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Sole cinese e vento silenzioso. UE contrasta i moduli cinesi e spinge sull’eolico innovativo

ottobre 15, 2012 Bollettino Europa, Rubriche

La Cina è vicina” titolava un vecchio film. Ma se in quel caso era una questione politica, nel nostro si tratta di pannelli fotovoltaici. Il Paese è, infatti, il gigante mondiale incontrastato nella fabbricazione e nel commercio di questo tipo di tecnologia anche nell’Unione Europea. Tuttavia, proprio sul territorio del Vecchio Continente i pannelli cinesi sono diventati un argomento scottante. Complice l’apertura di un procedimento antidumping avviato contro la Repubblica Popolare dalla Commissione Europea. Che, nonostante le scuse pubbliche del Governo di Pechino, attraverso il Commissario per il Commercio Karel De Gucht, fa saper di non essere intenzionata a fare marcia indietro.

A spingere all’azione l’Esecutivo di Bruxelles era stata la denuncia lanciata dall’azienda EU Pro Sun, che si è fatta portavoce di un gruppo di imprese europee che realizzano il 25% dei moduli fotovoltaici presenti sul mercato, compresi i loro componenti: celle e wafer. Le rimostranze sollevate pongono l’accento sull’inarrestabile e sempre più cospicuo volume delle importazioni di pannelli cinesi, che hanno causato ripercussioni negative sul livello dei prezzi. I produttori cinesi riescono, infatti, ad abbassare i costi e ad imporsi sul mercato attraverso l’utilizzo di materiale scadente. Secondo il gruppo di aziende, per permettere ai paesi dell’UE di operare con profitto, il prezzo dei moduli solari e dei wafer cinesi dovrebbe subire un rincaro del 120%.

Ancora prima di 15 mesi, il tempo canonico dell’indagine, la Commissione potrebbe introdurre, quindi, misure protezionistiche per arginare il fenomeno, sulla falsa riga di quelle adottate poco tempo fa dagli Stati Uniti. Potrebbe però essere troppo tardi. La maggioranza delle aziende europee sono in ginocchio, persino quelle tedesche, che fino a poco tempo fa erano leader nella produzione di celle, il 90% delle quali, oggi, è “Made in China”. Discorso a parte per i produttori italiani, che sembrano, chissà ancora per quanto, restare a galla. Principalmente grazie agli incentivi governativi, assicurati fino al 2016, e alle regole più restrittive introdotte dal Gestore dei Servizi Energetici per le fonti rinnovabili (GSE). Tuttavia, gli imprenditori della Penisola, affatto rassicurati da ciò, indicano nel Canada l’esempio da seguire. Questo Paese, infatti, attraverso una politica di incentivazione forte e capillare è riuscito ad evitare azioni antidumping che, sottolineano gli esperti del settore, non a torto, vengono ora attuate dall’UE quando ormai “i buoi sono scappati dal recinto”.

Se, tuttavia, il settore fotovoltaico è dominato dai cinesi, l’Europa è leader nelle tecnologie legate ad un’altra fonte di energia pulita, quella eolica, un settore in rapida crescita. Nel 2008 il 5% dell’elettricità prodotta in Europa è venuto dal vento. A proposito del quale la Commissione europea ha reso noti i risultati di un recente studio che esamina le tecniche per la riduzione del rumore causato dalle turbine. Una delle resistenze più forti rispetto alla loro installazione riguarda, infatti, l’inquinamento acustico dovuto all’impatto del vento sulle pale, alla loro rotazione e agli organi di trasmissione. L’inquinamento acustico rappresenta quindi uno svantaggio che limita l’istallazione dei parchi eolici, che devono essere ubicati in base alla presenza o meno di persone, animali e fauna selvatica. Il rumore ha, infatti, conseguenze ambientali, può disturbare, per esempio, uccelli, pipistrelli e altre specie che vivono vicino alle centrali di produzione dell’energia. Diverse normative comunitarie, comprese la Direttiva Habitat e Uccelli e la Direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale, hanno stabilito le regole che devono essere rispettate durante lo sviluppo di questo tipo di tecnologia. Lo studio fornisce una panoramica dei diversi tipi di rumore causato dalle turbine eoliche, e metodi possibili per ridurli. Le turbine producono rumore sia meccanico sia aerodinamico. Il primo tipo è generato da componenti quali generatori e cambi, il secondo, più significativo, viene dal movimento delle pale delle turbine. Può essere ridotto cambiando l’angolo di inclinazione delle lame o la loro velocità di rotazione, ma questi approcci influenzano la potenza. Per questo motivo chi progetta e sviluppa tecnologia legata all’energia eolica punta alla modifica della forma della lama e all’aggiunta di spazzole ai loro bordi.

Tuttavia, è necessario che la ricerca scientifica vada anche verso la riduzione dell’impatto visivo dei parchi eolici per ridurre sempre di più l’impiego dei combustibili fossili e raggiungere così alcuni degli obiettivi della Strategia 2020. A sostegno dell’innovazione nel campo delle fonti energetiche rinnovabili si è espressa, in settimana, Connie Headegaard, Commissario europeo responsabile dell’Azione per il clima. Lo ha fatto in concomitanza del lancio di una campagna di comunicazione dal motto: “Il mondo che ti piace. Con il clima che ti piace”, che fa parte del più ampio progetto “Tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050“, presentata dalla Commissione nel marzo 2011. L’iniziativa, nello specifico, intende riflettere su soluzioni pratiche relative ai cambiamenti climatici per promuovere maggiori investimenti in tecnologie pulite e infrastrutture dimostrando, così, che agire in questo campo aumenta il benessere dei cittadini europei sia sotto il profilo della salute, sia dal punto di vista economico. In concreto, si tratta d un sito Internet disponibile in ben ventitré lingue che si pone l’obiettivo di essere una piattaforma attraverso la quale cittadini, imprese, organizzazioni non governative, istituzioni pubbliche e università potranno promuovere e discutere proposte innovative per abbassare le emissioni di carbonio. In questo modo, la Commissione auspica anche la nascita di partenariati tra soggetti diversi. Sono già più di settanta le realtà, provenienti da tutta Europa, che hanno aderito al progetto. L’intenzione è quella di attrarre sempre più partner durante lo sviluppo della campagna che proseguirà fino al 2013. Dopo la cerimonia di lancio tenutasi a Londra, verranno organizzati altri eventi in diversi Stati membri, come Bulgaria, Italia, Polonia e Portogallo. “Con questa campagna vogliamo porre al centro del dibattito le iniziative concrete“. Ha dichiarato la Headegaard, portando come esempio quello di Stoccolma, dove, nella stazione centrale, il calore corporeo dei pendolari viene utilizzato per riscaldare gli uffici situati nelle vicinanze. Oppure la Danimarca, Pese in cui una semplice scuola, attraverso l’energia solare, arriva a risparmiare trentamila euro l’anno, liberando così risorse da investire in altri campi. Soluzioni, queste, che vanno a beneficio di tutti i cittadini.

Beatrice Credi

 

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