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Rubner: da segheria a gruppo-simbolo delle case in legno

luglio 17, 2013 Campioni d'Italia, Rubriche

Sono una delle frontiere dell’abitare sostenibile. Ecologiche, sicure e ad alta efficienza energetica, le case in legno si stanno pian piano diffondendo anche lontano dalle aree di montagna. Parlare di “frontiera” potrebbe sembrare inappropriato, eppure, se è vero che le strutture lignee esistono da millenni, negli ultimi secoli è un dato che sono spesso state soppiantate da quelle in muratura. Il trend però, sta lentamente cambiando: “Gli italiani hanno un grande interesse per le case in legno. Attraverso Rubner Haus, realizziamo circa 400 case all’anno. In questo momento stiamo lavorando a 25 progetti, localizzati in tutta l’Italia, dal Nord al Sud”, spiega Andreas Webhofer, responsabile marketing del Gruppo Rubner, che copre attraverso otto aziende e più di 20 stabilimenti tutta la filiera, dal bosco alle strutture finite. Dalla classica baita è stata fatta molta strada: oggi le case in legno possono essere costruite seguendo diversi stili e sistemi costruttivi, in modo da adattarle anche ad ambienti urbani, collinari e marittimi.

Nonostante sia il materiale più antico e tradizionale per la costruzione di edifici, il legno offre infatti molte opportunità di innovazione, e rappresenta un settore di sviluppo importante per la green economy, considerando che si tratta di un materiale rinnovabile e naturalmente più performante dal punto di vista dell’isolamento termico.

La storia del Gruppo Rubner è forse l’esempio più significativo, nel settore, di come l’economia verde possa conciliare sostenibilità ambientale e crescita economica. Nato a Chienes, in val Pusteria, come piccola segheria ad energia idraulica di famiglia nel 1926, è diventato oggi la più importante realtà in Italia per la lavorazione del legno, con circa 1.500 collaboratori e 400 milioni di fatturato, grazie anche ad una forte attenzione alla ricerca.

Nel 2005 Rubner ha lanciato Soligno, “il sistema costruttivo autobloccante, che utilizza solo legno massiccio, senza colla né chiodi”, continua Webhofer. Il metodo, ispirato alle tecniche costruttive già utilizzate in Scandinavia mille anni fa per la costruzione delle chiese, moltiplica i criteri di sostenibilità già adottati per le altre costruzioni Rubner, che utilizzano sempre legno proveniente da foreste gestite in modo sostenibile e certificate FSC o PEFC. “Gli elementi per pareti, solai e tetti, coperti da brevetto, sono costituiti da tavole in legno massello di forma rettangolare, allineate verticalmente e giuntate a pettine. I diversi strati sovrapposti sono a loro volta raccordati tra loro mediante tasselli in legno massello giuntati a coda di rondine. L’intera superficie degli elementi è realizzata in legno puro, non trattato e non sottoposto ad alcuna azione termica o chimica durante l’intero processo produttivo”, spiega l’azienda.

Ai nuovi sistemi costruttivi si accompagna la ricerca nei settori della sicurezza e dell’efficienza energetica. “Grazie alla sua ridotta massa – spiega Annalisa Battisti, responsabile del reparto Strutture di Rubner Haus –  il legno è un  materiale favorevole in campo antisismico. A parità di resistenza con il cemento armato, infatti, riceve una minore sollecitazione in caso di terremoto proprio per il suo peso ridotto. E anche in caso di incendio, bruciando molto lentamente, si conferma un  materiale sicuro”. Caratteristiche che fanno del legno un materiale adatto anche per le ricostruzioni post-terremoto: la divisione Objektbau, dedicata ai grandi progetti chiavi in mano, ha infatti realizzato i 220 moduli abitativi provvisori a L’Aquila e ricostruito la Casa dello Studente.

Anche dal punto di vista dell’isolamento il legno offre ottime performance, consentendo una sfasatura di 14 ore tra l’ambiente esterno e quello interno. A questo si aggiungono  modalità di isolamento tipiche della bioedilizia, come l’utilizzo di canapa, fibre di legno o pannelli in sughero. Tutte tecnologie che saranno utilizzate anche nel nuovo progetto di casa urbana ad alta efficienza RhOMe, a cui Rubner sta lavorando insieme alle Università di Roma Tre e La Sapienza in vista del prossimo Solar Decathlon Europe, dopo il successo dell’edificio Med in Italy, premiato con la medaglia di bronzo nella competizione europea delle abitazioni sostenibili.

Il gruppo comprende anche Rubner Porte, un’altra divisione che offre prodotti altamente innovativi: “Siamo stati i primi in Italia a realizzare portoncini secondo gli standard CasaClima e per Case Passive. La più recente innovazione è il portoncino CasaClima a filo: un portoncino eccezionalmente stabile e robusto che offre una sicurezza certificata e ottimi valori di isolamento, grazie allo spessore del pannello e del telaio rinforzato da 80 mm”, spiega l’azienda.

A rallentare il processo innovativo, sottolineano però in azienda, è, come sempre la burocrazia. Il caso degli edifici multi-piano è emblematico: “In Italia – racconta Giulio Franceschini, direttore di Rubner Holzbau, azienda dedicata alle grandi strutture in legno – abbiamo potuto iniziare a realizzare costruzioni verticali da poco. Fino a fine 2011, infatti, una legge prevedeva che, per gli edifici con 4 o più piani in materiali non tradizionali, servisse una dichiarazione del presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, mentre in realtà la normativa tecnica non dava alcun limite alla costruzione in altezza”. Sulle capacità del legno è necessario dunque sensibilizzare non solo gli amministratori, ma anche architetti, ingegneri e imprese, che in certi casi rimangono ancora diffidenti, spesso per difficoltà a cambiare abitudini consolidate. Provate a chiedere a un’impresa un cordolo di sommità in legno invece che in cemento armato e sentirete la risposta… “I tecnici – riflette Annalisa Battisti – tendono a fidarsi di quello che conoscono meglio. Per questo crediamo molto nella collaborazione con le università”.

Veronica Ulivieri

 

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