Home » Bollettino Europa »Rubriche » Theresa May e i brutti segnali per il futuro ambientale UK: nucleare, fracking e poca attenzione al “climate change”:

Theresa May e i brutti segnali per il futuro ambientale UK: nucleare, fracking e poca attenzione al “climate change”

luglio 18, 2016 Bollettino Europa, Rubriche

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sarà un processo lungo, macchinoso e ancora avvolto nel mistero. Ma senza dubbio non sarà privo di conseguenze politiche e cambiamenti, anche per quanto riguarda la legislazione ambientale, come avevamo già scritto.

Per valutare lo stato dell’arte sui temi ambientali e i possibili scenari che si presenteranno sul tavolo della nuova prima ministra Theresa May, bisogna anche ricordare che, al momento dell’adesione all’UE era uno dei Paesi più inquinati, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Dirty man of Europe”.

Dal 1973 molti passi avanti sono stati compiuti, in buona parte proprio grazie all’appartenenza all’Unione Europea, per questo alcune associazioni ambientaliste temono ora l’inversione di rotta.

Il Regno Unito potrebbe mantenere la sua posizione nel mercato interno, restando un membro dell’Area Economica Europea (EEA), con status simile a quello di Norvegia o Islanda. E restare nella EEA manterrebbe in vigore molte delle leggi ambientali. Tuttavia, è possibile che le norme europee giudicate più restrittive lascino spazio a un quadro molto meno garantista. Non è, infatti, assolutamente chiaro quali leggi verranno mantenute. Come emerge dalle parole di Craig Bennett, a capo di Friends of the Earth UK: “Ora inizia la lotta per assicurarsi che il Regno Unito non affoghi le tutele ambientali che abbiamo ereditato dall’Unione Europea. La nostra priorità sarà quella di garantire che ogni parlamentare capisca forte e chiaro che il risultato del referendum non è un mandato per indebolire la nostra tutela dell’ambiente”.

I rischi più forti li corre la politica climatica del Regno Unito. Per due ragioni. La prima: Londra aveva concordato i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, delle rinnovabili e del risparmio energetico con Bruxelles, ma all’interno di obiettivi comuni dell’Unione Europea che sono stati una delle leve che hanno permesso l’Accordo di Parigi alla Cop21 del dicembre 2015. C’è ora da capire se il Paese ratificherà il trattato come parte della UE, e quindi sulla base di quanto negoziato insieme o meno. La seconda: Theresa May nel redistribuire cariche e poltrone ha eliminato il dipartimento ministeriale che si occupava di climate change. Cedendo le competenze in materia a quello che si occupa di Business, Energy & Industrial Strategy. Un indizio che lascia intuire come il problema non sia considerato al top dell’agenda politica del nuovo premier, pink ma forse non green.

Sul fronte energetico c’è anche la certezza quasi monolitica del sostegno politico per il nuovo reattore nucleare a Hinkley Point. L’appena nominato Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond ha, infatti, espresso tutta la sua determinazione nel vedere attuata la costruzione della centrale. Inoltre è noto come la nuova premier Theresa May si sia sempre schierata contro la regolamentazione ambientale del fracking.

Sul taglio delle emissioni di CO2 l’uscita del Regno Unito dall’UE comporterebbe un fortissimo impatto economico sui 27. Se gli inglesi decidessero di fare per sé, infatti, i rimanenti Paesi dovrebbero spendere miliardi di euro in più per ridurre le emissioni di carbonio. Questo perché la legislazione nazionale che stabilisce tagli delle emissioni di CO2 entro il 2030 è più rigida di quella fissata a livello UE. Gli Stati più colpiti sarebbero Portogallo, Slovenia, Malta, Grecia, Cipro, Spagna e Italia, che dovrebbero assumere maggiori impegni climatici. La Commissione Europea ha rifiutato di commentare questa analisi compiuta da Climate Action Network Europe, anche se, secondo alcuni, questo scenario di investimenti “verdi” inizialmente più impegnativi del previsto per gli Stati membri – guardato da una differente prospettiva – potrebbe addirittura rivelarsi migliorativo e challenging, nel senso positivo del termine.

Sul fronte naturalistico, se è vero che in Europa la scomparsa di milioni di uccelli dipende in gran parte dalle politiche agricole comunitarie (che hanno favorito per lungo tempo l’agricoltura intensiva), è però altrettanto vero che la nuova Politica Agricola Comune ha virato verso maggiori criteri di sostenibilità, prevedendo un maggiore sostegno anche per i contadini e gli allevatori britannici, che ora non sanno cosa li aspetta anche in termini di accesso ai sussidi. Una ferita aperta, sulla quale molti leader pro-brexit hanno cercato di mettere un cerotto assicurando il “completo sostegno economico nazionale”. La National Farmers Union (NFU), uno dei pilastri del Partito Conservatore del neo-premier, per altro, si è schierata per la Brexit anche perché – al contrario di molte associazioni agricole continentali – vuole l’abolizione del divieto di utilizzare i pesticidi che danneggiano le api e altri impollinatori essenziali. Nonché il cancerogeno (ma per la NFU non lo sarebbe) glifosato. Storicamente, oltre ai rappresentanti dei lavoratori agricoli, anche i Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente britannici si sono sempre opposti ai divieti UE, ma poi si sono dovuti adeguare alle decisioni degli altri Paesi europei. Nulla vieta, in futuro, di cambiare la legislazione e tornare all’amato fai-da-te.

Ci sono infatti anche i pescatori inglesi a sperare di liberarsi delle odiose “quote europee”, le stesse che, seppure nella loro imperfezione, hanno però permesso il recupero degli stock che erano stati decimati fino quasi all’estinzione commerciale. Anche qui gli esperti dicono che senza protezioni forti come quelle UE la nuova abbondanza di pesce non durerà per molto tempo a causa della guerra ittica che probabilmente si scatenerà con alcuni stati vicini che non fanno parte dell’UE (la Norvegia?).

Per quanto riguarda infine la qualità dell’aria, molte aree della Gran Bretagna rimangono al di sopra dei limiti imposti da Bruxelles, ma il governo conservatore di David Cameron aveva già – prima della Brexit – cercato di non applicare le norme UE. Inoltre, l‘Ukip di Nigel Farage, il politico che più si è battuto per la brexit, non crede che il cambiamento climatico sia un problema e vuole abolire i limiti di inquinamento per le centrali elettriche.

Tanti se e altrettanti ma dovuti al limbo in cui è caduto il governo di Londra. Quello però che si è già potuto vedere “in diretta” è il crollo post-brexit dei mercati finanziari. Un effetto che, senza dubbio, danneggerà gli enormi investimenti necessari a sostenere un rapido sviluppo della green economy britannica - diminuendo la competitività, su scala globale, del Regno Unito.

Beatrice Credi

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Mercato del gas: soluzioni più sostenibili ed efficienti per la transizione energetica. La visione di E.ON

settembre 1, 2020

Mercato del gas: soluzioni più sostenibili ed efficienti per la transizione energetica. La visione di E.ON

Il gas naturale è da tempo una delle principali fonti energetiche del mondo e potrebbe ulteriormente acquisire un ruolo chiave nella “transizione energetica”, come recentemente evidenziato dal Global Gas Report 2020 di International Gas Union (IGU), BloombergNEF (BNEF) e Snam e, sul fronte italiano, dalle proiezioni dello Studio Confindustria – Nomisma Energia “Sistema gas naturale [...]

Circularity, il motore di ricerca per far incontrare domanda e offerta di rifiuti

giugno 26, 2020

Circularity, il motore di ricerca per far incontrare domanda e offerta di rifiuti

Circularity, start up innovativa fondata nel 2018 con l’obiettivo di rivoluzionare il mondo dei rifiuti in Italia, ha lanciato il primo motore di ricerca per raccogliere informazioni e concludere transazioni che consentano alle imprese industriali di attivare processi di economia circolare e gestire i rifiuti come una risorsa e non soltanto come un costo e [...]

Condizionamento dell’aria e “povertà energetica”. Dati preoccupanti dallo studio di Ca’ Foscari

giugno 4, 2020

Condizionamento dell’aria e “povertà energetica”. Dati preoccupanti dallo studio di Ca’ Foscari

L’uso del condizionatore gonfia notevolmente le bollette elettriche delle famiglie, con importanti conseguenze sulla loro “povertà energetica”. Lo rivela uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), appena pubblicato sulla rivista scientifica Economic Modeling. Studi precedenti realizzati negli Stati Uniti stimano un incremento [...]

CONAI e Università della Basilicata: un’opportunità per 80 giovani laureati

giugno 4, 2020

CONAI e Università della Basilicata: un’opportunità per 80 giovani laureati

E’ in fase di partenza l’edizione 2020 del progetto Green Jobs, nato per promuovere la crescita di competenze e sensibilità nel settore dell’economia circolare attraverso attività formative sul territorio: CONAI e l’Università degli Studi della Basilicata daranno, anche quest’anno, la possibilità a ottanta laureati della Regione di partecipare gratuitamente a un iter didattico per facilitare [...]

Non dimentichiamo l’usato: vale 24 miliardi di euro l’anno

maggio 27, 2020

Non dimentichiamo l’usato: vale 24 miliardi di euro l’anno

Quanto la second hand economy sia ormai rilevante nell’economia nazionale italiana lo conferma la sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa per Subito, piattaforma leader in Italia per la compravendita di oggetti usati, con oltre 13 milioni di utenti unici mensili, che ha evidenziato come il valore generato da questa forma di “economia [...]

Möves: a Milano al lavoro in eBike

maggio 20, 2020

Möves: a Milano al lavoro in eBike

Anche a Milano finisce il lockdown e nasce Möves (dal gergo dialettale milanese: “muoviamoci“), un progetto dedicato alle aziende del capoluogo lombardo che vogliono agevolare la mobilità in sicurezza dei propri dipendenti. In base ai dati emersi da un censimento, il numero di residenti milanesi che si sposta quotidianamente per recarsi al luogo di lavoro [...]

Superbonus 110%, Gabetti: “previsti 7 miliardi di investimenti per l’efficienza energetica”

maggio 15, 2020

Superbonus 110%, Gabetti: “previsti 7 miliardi di investimenti per l’efficienza energetica”

Tra i provvedimenti varati dal Governo il nuovo “Decreto Rilancio” prevede l’innalzamento delle detrazioni dell’Ecobonus e del Sismabonus al 110% a partire dal 1° luglio 2020, aprendo importanti opportunità di rilancio per il settore immobiliare nel dopo emergenza Covid. “Grazie al ‘Decreto Rilancio’ e al Superbonus al 110% sarà possibile intervenire sulle nostre città con [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende