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Solar Energy Group: il km0 resiste al dumping cinese

maggio 15, 2013 Campioni d'Italia, Rubriche

“Il nostro modello di business ci ha salvato. Noi siamo quelli del chilometro zero, che producono direttamente i pannelli in Italia. Siamo quelli che propongono l’energia solare non come investimento speculativo, ma come soluzione verde che fa risparmiare le famiglie sulle utenze domestiche”. Gianni Commessatti è il direttore commerciale di Solar Energy Group, spa nata nel 2011 a San Daniele del Friuli, in provincia di Udine, dall’unione di due imprese: la storica Solar Systems, che dal 1982 produce, vende e installa impianti per la produzione di energia solare termica, e la giovane Energy System, specializzata in fotovoltaico.

Un matrimonio che ha creato un soggetto particolare, attivo in entrambi i settori con moduli made in Friuli. “Il nostro prodotto di punta oggi è Top7, 4 metri quadrati di solare termico e 3 kw di fotovoltaico. Un abbinamento che riesce ad abbattere di molto i costi energetici delle famiglie. Abbiamo 55.000 clienti, molti dei quali hanno installato l’impianto termico anni fa, e che oggi, soddisfatti dei risultati, si fanno installare sul tetto anche i nostri moduli fotovoltaici”.

L’idea della filiera corta, dell’impianto realizzato a pochi chilometri da casa piuttosto che a migliaia, sostenendo l’economia locale, ha funzionato. “Tutto nasce all’inizio degli anni Ottanta, quando Arrigo Burello, venditore di pannelli per un’altra società, decide di mettersi in proprio, iniziando ad assemblare i pannelli nello stabilimento in provincia di Udine e assumendo dei venditori”. Per due decenni, l’azienda opera soprattutto in Friuli, diffondendo nella regione una tecnologia allora sconosciuta ai più: “E’ frequente vedere villette monofamiliari con il bombolone di accumulo sul tetto, installato da Solar Systems. È la prova di come l’economia e le aziende riescano a cambiare la cultura delle persone”. A metà degli anni 2000 inizia l’espansione nell’area del nord-est e del centro-nord fino a Roma, con la creazione di una rete di venditori e l’apertura di filiali. L’avventura della Energy System, fondata dallo stesso Commessatti, comincia invece nel 2007: “Eravamo specializzati nei grandi impianti, che però, con il progressivo taglio degli incentivi, sono andati diminuendo”. Le due aziende iniziano a collaborare nel 2008, e dopo tre anni, si fondono insieme: “Oggi contiamo sette filiali fisiche e sette virtuali, mentre la produzione avviene tutta in Friuli. Abbiamo 80 dipendenti, più una rete di 150 consulenti energetici”, continua il direttore commerciale.

In tempi di continue incertezze per il settore,  le cose non sono semplici: “Dal 2011 al 2012 abbiamo visto il nostro fatturato dimezzarsi, passando da 33 a 15 milioni di euro. Un calo dovuto soprattutto alla scomparsa dei grossi impianti a causa della riduzione degli incentivi”, spiega Commessatti. Ma c’è vita oltre il Quinto Conto Energia? “Assolutamente sì. Ben venga la fine degli incentivi: sul mercato rimarranno le aziende solide e chiuderanno quelle che hanno fondato il proprio business solo sulle speculazioni. Noi abbiamo sempre venduto risparmio energetico: i nostri consulenti non propongono mai un impianto fotovoltaico come un investimento per guadagnare, ma come un modo per ridurre l’importo delle bollette”.

La ricetta per rimanere sul mercato, per il gruppo friulano, è fatta di produzione locale e piccoli impianti. Una formula in grado di resistere anche al dumping delle aziende cinesi, sulla cui testa pendono i dazi doganali promessi dall’Unione europea per reagire ai prezzi stracciati dei moduli asiatici. “Noi siamo quelli del chilometro zero: le persone vengono da noi perché vendiamo un prodotto italiano, e siamo in grado di coprire tutti i passaggi, fino all’installazione. Bisogna poi considerare anche il fatto che oggi il costo del pannello incide molto meno di prima sulla spesa totale dell’impianto, dal 20% al 40%”. La parola d’ordine è andare avanti: “Siamo in forte fase di espansione, apriamo una filiale ogni tre mesi e abbiamo già un avamposto in Sicilia. D’altra parte il 90% dei tetti italiani è ancora scoperto”.

Veronica Ulivieri

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