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Salvo Manzone: in un webdoc le storie dei “Territoires Zéro Déchet”

Nel suo lavoro Salvo Manzone, documentarista, ingegnere dell’audiovisivo, formatore e traduttore palermitano trapiantato a Parigi, ha messo spesso i rifiuti davanti alla macchina da presa. Con “La crociera delle bucce di banana” ha raccontato la storia di Aimée, francese di nascita ma siciliana di adozione, che nonostante i suoi 80 anni si batte da tempo per una corretta gestione dei rifiuti a Stromboli. Il lavoro ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il premio speciale “La Casa di domani” al festival Cinemambiente nel 2012 e il primo premio, quest’anno, al festival FreDD di Tolosa. Con “Il ritorno di Colapesce”, ancora in lavorazione, il focus si è invece spostato più in generale sul problema dei rifiuti in Sicilia.

Nel frattempo, Manzone ha iniziato a lavorare anche a un progetto di webdocumentario interattivo e partecipativo dal titolo “Territoires Zéro Déchet” (Territori a rifiuti zero) sulle buone pratiche di prevenzione e riduzione dei rifiuti in Francia e in altri paesi europei. L’obiettivo è di condurre lo spettatore alla scoperta di esperienze virtuose ispirate alla filosofia “Rifiuti Zero”. “La prima cosa – spiega Salvo Manzone – è non produrli, piuttosto che dire “tanto poi lo ricicliamo”. Il problema dei rifiuti non è a valle, ma a monte della filiera. Prendiamo lo spreco alimentare: questo in realtà è un doppio problema, perché porta con sé anche molti imballaggi usati inutilmente”.

D) Com’è nata l’idea di “Territoires Zéro Déchet”?

R) Il progetto si ispira ai temi di fondo che c’erano già ne “La crociera delle bucce di banana”: mi sono reso conto che la storia di Aimée, per quanto piccola, interessa molto, perché è la storia esemplare delle motivazioni di un’ecologista e della semplicità, in senso positivo, della sua azione. Se quel film era concentrato soprattutto sui rifiuti organici, mi sono detto che poteva essere interessante raccogliere in Europa tante storie diverse anche riguardanti scarti diversi, dalle apparecchiature elettroniche agli imballaggi, che possano essere di esempio per trovare buone soluzioni. Vorrei focalizzarmi anche sul tema della prevenzione e della riduzione dei rifiuti: la prima cosa è non produrli, piuttosto che dire “tanto poi lo ricicliamo”. Il problema dei rifiuti non è a valle, ma a monte della filiera. Prendiamo lo spreco alimentare: questo in realtà è un doppio problema, perché porta con sé anche molti imballaggi usati inutilmente.

D) Pensa che la forma innovativa del webdocumentario possa essere efficace per parlare di questi temi?

R) Il webdoc è la versione multimediale di un documentario, a cui tutti hanno libero accesso, e può essere molto utile anche per corredare i video di contenuti informativi di cui sarebbe complicato parlare nel film. Dietro c’è un lavoro creativo anche per trovare modi per far partecipare le persone a questo nuovo oggetto.

D) Lei vive a Parigi dal 1997. Com’è la situazione dei rifiuti in Francia?

R) Qui la situazione è molto diversa dall’Italia. In Italia il tema è ancora associato alla cattiva gestione, alla mafia e ai rifiuti per strada. Da questo punto di vista, la Francia è un paradiso, perché queste tre cose non ci sono. Qua però ci sono gli inceneritori, gestiti da società che hanno il monopolio e non sono per questo interessate alla riduzione o al potenziamento della raccolta differenziata, che è meno spinta rispetto all’Italia. Nel quartiere dove vivo, per esempio, non esiste il concetto di umido. Qui l’associazione Rifiuti Zero è nata solo quest’anno, il 1° febbraio: il fenomeno è arrivato molto tardi anche perché, essendoci gli inceneritori, non ci sono fattori di disturbo evidenti, come i rifiuti per le strade.

D) Ci sono buone pratiche francesi che ha già iniziato a raccogliere per il documentario?

R) In Francia si parla molto di prevenzione, più che in Italia. Un’esperienza interessante è quella delle “Disco Soupe”: eventi ludici per sensibilizzare i giovani sul tema dello spreco alimentare. Un gruppo di volontari raccoglie verdure e legumi invenduti, prepara una mega-zuppa e la offre ai partecipanti in spazi pubblici dove ci si incontra e si ascolta musica.

D) Lei ha lavorato come documentarista sia in Francia che in Italia. Dove è più facile occuparsi di rifiutti?

R) In Italia c’è la capacità di portare avanti con entusiasmo progetti di video di denuncia autoprodotti. I soldi per il cinema sono pochi e quindi si sceglie subito l’autoproduzione, con la conseguente libertà che questa permette. In Francia, invece, c’è il vantaggio di avere committenti, televisioni, finanziamenti, ma questo limita un po’ il numero dei film e mette un po’ a rischio l’autonomia.

D) Da aprile il ministero dell’ambiente francese è guidato da una figura di peso come Ségolène Royal. Come giudica il suo operato sul tema dei rifiuti?

R) Ségolène Royal è entrata in contatto con Zero Waste France e ha dichiarato di voler spegnere gli inceneritori, perché rappresentano una tecnologia sorpassata. È una presa di posizione molto chiara, ora bisogna passare alle azioni.

Veronica Ulvieri

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