Home » Bollettino Europa »Rubriche » Studiare da ecogiuristi a Venezia, Londra e Parigi. In vista della Corte Penale contro i crimini ambientali:

Studiare da ecogiuristi a Venezia, Londra e Parigi. In vista della Corte Penale contro i crimini ambientali

febbraio 10, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Chi ha compiuto studi giuridici forse ricorderà che i diritti umani si dividono in “generazioni”, in base al contesto storico occidentale in cui si sono sviluppati. Dai diritti civili e politici si passa alla seconda generazione, quelli sociali, economici e culturali; fino ad arrivare alla generazione “numero tre”: autodeterminazione dei popoli, pace, sviluppo, controllo delle risorse nazionali e – udite udite – equilibrio ecologico e difesa ambientale. Questi diritti sono di tipo collettivo: significa che i destinatari sono i popoli e non i singoli individui. Ma c’è di più. Sono anche di tipo solidaristico: ogni popolo ha, cioè delle responsabilità nei confronti degli altri.

La domanda, dunque, sorge spontanea. Perché non rafforzare la protezione dei diritti ambientali a livello internazionale non solo con regole comuni, ma anche con un sistema sanzionatorio condiviso, rivolto a chi quelle norme le ha infrante?

È questa la tesi che sta alla base della campagna internazionale partita dall’Europarlamento la scorsa settimana contro l’impunità di chi commette gravi reati ambientali. Alla base della rivendicazione c’è la “Carta di Bruxelles” che fissa due obiettivi principali. Il primo: l’istituzione del Tribunale Penale Europeo dell’Ambiente e della Salute, per rafforzare le sanzioni e riconoscere il crimine di “ecocidio“. Il secondo, con un respiro, mondiale, incoraggia l’estensione delle competenze della Corte Penale Internazionale dell’Aja alle “catastrofi ambientali intenzionali” quali crimini contro l’umanità – modificando lo Statuto di Roma – per perseguire poi i responsabili in maniera continua e costante.

Principali promotori dell’iniziativa la Fondazione SEJF (Supranational Environmental Justice Foundation), End Ecocide in Europe, International Criminal Court of Consciousness against Nature, Fondazione Basso e l’Associazione di ex Ministri dell’Ambiente (AME-DIE). Sostegno all’iniziativa anche da parte del vicepresidente della Corte Penale Internazionale, Cuno Jakob Tarfusser, che ha posto l’accento sulla definizione, in termini legali, di cosa sia un reato ambientale contro l’umanità, dei mezzi per perseguirlo, delle pene previste e della loro applicazione pratica.

A questo proposito, e in totale accordo con lo spirito dei diritti umani di “quarta generazione”, Antonino Abrami, presidente di SEJF, ha ribadito la volontà di redigere un vero e proprio Atlante dell’Ecocidio su scala planetaria, creando anche strumenti super partes capaci di intervenire laddove gli Stati nazionali sono conniventi con le ragioni degli inquinatori, perché troppo deboli o ricattabili.

Prendiamo due famosissimi casi, tra quelli più recenti, che vengono definiti “hot spot”. Il Giappone e gli USA. A Fukushima – dopo più di un anno dall’esplosione della centrale nucleare – oltre 20 mila persone sono ancora interdette dalla zona a causa dei livelli di radioattività. Senza contare il rischio, sempre alto, di essere esposti a contaminazione. Nessuna vittima è stata risarcita. A dire il vero nemmeno per il caso Chernobyl è stata mai accertata alcuna responsabilità penale. Nel Golfo del Messico, invece, il disastro ambientale ha riguardato la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Considerato il più grave danno ambientale marino della storia nordamericana, ha obbligato la compagnia BP a stabilire un fondo di risarcimento per le vittime di 20 miliardi di dollari. I reali danni del disastro ambientale restano tuttavia ancora da valutare.

Queste sono due catastrofi “già compiute”, ma il pianeta è costellato di situazioni a rischio spesso ignorate anche a causa della mancanza di strumenti giuridici adeguati. Solo per citarne due. Il dramma dei cosiddetti migranti ambientali. Principalmente abitanti di isole a rischio global warming che a causa dell’innalzamento dei livelli dei mari sono costretti a lasciare la propria casa. Ma senza andare dall’altra parte del globo si può rimanere all’interno dei confini UE. Precisamente in Romania, dove l’onda di cianuro proveniente dalla miniera d’oro Esmeralda, ad Auriol, ha devastato il corso del Danubio – la più grande zona umida d’Europa ricca di biodiversità ittica e di avifauna – fino alla foce.

Un vecchio caso tutto italiano la dice, invece, lunga sul bisogno di dare certezza ed omogeneità alla materia. Per l’affondamento davanti ad Arenzano della petroliera Haven il nostro Stato accettò un risarcimento di circa 117 miliardi di lire. Una cifra ridicola se si pensa che in Alaska, per uno sversamento analogo di petrolio, la Esso pagò l’equivalente di 7.700 miliardi di lire.

Questa galleria di devastazioni porta ad un’ulteriore domanda “perché avere come obiettivo la giustizia sovranazionale?”. Il punto è che in ciascuno di questi casi il disastro accade “qui” ma le ripercussioni sono ovunque. Oltre alle vite umane direttamente coinvolte è la popolazione mondiale che viene colpita nel suo insieme, perché ed essere “feriti” sono il mare, l’aria, la terra che sono di tutti, sono un bene comune. Ecco allora che riaffiora la nozione collettivista dei diritti menzionata in prima battuta.

Se seguiamo questa strada è poi necessario dotare la società civile – intesa come cittadini, amministratori locali, associazioni e comitati – della possibilità di essere più incisiva nei processi decisionali. L’obiettivo potrebbe essere raggiunto rafforzando e rendendo sempre più operativa la Convenzione di Aaharus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, garantendo ai cittadini il diritto ad una partecipazione effettiva nelle principali questioni  che riguardano la salute pubblica ed il patrimonio naturale. Anche perché dietro ogni delitto ambientale normalmente si nasconde un funzionario corrotto o un sistema di “eco criminalità” per smascherare i quali è necessaria anche la collaborazione della popolazione.

Infine, se da un lato è necessario fare in modo che ci sia una Corte ed un diritto ambientale condiviso, nonché il coinvolgimento della popolazione,  dall’altro è necessario formare professionisti del settore. Da ciò, dunque, nasce la proposta di SEJF di organizzare corsi internazionali per creare figure specializzate, competenti in materia ambientale e costituire delle vere e proprie task force di “eco-giuristi”. Coinvolgendo quattro settori ben distinti: legale, medico-sanitario, scientifico-tecnologico, antropologico-culturale. Nell’organizzazione dei corsi, che sin dalle prime fasi si terranno a Venezia, Londra e Parigi, saranno coinvolti, infatti, gli Ordini professionali dei vari settori interessati al tema, per esempio avvocati, ingegneri e architetti, geologi e medici per creare una vera e propria governance ambientale internazionale.

Beatrice Credi

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Tra fontane, cisterne e acquedotti: trekking alla scoperta della rete idrica di Bergamo

settembre 23, 2016

Tra fontane, cisterne e acquedotti: trekking alla scoperta della rete idrica di Bergamo

«Le malvagità degli uomini vivono nel bronzo, le loro virtù le scriviamo sulle acque», diceva William Shakespeare. Ed è sulle orme delle virtù che si snoda «Le Vie dell’Acqua», il progetto patrocinato dal Comune di Bergamo e sostenuto e finanziato da UniAcque che celebra così i suoi primi 10 anni di attività, per far riscoprire [...]

Wadis Mar: un progetto europeo per conservare l’acqua nei paesi aridi

settembre 20, 2016

Wadis Mar: un progetto europeo per conservare l’acqua nei paesi aridi

La ricarica artificiale degli acquiferi come soluzione per conservare l’acqua nei paesi aridi e a rischio desertificazione, rendendola così disponibile per l’agricoltura e gli altri settori. E’questa la tecnica sviluppata grazie a Wadis-Mar (Water harvesting and Agricultural techniques in Dry lands: an Integrated and Sustainable model in MAghreb Regions), un progetto che negli ultimi quattro [...]

Al Liceo Keplero di Roma si fa lezione sul tetto (verde)

settembre 20, 2016

Al Liceo Keplero di Roma si fa lezione sul tetto (verde)

Al Liceo Scientifico Keplero di Roma il verde pensile ha trasformato il lastrico solare in un’aula di sperimentazione dove i ragazzi coltivano piante e ortaggi. Ma non solo: lezioni di microbiologia, sperimentazioni agronomiche ma anche approfondimenti pratici su idraulica e capacità termica dei tetti verdi. Il tutto, in quest’aula davvero speciale, un grande giardino pensile [...]

Carburanti alternativi: si apre la strada alla realizzazione delle infrastrutture

settembre 19, 2016

Carburanti alternativi: si apre la strada alla realizzazione delle infrastrutture

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi, in esame preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/94/UE, del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi. La finalità della direttiva è di ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale nel settore [...]

Macfrut 2017: CCPB partner dei contenuti per l’area bio

settembre 16, 2016

Macfrut 2017: CCPB partner dei contenuti per l’area bio

MACFRUT 2016 si chiude con un accordo per la prossima edizione di maggio 2017: l’ente di certificazione CCPB sarà partner per i contenuti di MACFRUT Bio, area dedicata all’ortofrutta biologica.  “Il  biologico  cresce  enormemente”  commenta  Fabrizio  Piva amministratore  delegato CCPB “solo nei primi sei mesi del 2016 ci sono 12.000 nuove aziende bio, +20% rispetto al 2015. Perché [...]

Mai provata un’auto a emissioni zero? A Milano il “Battesimo elettrico” di Share’ngo

settembre 15, 2016

Mai provata un’auto a emissioni zero? A Milano il “Battesimo elettrico” di Share’ngo

Mai provata un’auto a emissioni zero? Come ha scritto il direttore editoriale di Greenews.info, Andrea Gandiglio, al rientro dalla 7° ECOdolomites, “è un’esperienza assolutamente da provare e suggerire a chiunque”. Il giorno del Battesimo Elettrico, per molti milanesi, potrebbe essere Sabato 17 settembre all’appuntamento che Share’ngo ha organizzato dalle 9.30 alle 13.00  presso l’Isola Digitale [...]

Accordo ENEA e Ministero della Difesa per l’efficientamento degli edifici militari

settembre 15, 2016

Accordo ENEA e Ministero della Difesa per l’efficientamento degli edifici militari

L’efficientamento energetico del Policlicnico militare del Celio a Roma, uno dei maggiori ospedali italiani, sarà il primo atto dell’accordo di collaborazione fra ENEA e Ministero della Difesa. Il protocollo d’intesa firmato l’altro ieri a Roma dal Presidente ENEA Federico Testa e dal Sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano prevede la riqualificazione e l’efficientamento energetico di edifici [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende