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Roger Ranko, l’artista “indifferenziato” che colleziona scarti

febbraio 19, 2016 Rubriche, Very Important Planet

Negli anni settanta in Galizia non era facile trovare oggetti abbandonati per strada, ma quando Roger Ranko in quegli anni si trasferisce in Italia scopre il nostro “usa e getta” e inizia l’attività di raccolta. L’inizio della sua carriera di “artista indifferenziato” che lo porta a specializzarsi nella second life degli oggetti. Rigenerare i “rifiuti” è la sua missione e non a caso il suo atelier trova spazio in un ex capannone industriale di Sesto San Giovanni rigenerato in polo culturale: il MAGE. Ma Roger è stato anche direttore artistico della Cascina Sant’Ambrogio, crea storie fotografiche, video eco-differenziati e realizza giardini verticali.

D Roger, artista indifferenziato. Quando nasce la tua missione di rianimare e ridare vita agli scarti?

R) Sono cresciuto in Spagna, in Galizia, dove negli anni 70 non c’erano gli oggetti e gli oggettini che invece si trovavano buttati  per strada in Italia. Quando mi sono trasferito a Parma sono rimasto colpito dal modo di come se ne liberava la gente, un gesto ricco di maleducazione e che non capivo. Per me erano delle cose preziose ed è nato un gioco che continua ancora: cercare delle figure, come si fa con le nuvole, in un pezzo di ferro o di legno  ed immaginare cosa può diventare.

D) Quali sono i materiali che più recuperi, collezioni, trasformi?

R) Da sempre, anche in forma patologica,  ho recuperato scarpe, indumenti, pastiglie dei freni, specchietti delle automobili e tanti altri scarti. Per tanto tempo ho conservato questi oggetti rotti e poi ho iniziato ad assemblarli e così diventavano sempre più preziosi. A Milano ho lavorato tanto negli allestimenti e le ditte, quando si andava a smontare, dicevano di buttare via tutto. Per me era una pazzia e ho sempre portato a casa un sacco di roba, ho dovuto affittare anche 3 box per conservare tutto.

D) Cosa fai con  tutti questi scarti?

R) Per fortuna dal 2014 ho a disposizione uno spazio da 2.000 metri quadrati. Un atelier per poter lavorare tutta questa roba – con un team composto da me, l’architettto Fabrizio d’Alessio e altri due collaboratori – un sito di archeologia industriale: bulloneria negli anni trenta, poi magazzino generale dello stabilimento Falck Concordia negli anni 60, recuperato dal Comune di Sesto San Giovanni con il Politecnico di Milano. Oggi è diventato il MAGE, un polo culturale dove ospitare artisti, artigiani, creativi e organizzare mostre. Sono delle aree magiche, ricche di storia – negli anni quaranta scioperarono contro il regime fascista – e oggi sono rigenerate. Non entrerei mai in uno stabilimento nuovo!

D) Riciclare, recuperare ma anche rigenerare con la natura in ambiente urbano. Hai progettato e realizzato dei giardini pensili a Milano.

R) Il primo giardino verticale lo abbiamo realizzato nel 2008, poi un altro nel 2010 a Corso di via Ticinese. Un intervento in un parcheggio degradato, con i frontespizi presi di mira da writers, non sempre bravi. Aveva anche dei problemi dal punto di vista igienico perché era uno spazio buio e quindi ci facevano di tutto. Si sono ridate al quartiere queste due pareti che prima erano alla mercé di chiunque. Ma in questa direzione ho lavorato anche per la sede di un’azienda di arredamento di via Tortona, sempre a Milano, con la creazione negli spazi della struttura di moquette di prato verde, erba vera, naturalmente.

D) Da artigiano con partita IVA ad artista indifferenziato. Un passaggio anche per lanciare messaggi, credi che  il riciclaggio sia da  inserire tra le materie da insegnare a scuola?

R) C’è molta maleducazione in giro, nel quotidiano. La gente non si rende conto, fa delle cose impossibili come, per esempio, buttare l’olio nel lavandino! E’ fondamentale partire dalle scuole. Ho un bimbo di 9 anni e anche le maestre spesso non hanno idea di cosa insegnare sul tema. E’ vero che esistono dei programmi, non mancano politiche di sensibilizzazione ma non è mai sufficiente, serve un salto di qualità. Mi piacerebbe tantissimo entrare nelle scuole e raccontare, attraverso il mio lavoro,  come recuperare gli oggetti. Azioni per aumentare la consapevolezza sull’importanza dell’ambiente.

D) Quali tue opere ritieni maggiormente significative?

R) Un’opera a cui tengo molto è il “Cetaceo urbano“… Un giorno durante una passeggiata riflessiva a Milano ho notato ad un incrocio un occhio incastonato nell’asfalto, mi sembrava fuori luogo, e ho pensato ad un cetaceo, che lontano dal suo habitat, perlustrava segretamente la città per capire cosa stava succedendo alla terra. Ne è nata una storia fotografica. Poi “Lei”, esposta nel negozio Alessi di Milano dove dal 16 marzo al 14 aprile saranno esposte “Le Galinette”, una creazione di 2 metri composta da molle di materasso d’epoca. Poi mi hanno chiesto un’opera sulla multiculturalità e ho creato “Mappamondo Infame” dove non emigrano le persone ma i continenti: l’Africa che si sposta al Polo Sud e la Groelandia all’Equatore.

D) Il tuo contributo  quotidiano alla difesa dell’ambiente?

R) Faccio la differenziata su tutto, spesso quando vedo per strada qualcosa che mi disturba la raccolgo. Sto anche molto attento al consumo dell’acqua, ma il mio punto debole è l’alimentazione. E’ difficile conciliare la spesa migliore al supermercato, luogo da bandire, e questa resta una sfida. Mi hanno regalato da poco un’auto, ma consuma poco e la uso solo quando piove o devo trasportare grossi carichi. Alla fine viaggio sempre in bicicletta,  ne recupero tante nelle discariche  e poi le metto a posto.

Gian Basilio Nieddu


 

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