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Sci di fondo, uno sport a basso impatto. Intervista a Silvio Fauner

novembre 23, 2012 Rubriche, Very Important Planet

Per la prima volta quest’anno, le nazionali italiane maschile e femminile di sci di fondo hanno scelto la stessa località per preparare la stagione che sta per iniziare. Si stanno allenando sulle piste di Riale, nell’Alta Val Formazza, in provincia di Verbania. Un territorio che, come ricorda l’assessore provinciale al turismo Guidina Dal Sasso (che ha gareggiato in tre Olimpiadi invernali proprio con la nazionale di fondo), “cerca di rilanciarsi attraverso grandi manifestazioni, anche sportive”. Con grande attenzione a limitare l’impatto sull’ambiente “ma provando comunque ad attirare turisti e appassionati”, che in questi giorni avranno la possibilità di sciare accanto agli azzurri.

Silvio Fauner è il direttore tecnico della squadra, ed è convinto di aver scelto il luogo giusto per allenare i suoi atleti, anche in vista dei Mondiali di sci nordico organizzati in Val di Fiemme dal 20 febbraio al 3 marzo 2013.

D) Fauner, perché avete scelto l’Alta Val Formazza per preparare la stagione?

R) Il prossimo 24 novembre avremo la prima gara di Coppa del mondo in Svezia, e non era facile trovare già ora piste con neve sufficiente. Riale è sui 1800 metri ed è perfetta: qui abbiamo neve a una quota relativamente bassa, ma che nello stesso tempo ci garantisce i vantaggi dell’allenamento in altura.

D) L’assessore parla di progetti di marketing territoriale per rilanciare la valle. Pensa che lo sport possa essere utile a questo scopo?

R) Credo proprio di sì, e lo sci di fondo in modo particolare: il nostro sport ha un bassissimo impatto sulla natura, non servono impianti di risalita e per praticarlo basta che un battipista passi ogni tre o quattro giorni a pulire il percorso. Penso inoltre che possa avere buone ricadute anche a livello turistico.

D) Insomma, uno sport che si adatta al territorio…

R) Sì, si possono creare piste bellissime senza muovere un centimetro di terreno. In località come Asiago o l’Alpe di Siusi ci sono altopiani dove, già con le prime nevicate, basta un gatto delle nevi per creare tutte le piste che servono.

D) Durante la stagione di Coppa voi viaggiate molto: come cambia l’approccio alla montagna da un Paese all’altro?

R) Direi che c’è un rapporto abbastanza omogeneo, c’è ovunque grande attenzione. Dalla Scandinavia, all’Austria, alla Svizzera: tutti gli organizzatori si impegnano per preparare quello che serve allo sci di fondo incidendo il meno possibile sull’ambiente intorno.

D) A febbraio ci saranno i mondiali in Val di Fiemme, quali sono gli obbiettivi della nazionale italiana?

R) Non è mai facile gestire una competizione così importante quando si gioca in casa. Ma la squadra è forte, abbiamo buoni atleti e cercheremo di arrivare nelle migliori condizioni. Poi speriamo di avere anche un po’ di fortuna.

D) Che condizioni ambientali troverete rispetto a quelle in cui vi state allenando?

R) Innanzitutto è diversa l’altura: la Val di Fiemme è all’incirca settecento metri più bassa di Riale. Ma per allenarci abbiamo scelto queste piste perché sono abbastanza simili, ugualmente impegnative e con dislivelli simili.

D) Certo un mondiale in casa può dare una bella spinta a tutto il movimento.

R) I buoni risultati della nazionale rilanciano sempre la passione per lo sci di fondo. Ma quando arriviamo in zone come la Val Formazza ci rendiamo conto che non è poi così necessario: sono valli che vivono la montagna e questo sport 365 giorni all’anno, anche senza il nostro aiuto.

Matteo Acmè

 

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