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Spendere meno e spendere meglio. La UE rivede la legislazione sugli aiuti di Stato per ambiente e energia

giugno 1, 2015 Bollettino Europa, Rubriche

È nata martedì 26 maggio la “European Smart specialisation platform on energy”. Lo strumento attraverso il quale la Commissione Europea si impegna ad aiutare le Regioni a spendere in maniera più efficace ed efficiente i fondi targati UE.

Per il periodo 2014-2020 sono oltre 38 i miliardi di euro di finanziamenti della politica di coesione che saranno investiti per la strategia dell’Unione dell’Energia e il passaggio ad un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori“, ha detto il Commissario UE alle politiche regionali Corina Cretu. La quale ha aggiunto che questa cifra “rappresenta più del doppio dei finanziamenti previsti a questo scopo nel periodo precedente“.

In primo luogo, infatti, l’idea della piattaforma è quella di contribuire alla strategia dell’”Unione dell’Energia”. Coordinando e allineando al meglio le attività nel campo energetico a livello nazionale, regionale e locale. Un’ occasione per incentivare lo sviluppo sostenibile in tutte le regioni del Vecchio Continente.

La piattaforma intende, quindi, dare la possibilità agli Enti Locali di condividere le loro esperienze e conoscenze sugli investimenti dedicati all’energia sostenibile e in particolare nella diffusione delle tecnologie innovative che “tagliano” le emissioni di CO2.

Attraverso questa iniziativa la Commissione UE auspica un aumento della competitività e della crescita economica delle Regioni, assicurando forniture di “energia sostenibile”.

Un altro incentivo agli investimenti green arriva dalla revisione della legislazione sugli aiuti di Stato. Cioè tutti quei finanziamenti a favore di imprese provenienti direttamente dallo Stato o da imprese pubbliche. Nell’Unione Europea sono sostanzialmente vietati perché danneggiano la concorrenza all’interno del mercato comune. Ecco il motivo per cui sono controllati dalla Commissione che li autorizza in deroga.

La nuova modifica è già stata approvata dall’Autorità di Vigilanza dell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA) e prevede l’introduzione di una nuova disciplina “a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-2020″. L’Autorità ha stabilito le condizioni alle quali gli aiuti a favore dell’energia e dell’ambiente possono essere considerati “compatibili” con il funzionamento dell’accordo sullo Spazio Economico Europeo, individuando una serie di aiuti compatibili. A partire da quelli intesi a realizzare un livello di tutela dell’ambiente superiore a quello assicurato dalle norme dell’Unione o a innalzarlo in assenza di norme dell’Unione (inclusi gli aiuti per l’acquisto di nuovi veicoli adibiti al trasporto). Gli aiuti per l’adeguamento anticipato a future norme dell’Unione; quelli dedicati agli studi ambientali e quelli per il risanamento di siti contaminati. Le risorse impiegate a favore dell’energia da fonti rinnovabili; gli aiuti a sostegno di misure di efficienza energetica, compresi cogenerazione, teleriscaldamento e teleraffreddamento. Rientrano nella lista anche gli aiuti per l’uso efficiente delle risorse e, in particolare, per la gestione dei rifiuti. Presi in considerazione anche quello per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2, inclusi singoli elementi della catena del sistema di cattura e stoccaggio di CO2. Gli sgravi e le esenzioni da tasse ambientali; gli aiuti sotto forma di riduzione dell’onere di finanziamento a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Le sovvenzioni per le infrastrutture energetiche; aiuti per l’adeguatezza della capacità di produzione; aiuti sotto forma di autorizzazioni “scambiabili” (questo punto non è chiaro); aiuti per il trasferimento di imprese.

La disciplina indica però anche delle eccezioni. Non si applica, per esempio, alla concezione e alla fabbricazione di prodotti, di macchine o di mezzi di trasporto ecologici al fine di ridurre l’impiego di risorse naturali, né alle azioni intraprese all’interno di stabilimenti o altri impianti produttivi al fine di migliorare la sicurezza o l’igiene. Così come è escluso il finanziamento di misure di tutela dell’ambiente relative alle infrastrutture del trasporto aereo, stradale, ferroviario, marittimo e lungo vie navigabili interne.

È interessante notare, poi, che, nel nuovo documento vengono esaminati, inoltre, gli impatti negativi delle sovvenzioni dannose per l’ambiente tenendo conto dei “necessari compromessi” tra settori e politiche diversi.

L’EFTA invita, tuttavia, ad adottare un approccio comune basato sul rafforzamento del mercato interno, promuovendo una maggiore efficacia della spesa pubblica mediante un migliore contributo degli aiuti di Stato al perseguimento di target di interesse comune tra cui una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, tenendo conto degli obiettivi di politica ambientale.

Beatrice Credi

 

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