinere e comunque la Commissione Europea non ha competenza diretta sulle modalità di incentivazione, ma di una “segnalazione” critica. Il Commissario UE per l’Energia ha insistito in particolare su un aspetto fondamentale. Quello del meccanismo di iscrizione e validazione dei nuovi registri a graduatoria degli impianti. Registri che rischiano di rendere “molto difficile, se non impossibile, per i produttori indipendenti accedere al finanziamento dei progetti”, sostiene Oettinger nella lettera. Ancora una volta la parola chiave suggerita da Bruxelles è “semplificazione”. Infatti, nella segnalazione viene spiegato che “l’obbligo di registrare i progetti con capacità superiore ai 12 kW per il fotovoltaico e ai 50 kW per altri progetti di tecnologie di produzione di elettricità rinnovabile potrebbe funzionare come un deterrente capace di paralizzare proprio il segmento di mercato di piccola scala che la riforma mira a rendere prioritario”.

Vi sono inoltre altri aspetti da correggere:  la Commissione chiede una differenziazione nella riduzione delle tariffe elettriche a seconda della “maturità” e quindi dell’efficienza complessiva delle diverse tecnologie. In secondo luogo, sollecita “periodi di transizione più lunghi di quelli attualmente previsti per poter accompagnare l’adattamento del mercato ai nuovi sistemi di incentivi e proteggere gli investimenti esistenti”. Bruxelles ricorda che restano ancora da adottare “i sistemi di sostegno per le fonti rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffreddamento. La necessità di un’adozione tempestiva” di queste misure deve essere accompagnata anche dalla “chiarezza sulla prosecuzione del sostegno ai progetti di efficienza energetica con la definizione degli obiettivi per il 2020 del sistema di certificati bianchi”. Nella segnalazione si parla anche della necessità di reintrodurre l’incentivo per la bonifica dell’amianto, una misura che ha consentito di bonificare 12 milioni di metri quadrati circa di tetti, che ospitano ora 1.100 megawatt di energia elettrica pulita.

La troppa burocrazia per l’accesso agli incentivi e il “meccanismo dei registri”, che verrebbe applicato anche ai piccoli impianti e che paralizzerebbe il settore, sono dunque, in definitiva, gli elementi che, secondo Bruxelles, andrebbero modificati. E d’altronde corrispondono esattamente alle richieste fatte dalle Regioni che, durante la Conferenza Unificata, hanno lamentato il fatto che finora non sono stati compiuti avanzamenti soddisfacenti sugli emendamenti presentati. I governatori chiedono, appunto, una riduzione degli oneri burocratici e l’aumento del “tetto” massimo, sia per il fotovoltaico che per le altre rinnovabili elettriche.

Al termine della Conferenza, il Ministero dello Sviluppo ha tuttavia assicurato che introdurrà delle modifiche nei testi dei due decreti. La versione finale terrà cioè conto dei pareri della Conferenza Unificata e dell’Autorità dell’Energia, oltre che dei suggerimenti migliorativi della Commissione UE, confermando però l’impianto generale del testo dal punto di vista degli obiettivi in volumi, delle risorse messe a disposizione e degli strumenti di governo.

Oettinger aveva dunque visto bene quando, durante una conferenza stampa sulle energie rinnovabili nel mercato europeo post 2020, lo scorso 6 giugno, rispondendo ai cronisti sulla questione delle lettera inviata all’Italia, aveva dichiarato che “il governo italiano sicuramente non avrà problemi rispetto a ciò che abbiamo proposto come completamento” . Anche se suona un po’ come una profezia che si autoavvera.

Donatella Scatamacchia

 

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