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“Terre di grandi alberi”, il viaggio a Nord-Ovest di Tiziano Fratus

aprile 10, 2012 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del  libro in uscita “Terre di grandi alberi. Alberografie a Nord – Ovestdi Tiziano Fratus, edito da Nerosubianco Edizioni (pag. 450 , 20.00 euro).

Sono anni che mi tuffo nel paesaggio alla ricerca di alberi secolari e monumentali. Alberografie che tesso giorno dopo giorno, percorso dopo percorso, andando a imbastire una mappa fisica e mentale che si dispiega su una macroregione che affonda le sue radici lungo il confine settentrionale, le Alpi, scende lungo le vallate della Valle d’Aosta e del verbano-cusio-ossola, cala sulle coste e le isole dei laghi, sfocia nella pianura padana che occupa la parte orientale e centrale del Piemonte, risale le colline dell’Appennino astigiano, alessandrino e cuneese, scavalca i boschi di faggio e di castagno del confine e si precipita nel Mar Ligure. Senza essermene reso conto sto scrivendo dello stesso luogo da diverso tempo, ed ora è arrivato il momento di riunire i dati raccolti, le misurazioni, le informazioni e le emozioni, e vedere come sta questo Nord Ovest d’Italia.

Il libro libro nasce da un atto d’amore e al contempo di fiducia: amore per una terra che mi ospita, anche se non si tratta della mia terra natale, e un atto di fiducia (parecchio contrastato) nei confronti degli esseri umani. Ho imparato ad amarlo questo grande golfo di terra, roccia, acqua, compresso fra l’arco alpino e il mar Mediterraneo, l’ho percorso a piedi, visitando le sue campagne, le sue pianure, le sue vallate, le sue montagne e le sue coste, ho iniziato ad innamorarmene, ho visitato le città apprezzandone l’eredità culturale, architettonica, urbanistica e gli spazi verdi. Anche se, lo ribadirò più volte, preferisco le campagne, la provincia, alle concentrazioni urbane. Nonostante questo, contando i luoghi preziosi che ancora custodiscono, come orti botanici, parchi e giardini di ville storiche, musei di storia naturale, anche le città hanno una loro fondante importante, in questa raffigurazione su carta che andremo a cucire. Vediamo alcuni dati: l’Italia ha una dimensione di oltre 301mila km², di cui il 23,2 % di pianura, il 41,6 % di colline, il 35,2 % di montagna. La Valle d’Aosta è la più piccola delle regioni italiani, si estende su 3263 km², ha una popolazione di quasi 128mila abitanti. Il Piemonte invece è la seconda per estensione, 25402 km², per una popolazione di 4milioni e 462mila abitanti. La Liguria si dispiega su 5420 km², 1milione e 617mila abitanti. Il Nord Ovest è quindi un territorio pari a 34085 km², l’8,8 % del totale nazionale, che ospita oltre 6milioni di esseri umani.

Quando incontro un uomo o una donna in un bosco a malapena ci si saluta. Mi chiedo che cosa ci sia di simile fra di noi. Non l’ho mai compreso, ma di certo posso dire che nel tempo ho scoperto di avere più in comune con le persone che non conosco che con le persone che conosco. Ci sono persone che ti considerano perché sei, poiché appartieni, in quanto vali. Io non ho mai abbracciato questa fede, questa religione del Dio delle Scale. Le uniche differenze che esistono fra me e un indiano Karajà in Amazzonia sono definite dai rispettivi ambienti sociali, linguistici e culturali. Entrambi apparteniamo alla stesso corpo diviso in sette miliardi di particelle, dentro di noi pulsa la medesima anima. Purtroppo, in questa nostra parte di mondo, sono davvero tanti gli individui che quest’anima non la tollerano, che preferiscono dividere, classificare, selezionare, piuttosto che essere tutti della stessa umanità. Credo sia anche per questo mio ingenuo modo di sentire che mi sono quasi sempre sentito un pesce fuor d’acqua, rispetto agli altri scrittori. D’altro canto è pur vero che sono, a mio modo, un seguace del principio di libertà che ha morso nei secoli moltissimi appartenenti alla mia specie, da Henry David Thoreau a John Muir, da Galen Clark agli scalatori di montagna, il mio conterraneo Walter Bonatti o Reinhold Messner, per non citare gli scrittori girovaghi come Bruce Chatwin, Jack Kerouac e quanti altri. Quanta fame di libertà, di bellezza, di natura, di verità, la stessa che si agita in questo corpo e in questa mente.

Ci sono azioni e scelte che dipendono da diversi fattori. E ce ne sono altre che dipendono esclusivamente dalla nostra volontà e dal nostro impegno. La scelta che ha portato il lettore ad aprire questo volume e magari ad acquistarlo, è motivata da un insieme di valori e piacere personali, e sicuramente si tratta di valori che non vanno per la maggiore, tantomeno di gusti che il mercato del nostro tempo premia. Comprendere quanta bellezza naturale esista e pulsi lungo i viali e nei parchi di una città, piuttosto che nei campi della provincia o nei boschi della collina, dipende soltanto da noi. Siamo noi che possiamo trasformare il paesaggio che ci circonda in qualcosa da studiare, da capire, da nominare. Siamo noi, uomini e donne, ragazzi e ragazze, che possiamo superare i limiti che uno sguardo distratto e tutto preso dai pensieri della nostra vita quotidiana ci sembra imporre. Siamo noi, esseri umani, che possiamo dedicarci alla comprensione di tutto quello che vive intorno, abbandonando quella cultura televisiva che ci porta a pensare tutti allo stesso modo, di preoccuparci più degli eventi rilevanti che non delle piccole cose che costellano la nostra esistenza.

Di ritorno dalle foreste di sequoie della California ho deciso di alberografare la terra nella quale ogni giorno mi sveglio e costruisco il puzzle dell’esistenza, di cui respiro l’aria, bevo l’acqua e nella quale osservo e attraverso il paesaggio. Una regione che gli stessi abitanti, di nascita piuttosto che di emigrazione, conoscono poco, immersi in questa lattiginosa cultura globale che ci fa ammirare New York, Londra, Parigi e Venezia ma non ci permette di riconoscere le bellezze che abbiamo a portata di mano, o meglio di piede, di caviglia, di giornata. Il Nord Ovest d’Italia è una terra ricca di natura, di bellezza, di parchi, di alberi monumentali e secolari, veri e propri monumenti verdi!

L’Italia, lo si sente dire spesso, è la patria dell’arte, della pittura, della scultura, del bel canto. L’Italia e le sue bellissime città, l’Italia e i suoi capolavori, l’Italia e il genio di Leonardo, di Arcimboldo, del Caravaggio, di Michelangelo e di Dante, l’Italia e i suoi palazzi. Tutto vero. Eppure c’è un altro grado di bellezza che non si nota mai abbastanza e che è, in buona misura, assolutamente gratuito: il patrimonio arboreo e naturalistico. Attualmente il dieci per cento del territorio italiano è ricoperto da un’area verde, da una riserva naturale, sia essa statale, regionale, provinciale o comunale, collinare o alpina, fluviale o lagunare; possono essere orti botanici, aree del WWF, oasi LIPU o altro ancora. Fulco Pratesi, un’altra di quelle voci del nostro tempo che voi studenti dovreste conoscere poiché si tratta di un uomo esemplare, fondatore del WWF (ricordate il Panda?) e naturalista di fama internazionale, ha recentemente scritto un libro che dovrebbe essere adottato in tutte le scuole, Storia della natura d’Italia. Nella prefazione Pratesi scrive: «Questa ricerca ha lo scopo di illustrare in che modo, partendo da un territorio interamente naturale alla fine del periodo Mesolitico e alle soglie della Rivoluzione Neolitica, si sia giunti, in diecimila anni, alla situazione attuale. La situazione cioè di un territorio il quale, salvo rarissime eccezioni, è stato totalmente modificato, trasformato, degradato dall’opera di circa trecento generazioni». Si sa che gli ambientalisti vivono costantemente sul piede di guerra, vista la distesa di cemento che ha ricoperto, in pochi decenni, i nostri territori, ampliando le periferie delle città fino a quella condizione di periferia priva di soluzione di continuità che sembra vivere intorno ai grandi centri urbani, ma che ha intaccato le aree commerciali e industriali di diverse parti del paese. Sempre Pratesi: «Il nostro territorio, così allungato da nord a sud, con la testa in ambiente artico sulla vetta delle Alpi e i piedi in Africa con le isole siciliane più meridionali, presenta una ricchezza in specie di piante e animali da far invidia a tutti gli altri Stati europei. Circa 5.500 specie vegetali (più della metà di quelle dell’intera Europa, compresa la Russia al di qua degli Urali), un numero di specie ornitiche ed erpetologiche che non trova riscontro in altri paesi europei, rendono la nostra biodiversità di tutto rispetto. Basti pensare alla presenza di specie polari, come la pernice bianca alpina o la linnea boreale, o tropicali come il papiro (in Sicilia esiste l’unica stazione di questa pianta in tutto il Mediterraneo) e il pollo sultano, per capirne il valore e la ricchezza».

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Tiziano Fratus*

*Tiziano Fratus (1975, Bergamo) ha pubblicato molti libri in versi in Italia quali Il molosso, Il respiro della terra, Nuova Poesia Creaturale, Il mulo è scettico per natura, Poesie luterane, e, all’estero, A Room in Jerusalem, Creaturing. Selected Poems, Double Skin, Poémes chuchotes sur la berge du Po, Ninguem sabe de nos. Dal 2010 è impegnato nella scrittura della serie Homo Radix di cui fanno parte Homo Radix. Appunti per un cercatore di alberi, Gli alberi pensano al mare, Le bocche di legno, Taccuino del cercatore di alberi. Giardini Botanici Hanbury e il presente volume. Ha prodotto un vasto archivio fotografico che è oggetto di mostre in gallerie, musei, centri culturali, orti botanici e parchi. Nel 2011, anno internazionale delle foreste, il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino gli ha commissionato la mostra Grandi alberi fuori dal bosco. Un’alberografia di Tiziano Fratus in terra di Piemonte coordinata con Rosa Camoletto, mentre una riduzione teatrale da Homo Radix ha debuttato a Festambiente, il festival di Legambiente. Nel 2012 è stato protagonista di un documentario realizzato da Manuele Cecconello al Parco Burcina di Pollone, ai piedi delle sequoie più antiche d’Italia, ha ricevuto il premio speciale Natura consegnato dall’Accademia del Ceppo di Pistoia. Vive ai piedi delle Alpi Cozie.

 

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